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Articolo 133 c.p.

Definizione

Norma del codice penale che elenca i parametri per determinare la misura della pena, considerando gravità del reato e capacità a delinquere.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Pene accessorie fallimentari: legittima la parità con la pena
L'imputato ha impugnato la sentenza che stabiliva la durata delle pene accessorie fallimentari in un anno e quattro mesi, contestando una coincidenza esatta con la pena principale. La difesa sosteneva che tale parità rappresentasse un automatismo vietato dalla giurisprudenza costituzionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, sebbene non esista un automatismo obbligatorio, il giudice di merito può liberamente quantificare le sanzioni accessorie nella stessa misura della sanzione principale, a patto che motivi adeguatamente la decisione applicando i criteri generali sulla gravità del fatto e sulla personalità del reo.
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Circostanze attenuanti generiche negate: confermata la condanna
Due soggetti hanno bloccato una persona lungo la strada pubblica, sferrandole un pugno al volto per sottrarle il borsello. A seguito della condanna nei primi gradi di giudizio per rapina aggravata e lesioni personali, gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione. Il primo imputato ha contestato presunte incongruenze nelle dichiarazioni della vittima e ha sostenuto che si trattasse solo di un gesto dimostrativo. Il secondo imputato ha lamentato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, ritenendo non valorizzate la propria confessione e l'incensuratezza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, evidenziando che i riscontri delle telecamere e delle forze dell'ordine confermano l'aggressione. Inoltre, la violenza delle modalità esecutive del reato giustifica ampiamente il diniego delle circostanze attenuanti generiche.
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Determinazione della pena: la Cassazione boccia il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello contestando i criteri seguiti per la determinazione della pena e l'aumento per la continuazione tra i reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di motivazione sulla determinazione della pena è pienamente adempiuto se la sentenza indica gli elementi decisivi previsti dall'articolo 133 del codice penale. Nel caso specifico, i giudici di merito avevano debitamente evidenziato il disvalore dei fatti commessi e applicato un aumento contenuto per la continuazione. A causa dell'inammissibilità del ricorso, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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