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Attività di direzione e coordinamento

Definizione

È il potere esercitato da una società capogruppo (holding) di influenzare le decisioni gestionali delle società controllate, creando un unico gruppo imprenditoriale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Fallimento Holding di Fatto: Condannata Anche Senza Nome
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del fallimento di una holding di fatto e dei suoi soci. La vicenda nasce dall'azione del curatore di una società controllata, che ha chiesto il fallimento della holding 'occulta' per i gravi danni patrimoniali subiti a causa di una gestione abusiva. La Corte ha stabilito un principio chiave: il fallimento della holding di fatto è possibile anche se questa non ha mai agito spendendo il proprio nome. L'enorme debito derivante dal risarcimento del danno (ex art. 2497 c.c.) è sufficiente a dimostrare lo stato di insolvenza e a giustificare la dichiarazione di fallimento, esteso anche ai soci illimitatamente responsabili.
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Fallimento società di fatto occulta: la holding fantasma paga
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di una società di fatto occulta, composta da due soci, che agiva come una holding. Questa società aveva esercitato un'attività di direzione e coordinamento abusiva su un'altra azienda, portandola all'insolvenza. I soci della holding occulta avevano contestato la decisione, ma la Corte ha respinto il loro ricorso. È stato stabilito un principio fondamentale: la sede di una società occulta può essere presunta coincidente con quella della società che dirige. Inoltre, il termine per richiedere il risarcimento del danno non parte dai singoli atti illeciti, ma dal momento in cui il danno complessivo diventa pienamente conoscibile. La sentenza ribadisce la piena responsabilità che porta al **fallimento della società di fatto occulta** quando questa danneggia le società controllate.
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Postergazione finanziamenti soci: quando si applica?
Una società creditrice, cessionaria di un finanziamento erogato da una capogruppo alla sua controllata poi fallita, ha contestato la subordinazione del proprio credito. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la postergazione finanziamenti soci si applica a ogni forma di finanziamento proveniente da chi esercita direzione e coordinamento e che, per beneficiare delle deroghe temporanee, è necessaria una prova con data certa, non essendo sufficienti le date valuta degli estratti conto.
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