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Azione Di Riduzione

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Provvedimenti

Azione di riduzione: onere della prova del legittimario
Un erede ha promosso un'azione di riduzione sostenendo che una compravendita stipulata dalla defunta fosse in realtà una donazione dissimulata a favore di un altro erede. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, confermando la decisione di primo grado. Il motivo centrale del rigetto risiede nell'inadempimento dell'onere della prova da parte dell'attore. La Corte ha stabilito che chi agisce in riduzione non può limitarsi a una generica allegazione, ma deve fornire una precisa rappresentazione patrimoniale, indicando il valore della massa ereditaria, della sua quota e la misura esatta della lesione subita.
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Responsabilità professionale avvocato: il caso del B.I.
Una sentenza della Corte d'Appello analizza un caso di presunta responsabilità professionale di un avvocato in una complessa causa di successione. L'erede aveva contestato il compenso del legale, accusandolo di non averla informata sulla necessità di accettare l'eredità con beneficio di inventario, causandole un presunto danno. La Corte ha respinto l'appello, confermando il diritto al compenso del professionista. La decisione si fonda sulla prova testimoniale, che ha dimostrato la corretta informazione fornita dal legale, e sull'assenza di un danno certo e attuale, requisito fondamentale per il risarcimento.
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Donazione indiretta e polizza vita: lesione legittima
Un figlio cita in giudizio la sorella sostenendo che i premi di una polizza vita, pagati dalla madre defunta a beneficio della sorella, costituissero una donazione indiretta lesiva della sua quota di legittima. Il Tribunale di Sondrio accoglie la domanda, affermando che i premi versati devono essere inclusi nel calcolo del patrimonio ereditario (riunione fittizia). Di conseguenza, ha ordinato alla sorella di reintegrare la quota del fratello con un pagamento corrispondente alla lesione subita.
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Simulazione vendita immobiliare: nullità e donazione
Due sorelle hanno impugnato con successo una vendita immobiliare conclusa decenni prima dal loro padre a favore del cognato. Il Tribunale di Roma ha accertato la simulazione vendita immobiliare, dichiarando nullo sia l'atto di compravendita sia la donazione dissimulata per vizio di forma. Di conseguenza, l'immobile è stato considerato come mai uscito dal patrimonio del defunto, rientrando nell'asse ereditario. La sproporzione del prezzo e le dichiarazioni nel testamento del padre sono state prove decisive.
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