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Amministrazione disgiunta

Definizione

Modalità gestionale nelle società di persone in cui ciascun amministratore può compiere operazioni aziendali senza il preventivo consenso degli altri.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Bancarotta fraudolenta per distrazione e recesso illecito
Un socio di una società in nome collettivo ha deciso di recedere e ha prelevato arbitrariamente dalle casse sociali 130.000 euro a titolo di liquidazione della propria quota, senza adottare criteri contabili oggettivi. Il socio superstite, pur essendo a conoscenza dell'operazione e dotato di poteri gestori, non ha opposto alcuna resistenza. A seguito del successivo fallimento della società, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna di entrambi per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione. I giudici hanno chiarito che il prelievo ingiustificato del socio uscente costituisce una condotta distrattiva illecita. Inoltre, l'amministratore che non impedisce l'atto dannoso risponde del reato a titolo di concorso, dato il suo inderogabile dovere di vigilanza sul patrimonio sociale.
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Dichiarazione fraudolenta: firma altrui e condanna annullata
Due co-amministratori di una società venivano condannati per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti. L'accusa si basava su ventiquattro fatture fittizie emesse da un fornitore compiacente. Tuttavia, la dichiarazione fiscale era stata firmata e presentata esclusivamente da un terzo amministratore. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna dei due co-amministratori non firmatari. I giudici hanno stabilito che la semplice carica societaria, anche in presenza di amministrazione disgiunta, non basta a fondare la responsabilità penale. Occorre dimostrare la concreta consapevolezza della frode o la presenza di segnali di allarme ignorati. Il processo dovrà quindi essere rifatto per verificare l'effettivo dolo dei ricorrenti.
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Recesso socio: efficacia della comunicazione
Una socia di una società di persone comunicava il recesso per giusta causa. Il Tribunale, pur negando la giusta causa, riconosceva il recesso con preavviso, facendolo decorrere da una seconda comunicazione. La Corte di Appello ha riformato la decisione, stabilendo che la data di efficacia del recesso socio decorre dalla prima comunicazione, la quale, anche se infondata nella motivazione, si converte automaticamente in un recesso con preavviso. La sentenza chiarisce un punto fondamentale sulla certezza dei rapporti societari.
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