Definizione
L'atto con cui l'Amministrazione finanziaria verifica e determina l'ammontare delle imposte dovute da un contribuente.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 186 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 48% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 37%
- Rigettato 48%
- Inammissibile 6%
- Estinto 5%
- Altro 4%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 582%
- Civile Sez. 616%
- Penale Sez. 72%
Precedenti più richiamati
- Cass. 6509/2022in 7 provvedimenti
- Cass. 8605/2015in 9 provvedimenti
- Cass. 31779/2019in 7 provvedimenti
- Cass. 9760/2015in 4 provvedimenti
- Corte cost. 228/2014in 6 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Agenzia delle Entrate ha notificato due avvisi di recupero tributario a un ex socio per presunti costi indeducibili di una società a responsabilità limitata cancellata dal registro delle imprese. La Commissione tributaria regionale aveva annullato gli atti, ritenendo territorialmente incompetente l'ufficio fiscale del luogo in cui operava la società estinta e individuando la competenza nel domicilio personale del contribuente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione erariale. La Suprema Corte ha chiarito che l'accertamento fiscale al socio resta incardinato presso l'ufficio competente per la sede della società debitrice originaria. Inoltre, l'eventuale riunione dei ricorsi non sana l'omessa contestazione tempestiva del vizio nel primo atto. La causa torna ai giudici di merito.
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L'Amministrazione Fiscale ha emesso un avviso di accertamento contro un'Azienda per indebita detrazione IVA e IRAP, senza rispettare il termine dilatorio di sessanta giorni previsto dalla legge dopo la verifica fiscale. L'Azienda ha contestato l'atto, sostenendo la violazione del "termine dilatorio accertamento fiscale". La Corte di Cassazione ha chiarito che le ragioni di urgenza per derogare a tale termine devono essere esterne all'Amministrazione stessa. Ha stabilito che i ritardi della Guardia di Finanza sono imputabili all'Amministrazione Fiscale. Pertanto, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, annullando la sentenza precedente e rinviando il caso per una nuova decisione.
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Un'Azienda ha contestato un accertamento fiscale per IRES e IRAP, relativo a costi ritenuti indeducibili per acquisti da Paesi a fiscalità privilegiata. L'Amministrazione Finanziaria ha recuperato a tassazione un importo significativo. L'Azienda ha tentato di produrre documenti solo in giudizio, giustificando la mancata esibizione amministrativa con un "disguido interno". La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità documenti tributari prodotti tardivamente. Ha ribadito che per superare la preclusione è necessaria la prova di una causa di forza maggiore, non bastando un generico disguido. L'Azienda ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese legali.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Azienda la partecipazione a "frodi carosello IVA", con indebita detrazione dell'imposta e deduzione di costi per acquisti di veicoli da società "cartiere". La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto il ricorso dell'Azienda, ritenendo deducibili i costi e detraibile l'IVA, basandosi sulla produzione di modelli F24. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che l'Amministrazione finanziaria ha provato la conoscibilità della frode da parte dell'Azienda, la quale non ha dimostrato di aver agito con la dovuta diligenza. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un'Azienda Agricola che contestava accertamenti fiscali per IRES, IRAP e IVA. Dopo vari gradi di giudizio, la Cassazione aveva ordinato l'integrazione del contraddittorio nei confronti di una socia accomandante. Quest'ultima si è costituita e ha proposto un ricorso incidentale. Tuttavia, al momento dell'udienza, non era ancora scaduto il termine per presentare il controricorso contro tale ricorso incidentale. Per questo motivo, la Corte ha disposto il rinvio del giudizio, sottolineando l'importanza del rispetto dei termini procedurali per garantire la piena partecipazione di tutte le parti.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'Associazione Sportiva Dilettantistica (ASD) e del suo legale rappresentante, a seguito di un accertamento fiscale. L'Agenzia delle Entrate contestava la **decadenza regime agevolato ASD** per aver superato il limite di ricavi da attività commerciali, come le sponsorizzazioni. La Cassazione ha confermato la legittimazione del rappresentante ad agire in giudizio, anche se l'associazione era fallita, data l'inerzia del curatore. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Agenzia sul merito: ha stabilito che per la perdita del regime agevolato conta il superamento del plafond di ricavi commerciali, non la prova della loro finalità. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
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L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione un maggior reddito da un'Azienda, contestando la deducibilità costi relativi a un'operazione immobiliare e canoni di leasing. L'Azienda aveva dichiarato una minusvalenza, ma l'Agenzia ha ricalcolato una plusvalenza. Dopo che il giudice di primo grado ha riconosciuto alcuni costi aggiuntivi, la Commissione Tributaria Regionale ha annullato integralmente gli avvisi. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza della CTR, rilevando una nullità per omessa motivazione. La CTR non ha rideterminato il reddito tenendo conto dei costi riconosciuti, limitandosi ad annullare tutto. La causa tornerà alla CTR per un nuovo esame.
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Una contribuente ha contestato un accertamento fiscale dell'Agenzia delle Entrate, che le imputava redditi non dichiarati basandosi su prelievi e versamenti bancari. La contribuente sosteneva che le somme appartenessero al convivente e che la sua assoluzione in un processo penale per riciclaggio dovesse escludere la sua responsabilità fiscale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'assoluzione penale per mancanza di prova dell'elemento soggettivo non esclude automaticamente la riferibilità dei conti alla contribuente ai fini fiscali. Inoltre, il ricorso non rispettava il principio di "autosufficienza", non avendo allegato o trascritto la sentenza penale.
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Il Comune ha impugnato decisioni che riconoscevano l'esenzione ICI per terreni agricoli a una comproprietaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione si estende a tutti i comproprietari se uno di essi è coltivatore diretto e coltiva effettivamente il fondo. Tuttavia, la Corte ha chiarito che l'onere della prova della coltivazione diretta per ogni annualità fiscale ricade sul contribuente, non sull'amministrazione. La sentenza precedente aveva erroneamente invertito questo onere, portando all'annullamento con rinvio per una nuova valutazione dell'esenzione ICI terreni agricoli.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda l'**indeducibilità dei costi** relativi a consulenze, viaggi e acquisti da paesi a fiscalità privilegiata (le cosiddette "black list"). La Commissione Tributaria Regionale aveva parzialmente accolto il ricorso dell'azienda per alcune voci, ma lo aveva respinto per i costi da "black list" e le consulenze interne. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda riguardo ai costi da "black list", ritenendo la motivazione della sentenza precedente insufficiente. Ha invece confermato l'indeducibilità dei costi per consulenze, giudicandoli antieconomici data la sovrapposizione di ruoli. Il caso tornerà in appello per una nuova valutazione sui costi esteri.
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L'Agenzia delle Entrate contestava a un'Azienda la deducibilità fiscale della svalutazione partecipazioni in una società estera e di un accantonamento. L'Azienda aveva ridotto il valore della partecipazione basandosi su una "omogeneizzazione" del patrimonio netto, che teneva conto della conversione di un prestito obbligazionario in azioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando la legittimità di tale metodo di calcolo per la svalutazione e la deducibilità fiscale. Ha inoltre ritenuto corretta la gestione dell'onere della prova da parte dei giudici precedenti.
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L'Amministrazione Fiscale ha emesso un **accertamento fiscale** per il reddito d'impresa di un Contribuente. Dopo un parziale accoglimento in Commissione Tributaria Regionale, il Contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Ha lamentato l'omessa motivazione su un'eccezione e una scorretta valutazione delle sue reali capacità reddituali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili entrambi i motivi. Ha ribadito che il ricorso deve essere specifico e che la Cassazione non può riesaminare i fatti già accertati dai giudici di merito.
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L'Agenzia delle Entrate ha emesso un accertamento fiscale contro una contribuente per il 2007, basato sui movimenti bancari. La contribuente ha contestato la presunzione di reddito da prelievi bancari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia. Ha confermato la legittimità della difesa della contribuente in appello. Soprattutto, ha ribadito l'illegittimità costituzionale della norma che permetteva di presumere reddito dai prelievi ingiustificati, applicando retroattivamente la sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014. I versamenti, invece, restano presunzioni di compenso se non giustificati, ma l'onere della prova spetta all'Amministrazione.
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Due contribuenti hanno impugnato avvisi di accertamento fiscale relativi a imposte non pagate, sostenendo che la loro società non era operativa nell'anno contestato. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato un "disegno elusivo" legato alla fittizia costituzione della società. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'Agenzia, confermando l'esistenza del disegno elusivo già accertato per anni precedenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti, confermando la legittimità dell'accertamento fiscale e ribadendo che la motivazione della sentenza di appello era adeguata e non apparente. I contribuenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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L'Amministrazione Fiscale ha contestato a un'Azienda ricavi omessi e costi non deducibili, inclusi quelli per il distacco di personale, emettendo un avviso di accertamento fiscale. L'Azienda ha impugnato l'atto, sostenendo tra l'altro l'omessa pronuncia dei giudici precedenti su alcune eccezioni e sulla nullità dell'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda. Ha ribadito che spetta al contribuente l'onere della prova per dimostrare la correttezza delle proprie deduzioni e che l'omessa pronuncia non sussiste se la decisione implicita è corretta. L'Azienda non ha fornito prove sufficienti. La sentenza conferma l'importanza di documentare adeguatamente le operazioni per contestare un accertamento fiscale.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due contribuenti contro un accertamento fiscale per II.DD. e IVA 2005. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la sostanziale assenza di attività imprenditoriale effettiva della loro società. I contribuenti lamentavano vizi di motivazione e violazioni procedurali. La Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento parziale, ribadendo che l'onere della prova spetta al contribuente e che i ricorsi devono essere autosufficienti. La sentenza ha quindi validato le pretese fiscali, sottolineando la mancanza di una reale attività d'impresa.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due società, una capogruppo e una controllata, contro un accertamento IRES. L'Amministrazione Finanziaria contestava la deducibilità costi infragruppo per servizi, sostenendo che il criterio di ripartizione "forfetario" non provava l'effettiva utilità e inerenza. La Commissione Tributaria Regionale aveva già dato ragione all'Ufficio, affermando che l'onere di dimostrare la congruità e l'inerenza dei costi spettava alle società. La Cassazione ha rigettato il ricorso delle società. Ha ribadito che il contribuente deve fornire prove specifiche sull'effettiva utilità dei servizi ricevuti e sulla loro obiettiva determinabilità, non bastando un generico accordo o una ripartizione non analitica. Le società non hanno soddisfatto questo onere probatorio.
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L'Amministrazione Fiscale ha emesso avvisi di accertamento fiscale nullo contro una Società e la sua Socia per imposte non versate, a seguito di un controllo. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato gli accertamenti per gravi violazioni procedurali: l'Ufficio non ha rilasciato il processo verbale di constatazione e non ha rispettato il termine dilatorio di sessanta giorni prima della notifica. Questo ha leso il diritto al contraddittorio dei Contribuenti. La Corte di Cassazione ha rinviato il caso a nuovo ruolo per una nuova proposta, indicando che l'argomentazione presentata non era adeguata alla specifica situazione, richiedendo un'ulteriore valutazione procedurale.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Contribuente contro un accertamento fiscale IRPEF. L'Amministrazione Fiscale aveva contestato investimenti non giustificati. Il Contribuente aveva impugnato l'accertamento, ma il suo ricorso in Cassazione è stato notificato tramite un servizio postale privato prima del 10 settembre 2017. La Corte ha ribadito che, all'epoca, solo Poste Italiane S.p.A. poteva gestire la **notifica atti tributari** e giudiziari. Pertanto, la notifica effettuata da un privato era inesistente e non sanabile. La successiva notifica tramite ufficiale giudiziario è avvenuta oltre i termini previsti, rendendo il ricorso tardivo e, di conseguenza, inammissibile. Il Contribuente deve pagare le spese legali.
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Un professionista (geometra) ha ricevuto un avviso di accertamento fiscale dall'Agenzia delle Entrate per il 2008, che recuperava costi e riduceva spese deducibili. Il contribuente ha contestato l'accertamento, sostenendo vizi procedurali (mancanza di processo verbale di chiusura e mancato rispetto del termine di 60 giorni) e l'errata applicazione del principio di cassa sui ricavi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che le garanzie procedurali invocate non si applicano agli accertamenti "a tavolino" basati su questionari. Inoltre, l'accertamento fiscale contestato riguardava i costi, non i ricavi, rendendo irrilevanti le argomentazioni sul principio di cassa per i ricavi dichiarati.
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