La Corte di Cassazione ha confermato che l'inquadramento previdenziale dei lavoratori deve rispecchiare l'effettiva attività svolta. Nel caso di specie, un'azienda alberghiera aveva assunto dodici operai per costruire nuove villette e una piscina. L'INPS ha contestato l'inquadramento di questi lavoratori nel settore terziario, pretendendo l'applicazione del settore edilizia-industria. La Suprema Corte ha stabilito che la costruzione di nuovi immobili non è una semplice attività di manutenzione o un'attività ausiliaria, ma possiede una propria autonomia funzionale e organizzativa. Di conseguenza, l'azienda deve pagare le differenze contributive richieste dall'ente previdenziale, poiché l'attività edile svolta in via esclusiva dai dipendenti imponeva l'inquadramento nel settore industria.
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