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Accordo corruttivo

Definizione

Patto illecito tra un soggetto pubblico e un privato, in base al quale il primo accetta denaro o altre utilità per compiere un atto contrario ai propri doveri d'ufficio o per asservire la propria funzione agli interessi del privato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Frode in Esami Pubblici: Condanne Confermate, Corruzione Archiviata
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di frode in esami pubblici e presunta corruzione. Un gruppo di candidati e organizzatori era coinvolto in un sistema per superare l'esame di avvocato con elaborati pre-scritti. Un avvocato era anche accusato di corruzione per un accordo con un pubblico ufficiale. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'assoluzione dell'avvocato per corruzione, ritenendo l'accordo non perfezionato. Ha rigettato i ricorsi dei candidati e organizzatori, confermando le condanne per frode in esami pubblici. La Corte ha ribadito che la 'particolare tenuità del fatto' non si applica se la condotta è grave, come nel caso di un'organizzazione illecita che mina la credibilità di un concorso pubblico.
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Corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio: ok arresti
Un ex dirigente pubblico, nominato presidente di una commissione esaminatrice, ha pilotato un concorso comunale fornendo in anticipo i quesiti d'esame a una candidata indicata dal sindaco. In cambio del favore, l'amministratore e i suoi intermediari gli avevano promesso incarichi pubblici e un'opportunità lavorativa per la figlia. La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari nei confronti dell'indagato. I giudici hanno chiarito che il reato di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio si perfeziona con il semplice accordo illecito. Inoltre, la Suprema Corte ha riconosciuto un concreto pericolo di recidiva. Nonostante il pensionamento, l'indagato ricopriva ancora ruoli decisionali in diversi organi di valutazione degli enti locali, mantenendo inalterata la propria capacità di influenzare le selezioni pubbliche.
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Custodia cautelare in carcere per l’agente: dai favori alla cella
Un agente di polizia penitenziaria è stato sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere con l'accusa di corruzione, induzione indebita e introduzione illecita di telefoni cellulari per i detenuti. L'indagato riceveva somme di denaro, mascherate da prestiti personali, in cambio di favori e dell'ingresso di pacchi e dispositivi in prigione. Inoltre, abusando della sua divisa, aveva costretto un cittadino a pagare subito i danni di un incidente stradale sotto minaccia di denuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'agente, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno chiarito che la sospensione temporanea dal servizio non elimina il pericolo di reiterazione del reato e che l'attività dell'agente sotto copertura non ha costituito una provocazione illecita, essendosi limitata a svelare un'attività criminosa già in corso.
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Reato di corruzione unico: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3358/2026, si è pronunciata su un complesso caso di corruzione, stabilendo che plurime dazioni di denaro e utilità a pubblici ufficiali, se riconducibili a un unico patto illecito, configurano un reato di corruzione unico e permanente. La Corte ha rigettato i ricorsi di un assessore e di un funzionario comunale, condannati per aver favorito un imprenditore nell'aggiudicazione di un appalto per servizi sociali. La decisione sottolinea che l'accordo corruttivo iniziale funge da collante per tutte le condotte successive, posticipando la decorrenza della prescrizione all'ultimo pagamento ricevuto.
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