Definizione
Espressione latina che significa 'spirito di donare'. Indica la volontà e la consapevolezza di arricchire un'altra persona senza ricevere nulla in cambio, elemento essenziale per la validità di una donazione.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 40 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 53% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 35%
- Rigettato 53%
- Inammissibile 10%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 270%
- Civile Sez. 516%
- Civile Sez. 314%
Precedenti più richiamati
- Cass. 4682/2018in 8 provvedimenti
- Cass. 26983/2008in 4 provvedimenti
- Cass. 20062/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 31364/2023in 3 provvedimenti
- Cass. 9379/2020in 5 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un nipote tratteneva oltre centoquaranta titoli postali appartenuti alla defunta zia e alla madre, sostenendo di averli acquistati con soldi propri o di averli ricevuti in regalo, pretendendone l'intero importo. I fratelli hanno avviato la causa per dividere l'eredità secondo i diritti spettanti a ciascuno. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado e ha respinto le tesi del possessore. I buoni fruttiferi postali in successione sono semplici documenti di legittimazione e non titoli di credito. Il possesso materiale non dimostra la proprietà esclusiva del denaro. Chi rivendica la titolarità totale o una donazione deve provarla rigorosamente con documenti d'acquisto o atti formali. L'uomo ha perso la causa e deve consegnare i titoli per la divisione ereditaria, oltre a pagare oltre sedicimila euro di spese legali.
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La Corte d'Appello di Venezia ha riformato una sentenza riguardante un presunto patto fiduciario immobiliare. Il caso vedeva un erede reclamare la proprietà di un immobile intestato alla compagna del defunto padre, sostenendo l'esistenza di un accordo di restituzione. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove documentali utilizzabili, l'acquisto con denaro altrui deve essere qualificato come donazione indiretta, motivata dal profondo legame affettivo e dall'assistenza prestata.
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Un Acquirente ha chiesto la nullità di un contratto di compravendita immobiliare per prezzo irrisorio e presunta mancanza di "causa" o "animus donandi". Il Tribunale ha dichiarato nullo il contratto ma ha ritenuto valido un assegno collegato. La Corte d'Appello ha poi dichiarato inammissibili gli appelli di entrambe le parti per "disorganizzazione" delle contestazioni. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che un appello può essere valido anche con motivi diversi e contraddittori, purché ben specificati. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione nel merito della nullità contratto compravendita.
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L'Erede Testamentario della Signora ha citato in giudizio gli Eredi del Fratello per ottenere la restituzione di somme derivanti dallo svincolo di titoli al portatore. Tali somme erano state trasferite dalla Signora agli Eredi del Fratello sul presupposto che appartenessero a quest'ultimo. L'Erede Testamentario sosteneva che il possesso materiale dei titoli al portatore dimostrasse la proprietà esclusiva del denaro in capo alla Signora. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il possesso dei titoli al portatore crea soltanto una presunzione di titolarità. Tale presunzione può essere superata da prove contrarie, come testimonianze e consulenze contabili, che dimostrino la reale provenienza del denaro dal patrimonio del fratello. Di conseguenza, il trasferimento di denaro è risultato pienamente giustificato.
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Una donna ha chiesto la revoca di donazioni indirette fatte al marito, accusandolo di ingiuria grave. L'uomo aveva una relazione extraconiugale con la cognata, avvenuta nell'azienda di famiglia. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, riconoscendo l'ingiuria grave non solo per l'adulterio, ma per le sue modalità particolarmente lesive della dignità della moglie, estese all'ambito familiare e lavorativo. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, rigettando il ricorso del marito e ribadendo la validità della revoca donazione per ingiuria grave in contesti di particolare gravità.
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Un padre cita in giudizio la figlia chiedendo la restituzione somma di denaro pari a trentamila euro versata in contanti. Il genitore sostiene che il versamento costituisse un prestito o, in via subordinata, una donazione nulla per difetto di forma notarile. La figlia riconosce di aver ricevuto la somma, ma contesta l'obbligo di rimborso. I giudici di merito rigettano la domanda: la quietanza dimostra solo la consegna materiale del denaro, ma non il titolo giuridico che ne impone la restituzione. La Corte di Cassazione conferma la decisione e rigetta il ricorso del padre. Chi agisce per ottenere la restituzione ha l'onere di provare il titolo del versamento. Senza la prova del mutuo o della donazione nulla, il passaggio di denaro non è sufficiente a fondare l'obbligo di restituzione.
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Un uomo acquista un immobile destinandolo alla famiglia e intestandolo esclusivamente alla moglie. A seguito della separazione coniugale, l'ex marito chiede la restituzione della somma di 160.000 euro versata per l'acquisto, sostenendo il venir meno del legame affettivo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma che l'intestazione dell'immobile in favore della moglie costituisce una donazione indiretta tra coniugi, giustificata dai doveri di collaborazione e solidarietà familiare. L'acquisto compiuto spontaneamente per destinare il bene all'uso familiare riflette lo spirito di liberalità. Pertanto, la cessazione del matrimonio non dà diritto a pretendere la restituzione del denaro impiegato per l'acquisto della casa.
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La vicenda nasce dal conflitto ereditario tra due fratellastri. Il Padre, escluso dal testamento della moglie che aveva nominato la Figlia erede universale, aveva rinunciato all'azione di riduzione. Alla morte del Padre, il Figlio Naturale ha impugnato questa scelta, sostenendo che la rinuncia del genitore costituisse una donazione indiretta a favore della Figlia, riducendo così il patrimonio ereditario spettante al Figlio Naturale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Figlio Naturale, stabilendo che la rinuncia consapevole all'azione di riduzione, mossa da spirito di liberalità, configura una donazione indiretta se arricchisce direttamente il beneficiario. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Una madre ottiene un decreto ingiuntivo contro la figlia per la restituzione di quattro milioni di euro. Questa somma derivava dal disinvestimento di una polizza della madre, poi accreditata su un conto corrente cointestato a firma disgiunta. La figlia si oppone, sostenendo che il trasferimento costituisse una donazione indiretta. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della figlia, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte stabilisce che la semplice cointestazione di un conto corrente e il versamento di denaro proprio non bastano a dimostrare una donazione indiretta. È infatti indispensabile provare l'esistenza dell'animus donandi, ossia l'esclusivo intento di liberalità del proprietario del denaro. La figlia perde la causa e deve restituire la somma, oltre a pagare le spese legali.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e bancarotta semplice. L'imputato aveva ceduto alla madre una vettura di lusso senza riscuotere il prezzo di 50.000 euro, operazione qualificata come distrazione di beni societari. Inoltre, aveva aggravato il dissesto della società omettendo di chiederne tempestivamente il fallimento. La Suprema Corte ha confermato che la vendita simulata dell'auto costituiva una sottrazione di risorse ai creditori e che il presunto finanziamento di 115.000 euro era stato correttamente registrato in contabilità come debito, non come versamento in conto capitale. Di conseguenza, l'amministratore perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Una donna ha cointestato un conto corrente con un amico intimo, trasferendovi ingenti somme di denaro per consentirgli di ristrutturare un casale di sua proprietà. Successivamente, la donna ha richiesto la restituzione del denaro, sostenendo che i trasferimenti fossero donazioni nulle per mancanza di atto pubblico notarile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della donna, confermando che la cointestazione di un conto corrente con denaro proprio, effettuata con l'intenzione di arricchire l'altro per uno scopo specifico, costituisce una donazione indiretta. Questo tipo di operazione non richiede la forma solenne dell'atto pubblico, ma è valida se rispetta le forme del contratto bancario utilizzato. Di conseguenza, l'ex amico non deve restituire nulla e la donna è stata condannata a pagare le spese legali.
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Una coppia di conviventi acquista una casa in comproprietà al cinquanta per cento. L'ex convivente uomo paga l'intero prezzo e ristruttura l'immobile a proprie spese. Dopo la separazione, l'uomo occupa la casa in via esclusiva e la donna chiede la divisione e un'indennità di occupazione. L'uomo richiede indietro le somme spese per l'acquisto e i lavori. La Cassazione conferma che l'acquisto della casa è una donazione indiretta, ma accoglie il ricorso della donna sul calcolo dell'indennizzo per le ristrutturazioni. La Corte stabilisce che l'indennizzo per arricchimento senza causa deve essere calcolato confrontando la perdita subita da chi ha pagato con il reale arricchimento ottenuto dall'altro, senza superare quest'ultimo limite. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello.
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L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente che non aveva presentato la dichiarazione dei redditi. L'ufficio ha riscontrato versamenti bancari non giustificati per oltre quarantatremila euro. Il contribuente sosteneva che si trattasse di donazioni del fratello residente all'estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando la legittimità dell'operato del fisco. La decisione ribadisce che, in caso di accertamento su conti correnti, spetta al cittadino fornire una prova analitica e documentale per superare la presunzione di imponibilità delle somme ricevute. In assenza di prove scritte sull'intenzione di donare, i versamenti vengono considerati redditi imponibili.
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Una complessa disputa familiare sorge dopo la morte della Madre per la divisione dell'eredità. La Figlia chiede lo scioglimento della comunione e la collazione dei beni donati in vita, tra cui una farmacia ceduta al fratello. La Corte d'Appello esclude la farmacia ritenendo mancasse la prova dell'intenzione di donare. La Cassazione accoglie il ricorso della Figlia: i giudici di secondo grado hanno ignorato una confessione scritta del fratello che ammetteva di non aver pagato nulla. La Suprema Corte stabilisce che si può configurare una donazione indiretta anche se vi sono stati pagamenti parziali, e che la confessione stragiudiziale andava valutata. La sentenza viene cassata con rinvio alla Corte d'Appello di Venezia per un nuovo esame.
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Un ex marito chiedeva di escludere dalla comunione legale due immobili, sostenendo che l'acquisto costituisse una donazione indiretta da parte del padre, poiché pagati con assegni tratti sul conto corrente di quest'ultimo. La Corte d'Appello gli dava ragione, ritenendo che spettasse all'ex moglie dimostrare l'assenza della volontà del suocero di donare. La Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'ex moglie. I giudici hanno chiarito che spetta a chi dichiara l'esistenza di una donazione indiretta dimostrare lo spirito di liberalità del donante. Il semplice utilizzo di assegni da parte del figlio, delegato sul conto del padre, non prova automaticamente l'intenzione del genitore di regalare il denaro per l'acquisto degli immobili.
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Un gruppo di creditori ha avviato un'azione revocatoria contro una debitrice e le sue figlie. La debitrice aveva trasferito immobili alle figlie durante la separazione consensuale. I creditori sostenevano che il trasferimento fosse gratuito e avesse ridotto la garanzia patrimoniale per i loro crediti, derivanti da spese processuali. La Corte di Cassazione ha confermato che il trasferimento era un atto a titolo gratuito, non un adempimento di debiti pregressi. Ha quindi ritenuto legittima l'azione revocatoria, poiché l'atto aveva diminuito la garanzia per i creditori. La Corte ha rigettato i ricorsi della debitrice e delle figlie.
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Una nipote, cointestataria del conto bancario della zia defunta, si è vista negare il diritto alla metà della somma. Gli altri eredi, forti di un testamento che destinava l'intero importo a tutti i nipoti, hanno avviato una causa. I giudici hanno stabilito che la semplice cointestazione conto corrente non basta a provare una donazione, soprattutto se la volontà del defunto, espressa nel testamento, è contraria. La nipote è stata quindi condannata a restituire le somme. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha emesso una decisione finale sul merito, ma ha sospeso il giudizio per un vizio procedurale: non tutte le parti erano state correttamente notificate. La causa dovrà quindi essere riavviata per includere tutti gli eredi.
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Il Tribunale ha sancito la nullità donazione immobile relativa alla quota del 50% di un appartamento, poiché l'atto era privo di animus donandi. Il trasferimento era finalizzato esclusivamente a ottenere agevolazioni fiscali per l'acquisto di un secondo bene, integrando una frode alla legge ai sensi dell'art. 1344 c.c.
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Un erede ha contestato il trasferimento di ingenti somme, effettuato dal defunto su un conto corrente appositamente aperto e cointestato con una terza persona. L'erede sosteneva che si trattasse di una donazione nulla per mancanza della forma dell'atto pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'operazione costituisce una valida **donazione indiretta**. I giudici hanno chiarito che l'arricchimento del beneficiario non avviene con un semplice ordine di bonifico, ma attraverso l'utilizzo dello strumento contrattuale del conto cointestato. Questo meccanismo non richiede le forme solenni previste per la donazione diretta, risultando quindi pienamente valido ed efficace.
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La Cassazione interviene sul tema della donazione indiretta tramite cointestazione di conti correnti. Una proprietaria di un ingente patrimonio aveva affidato la gestione a un uomo di fiducia, il quale aveva trasferito grosse somme su conti personali. I giudici di merito avevano qualificato l'operazione come donazione indiretta, basandosi su un testamento poi revocato. La Suprema Corte ha annullato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la semplice cointestazione e la consapevolezza dei trasferimenti non sono sufficienti a provare l'intenzione di donare (animus donandi). Tale volontà deve essere dimostrata in modo rigoroso e inequivocabile, specialmente quando il beneficiario è un gestore fiduciario. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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