Definizione
L'archiviazione, nel diritto processuale penale italiano, è un atto con la quale si dispone l'archiviazione di un procedimento penale. Si distingue in particolare tra richiesta di archiviazione e decreto d'archiviazione: il primo è richiesto del pubblico ministero, mentre il secondo è emanato dal GIP.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 352 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 49% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 25%
- Rigettato 17%
- Inammissibile 49%
- Altro 9%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 540%
- Penale Sez. 236%
- Penale Sez. 123%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 4319/2013in 29 provvedimenti
- Cass. S.U. 4319/2014in 8 provvedimenti
- Cass. 47919/2016in 10 provvedimenti
- Cass. 32427/2018in 10 provvedimenti
- Cass. 1217/2018in 8 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un detenuto ha chiesto il riconoscimento del beneficio della liberazione anticipata per un semestre di pena. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta a causa di una denuncia per minaccia ed evasione, ignorando l'intervenuta archiviazione disposta dal giudice per le indagini preliminari e le testimonianze favorevoli. I giudici di merito hanno inoltre concesso lo sconto di pena sia per i semestri antecedenti sia per quelli successivi a quello contestato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato e ha annullato il diniego con rinvio: l'autorità giudiziaria di sorveglianza non può negare la liberazione anticipata fondandosi su accuse archiviate senza spiegare puntualmente i fatti trasgressivi e senza giustificare la contraddizione con gli altri periodi regolarmente concessi.
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La persona offesa ha presentato opposizione contro la richiesta del Pubblico Ministero di archiviare le accuse di rifiuto di atti di ufficio e corruzione a carico dell'indagata. Il Giudice per le indagini preliminari ha rigettato l'opposizione e ha disposto l'archiviazione. La denunciante ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'omesso ascolto della propria voce e la mancata motivazione sul rigetto delle ulteriori indagini richieste. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l'archiviazione con procedura semplificata. I giudici hanno chiarito che il provvedimento di archiviazione emesso dopo l'opposizione non si può impugnare davanti alla Cassazione, salvo il rarissimo caso di abnormità dell'atto. La ricorrente ha subito la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Il Giudice per le indagini preliminari rifiutava di decidere sulla richiesta di archiviazione per prescrizione presentata dal Pubblico Ministero. Secondo il magistrato giudicante, la precedente richiesta della data per l'udienza predibattimentale costituiva già un esercizio dell'azione penale, rendendo impossibile fermare l'accusa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'accusa e dichiara nullo il provvedimento del giudice. Chiedere il calendario dell'udienza non fa scattare l'azione penale: solo la notifica del decreto formale di citazione segna l'effettivo inizio del processo. La Procura conserva il potere di chiedere l'archiviazione prima di tale notifica.
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La Procura chiedeva l'archiviazione di un procedimento per infondatezza della notizia di reato. Il Giudice per le indagini preliminari, non condividendo l'impostazione accusatoria, fissava udienza camerale e invitava le parti a discutere sull'applicazione della causa di non punibilità. All'esito dell'udienza, il giudice disponeva l'archiviazione per particolare tenuità del fatto. L'indagato, tramite difensore d'ufficio, impugnava il provvedimento lamentando una violazione del diritto di difesa a causa del suo stato di irreperibilità e contestando il potere del giudice di decidere d'ufficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito la piena legittimità dell'operato del giudice quando garantisce preventivamente il contraddittorio tra le parti, escludendo l'applicazione della sospensione del processo per irreperibilità alla fase delle indagini preliminari. Il ricorrente è stato condannato al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La vicenda riguarda il sequestro preventivo di quote sociali e conti correnti bancari formalmente intestati a una società terza e al suo rappresentante. L'accusa ipotizzava il delitto di trasferimento fraudolento di valori, sostenendo che tali beni appartenessero nella realtà a un altro soggetto indagato per sottrarli alla giustizia. Nonostante la posizione del formale titolare sia stata archiviata per non aver commesso il fatto, il giudice ha respinto la richiesta di dissequestro. La Corte di Cassazione ha confermato la validità del vincolo cautelare. L'archiviazione del prestanome non esclude l'esistenza storica dell'illecito commesso dall'effettivo titolare. I giudici hanno chiarito che il sequestro totalitario delle partecipazioni si estende automaticamente a tutti i beni e conti correnti aziendali per evitare che il reale dominus torni in possesso del patrimonio.
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Un automobilista preleva da una colonnina automatica difettosa il tesserino per l'accesso a un'area riservata alla polizia. Il giorno seguente, l'uomo riconsegna spontaneamente il documento alle autorità ferroviarie denunciando un mero ritrovamento. Il Giudice per le indagini preliminari dispone l'archiviazione per particolare tenuità del fatto, ordinando l'iscrizione dell'ordinanza nel casellario giudiziale. L'indagato ricorre in Cassazione per ottenere il pieno proscioglimento nel merito. La Suprema Corte accoglie il ricorso e annulla l'ordinanza impugnata con rinvio. I giudici chiariscono che l'archiviazione per tenuità presuppone l'accertamento di tutti gli elementi costitutivi dell'illecito. Il magistrato deve verificare l'effettiva sussistenza del dolo specifico nel furto, consistente nella volontà di conseguire un profitto anche non patrimoniale. La mera detenzione fisica del bene non dimostra da sola l'intento delittuoso.
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La persona offesa ha presentato opposizione lamentando la mancata notifica della richiesta di chiusura delle indagini, giunta alla casella di posta elettronica certificata del difensore non ancora formalmente accettante. Il Tribunale ha respinto la contestazione accertando la regolarità della comunicazione digitale. La vittima ha proposto ricorso per cassazione contro il decreto, sostenendo la lesione del diritto di difesa e del contraddittorio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ordinanza che definisce il reclamo contro archiviazione non è impugnabile dinanzi ai giudici di legittimità, salvo il caso limite di atto del tutto abnorme. Il ricorrente soccombente è stato condannato al rimborso delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Un proprietario di un cantiere ha subito furti e danni, denunciando i fatti alla Procura. Le indagini sono state archiviate. Il proprietario ha citato in giudizio lo Stato per Responsabilità civile dei magistrati, chiedendo un risarcimento milionario. Ha sostenuto che i magistrati non hanno svolto indagini e hanno negato giustizia. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso. La Corte ha stabilito che il cittadino non aveva esaurito tutti i rimedi processuali disponibili, come il ricorso in Cassazione contro i decreti di archiviazione. Inoltre, l'archiviazione costituisce un atto giudiziario, non un'omissione che configura il diniego di giustizia.
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Il Pubblico Ministero aveva chiesto l'archiviazione per un reato specifico. Il Giudice di Pace, invece, ha ordinato l'imputazione coatta per un reato diverso, costringendo il Pubblico Ministero a formulare un'accusa non richiesta. La Suprema Corte ha annullato questa decisione. Ha stabilito che l'ordine di imputazione coatta per un reato diverso da quello oggetto della richiesta di archiviazione è un atto "abnorme" (irregolare e illegittimo). Questo tipo di ordine comprime l'autonomia del Pubblico Ministero. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza del Giudice di Pace, ribadendo i limiti del potere giudiziario in fase di archiviazione.
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Un Collezionista ha presentato ricorso contro l'ordinanza di un Giudice per le Indagini Preliminari che non aveva disposto la restituzione di 240 monete antiche sequestrate. Il Collezionista sosteneva che solo i beni di provenienza italiana rientrano nel patrimonio indisponibile dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo la **restituzione beni sequestrati** per le 240 monete per le quali era stata fornita documentazione attendibile, annullando la decisione precedente.
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Un Cittadino ha presentato un reclamo contro la decisione del Tribunale che aveva respinto la sua opposizione all'archiviazione di un procedimento penale a carico di un Magistrato. Il Cittadino ha poi proposto ricorso alla Corte Suprema, lamentando vizi di motivazione e la condanna al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende. La Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità ricorso archiviazione. Ha ribadito che i ricorsi contro le ordinanze di archiviazione sono ammessi solo per specifiche nullità procedurali, non per contestare il merito o vizi generici. La condanna alle spese è stata confermata.
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Un cittadino ha presentato un ricorso per cassazione contro archiviazione, impugnando l'ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari che aveva rigettato il suo reclamo contro la chiusura del caso. La Corte di Cassazione ha dichiarato la richiesta inammissibile. La legge penale non consente di impugnare in sede di legittimità l'ordinanza resa a seguito di reclamo. La Costituzione garantisce il diritto di difesa, ma non consente la proliferazione illimitata dei gradi di giudizio. Inoltre, le norme europee prevedono il doppio grado di giurisdizione soltanto per le sentenze di condanna. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un Funzionario pubblico, arrestato per corruzione e turbativa d'asta, ha visto il suo caso archiviato. Ha poi chiesto la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello ha negato il risarcimento, sostenendo che il Funzionario aveva agito con colpa grave, permettendo a un dipendente di una ditta appaltatrice di accedere ai suoi uffici e alla sua email per gestire pratiche comunali. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che la colpa grave, anche se non intenzionale, può impedire il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione se ha contribuito a creare un'apparenza di illiceità che ha giustificato la misura cautelare. Il ricorso del Funzionario è stato rigettato, con condanna alle spese.
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Un socio di minoranza ha denunciato l'amministratrice e il gestore di fatto di una società per appropriazione indebita e irregolarità gestionali. Il Pubblico Ministero ha chiesto di chiudere il caso, ma il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il rigetto richiesta di archiviazione, ordinando nuovi approfondimenti d'indagine anche alla luce del sopravvenuto fallimento dell'azienda. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'abnormità della decisione del giudice. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero, confermando la piena legittimità dell'ordinanza. Il giudice non ha invaso le prerogative dell'inquirente, ma ha legittimamente esercitato il proprio potere di controllo, sollecitando indagini integrative indispensabili per chiarire i fatti contestati e verificare eventuali ulteriori ipotesi di reato.
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La polizia giudiziaria ha sequestrato le piante di un coltivatore, avviando indagini per presunto reato di stupefacenti. L'indagato ha impugnato il sequestro, sostenendo la regolarità amministrativa della propria attività agricola e il rispetto dei limiti di THC. Nonostante il Tribunale del riesame abbia confermato il vincolo, il Pubblico Ministero ha successivamente chiesto l'archiviazione delle accuse e restituito i beni sequestrati. A quel punto la difesa ha rinunciato al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, ma ha escluso qualunque condanna alle spese o alla Cassa delle ammende, riconoscendo che la coltivazione di canapa e il successivo abbandono dell'impugnazione dipendevano unicamente dalla favorevole chiusura del procedimento penale decisa dalla pubblica accusa.
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Un commerciante ha proposto ricorso contro la decisione di confiscare e distruggere migliaia di capi di abbigliamento ritenuti contraffatti, nonostante il procedimento penale a suo carico fosse stato archiviato. L'uomo sosteneva di aver acquistato regolarmente la merce e che i capi non avrebbero ingannato i consumatori. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la **confisca beni contraffatti** è legittima e obbligatoria anche in caso di archiviazione, se il fatto di reato (la contraffazione) sussiste materialmente. La regolarità fiscale dell'acquisto non esclude la natura contraffatta dei beni.
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La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di **inammissibilità ricorso archiviazione**. Un Lavoratore, parte offesa in un procedimento per falso, si era opposto alla richiesta di archiviazione. Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) aveva rigettato l'opposizione e disposto l'archiviazione. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il provvedimento del GIP fosse "abnorme" (cioè, fuori dalle regole). La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che l'ordinanza di archiviazione non è impugnabile in Cassazione come atto abnorme, ma solo tramite reclamo al tribunale per specifiche nullità previste dall'art. 410-bis c.p.p. Il provvedimento del GIP rientrava nei poteri legittimi.
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Una paziente è deceduta all'interno di una struttura sanitaria a causa dell'ostruzione delle vie aeree provocata da un boccone di cibo. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto l'archiviazione del procedimento per omicidio colposo a carico del personale medico, escludendo il nesso di causalità tra la loro condotta e il decesso. Il familiare della vittima ha proposto ricorso in Cassazione denunciando vizi di motivazione e travisamento delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione archiviazione tramite ricorso diretto in Cassazione è vietata dall'articolo 410-bis del codice di procedura penale, salvo il caso eccezionale di un provvedimento affetto da abnormità. Di conseguenza, la scelta di archiviare l'inchiesta resta definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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L'Indagato ha presentato un ricorso contro un sequestro preventivo per truffa aggravata. Durante il procedimento, i beni sono stati dissequestrati e l'indagine è stata archiviata. Per questa sopravvenuta carenza di interesse, la Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha stabilito che, in questi casi, l'Indagato non deve pagare le spese processuali né la Cassa per le ammende.
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Un Lavoratore ha chiesto la ricusazione del giudice che doveva giudicarlo per reati di lesioni personali, falso e calunnia. Il Lavoratore sosteneva che il giudice fosse incompatibile, avendo in precedenza archiviato un procedimento per calunnia a carico di un Testimone che lo aveva accusato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la ricusazione del giudice. Ha chiarito che l'archiviazione era avvenuta per mancanza di querela e non per una valutazione di merito sulla responsabilità del Lavoratore. Non esisteva, quindi, alcun pregiudizio all'imparzialità del giudice. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione.
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