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Adempimento di un dovere

Definizione

Causa di giustificazione che esclude la punibilità per chi compie un'azione in virtù di un obbligo di legge o di un ordine legittimo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Diffamazione e testimonianza in giudizio: la verità protegge
Un magistrato richiede il risarcimento del danno a un collega per presunta diffamazione. Il convenuto aveva rilasciato dichiarazioni sfavorevoli al pubblico ministero durante un'indagine penale. Tali dichiarazioni riguardavano presunte anomalie nell'assegnazione dei fascicoli giudiziari. I giudici di merito respingono la domanda risarcitoria. La Corte di Cassazione conferma la decisione ed esclude ogni illecito civile. Il tema cardine riguarda il rapporto tra diffamazione e testimonianza in giudizio. La Suprema Corte stabilisce che chi risponde all'autorità giudiziaria dicendo la verità adempie a un dovere di legge. La veridicità oggettiva dei fatti esclude la lesione della reputazione anche in caso di frasi lesive dell'onore.
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Agente provocatore e responsabilità penale: no all’impunità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto condannato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e associazione per delinquere. L'imputato sosteneva di aver agito come informatore delle forze dell'ordine e chiedeva la non punibilità. Il tema centrale riguarda il rapporto tra agente provocatore e responsabilità penale. L'imputato aveva acquistato un gommone per conto di una banda criminale e aveva trasportato i migranti appena sbarcati. I giudici hanno chiarito che l'esimente dell'adempimento di un dovere non opera se l'individuo non riceve un ordine specifico e supera i limiti della mera osservazione. Chi fornisce un contributo materiale determinante alla commissione dei reati risponde penalmente delle proprie azioni, anche se confidava nell'impunità concordata informalmente.
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Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e soccorso in mare
Due navigatori a bordo di un catamarano soccorrono otto naufraghi alla deriva in mare aperto. Invece di approdare in Grecia, i naviganti proseguono la rotta verso la Calabria, dove avevano già annunciato il proprio arrivo. Le autorità marittime contestano loro il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ipotizzando un tentativo di sbarco notturno con un battello di servizio. La Corte di Cassazione accoglie i ricorsi degli imputati e annulla la precedente condanna. I giudici supremi stabiliscono che il salvataggio in mare costituisce un dovere inderogabile e include il trasporto fino a un porto sicuro. La scelta di una rotta diversa non dimostra automaticamente la volontà di commettere un reato.
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