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Società pubblica, soldi privati: peculato annullato al liquidatore

La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro di circa 60.000 euro a carico del liquidatore di una società pubblica, accusato di peculato. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: la qualifica di incaricato di pubblico servizio non può derivare automaticamente dal solo fatto che la società sia controllata da un ente pubblico. È necessario un esame approfondito delle attività concretamente svolte dal soggetto. Se queste attività sono regolate dal diritto privato e non implicano l’esercizio di poteri pubblici, non si può configurare il reato di peculato, ma al massimo quello di appropriazione indebita. La Corte ha inoltre ritenuto insufficiente la motivazione sul pericolo di dispersione dei beni, basata solo sulla personalità dell’indagato.

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Pubblicato il 9 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 18837 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 6 n. 18837/2023)

Società pubblica: quando il manager è un incaricato di pubblico servizio?

La gestione di una società partecipata da un ente pubblico, come un Comune, pone questioni legali complesse. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale: non basta il controllo pubblico per attribuire a un amministratore la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Questo dettaglio è fondamentale, perché determina se un’eventuale appropriazione di fondi sia considerata il grave reato di peculato o la meno grave appropriazione indebita. Il caso analizzato riguarda il liquidatore di una società pubblica, a cui era stata sequestrata una somma di quasi 60.000 euro con l’accusa di essersene appropriato per fini personali.

I fatti: un’accusa di peculato e un sequestro

La vicenda ha origine da un’indagine a carico del liquidatore di una società interamente controllata da un’azienda energetica del Comune. L’accusa era grave: peculato. Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe prelevato e utilizzato per scopi personali somme di denaro appartenenti alla società, sfruttando la sua posizione. Di conseguenza, il Giudice per le indagini preliminari aveva disposto il sequestro preventivo, diretto o per equivalente, della somma contestata. Il Tribunale aveva confermato il sequestro, ritenendo che la natura di società in house (cioè controllata dall’ente pubblico) fosse sufficiente a qualificare il liquidatore come incaricato di pubblico servizio.

La difesa: attività privata, non pubblica

L’indagato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso in Cassazione. La tesi difensiva era semplice ma efficace. La società, pur essendo a capitale pubblico, svolgeva prevalentemente attività di natura commerciale e privatistica, come la vendita di energia e metano sul libero mercato. L’attività di efficientamento energetico per il Comune era solo una parte minoritaria del suo business. Di conseguenza, il liquidatore non esercitava una funzione pubblica, ma agiva secondo le regole del diritto privato. Senza la qualifica di incaricato di pubblico servizio, il reato contestabile sarebbe stato, al massimo, quello di appropriazione indebita, che non consente un sequestro così incisivo.

La qualifica di incaricato di pubblico servizio secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, smontando la decisione del Tribunale. I giudici supremi hanno ribadito un principio consolidato: per stabilire se una persona sia un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, non bisogna guardare alla natura del datore di lavoro (pubblico o privato). L’unico criterio valido è quello ‘oggettivo-funzionale’, che impone di analizzare l’attività concreta svolta dal soggetto. Bisogna verificare se le mansioni sono disciplinate da norme di diritto pubblico e se comportano l’esercizio di poteri autoritativi o certificativi tipici della Pubblica Amministrazione.

Le motivazioni: il controllo pubblico non basta

La Corte ha spiegato che il Tribunale ha sbagliato a fermarsi al solo dato del controllo pubblico sulla società. Questo elemento, da solo, è neutro. Una società pubblica può benissimo operare sul mercato come un qualsiasi soggetto privato, perseguendo un interesse pubblico in modo indiretto. Nel caso specifico, il giudice precedente non ha verificato se le mansioni del liquidatore fossero regolate da un regime pubblicistico o se egli avesse agito secondo le logiche dell’autonomia privata. Mancando questa analisi fondamentale, l’attribuzione della qualifica di incaricato di pubblico servizio era illegittima. Inoltre, la Corte ha criticato anche la motivazione del sequestro, basata solo sulla ‘personalità incline a commettere reati’ dell’indagato, senza dimostrare un rischio concreto di dispersione del patrimonio.

Le conclusioni: annullamento e nuovo esame

La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di sequestro e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame. Il giudice dovrà ora attenersi ai principi stabiliti: dovrà analizzare nel dettaglio le attività svolte dal liquidatore per verificare se esse rientrino o meno in un servizio pubblico. Questa sentenza è importante perché traccia una linea netta: il diritto penale deve valutare la sostanza delle funzioni, non l’etichetta formale di un’azienda. Il risultato pratico immediato è la cancellazione del sequestro e la necessità per l’accusa di dimostrare, con prove concrete sulle mansioni, la sussistenza della qualifica di incaricato di pubblico servizio.

Chi è considerato ‘incaricato di pubblico servizio’?
È una persona che svolge un’attività di interesse pubblico disciplinata da norme di diritto pubblico, ma senza i poteri autoritativi o certificativi tipici di un pubblico ufficiale (es. un impiegato di un ufficio postale).

Il manager di una società controllata da un Comune commette peculato se si appropria di fondi?
Dipende. Secondo questa sentenza, non è automatico. Se la sua attività è puramente gestionale e regolata dal diritto privato, potrebbe rispondere di appropriazione indebita. Se invece esercita funzioni pubbliche, allora si configura il reato di peculato.

Cosa significa ‘annullamento con rinvio’ in questo caso?
Significa che la Corte di Cassazione ha cancellato la decisione del Tribunale che confermava il sequestro. Il Tribunale dovrà riesaminare la questione, seguendo le indicazioni della Cassazione, cioè analizzando l’attività concreta del liquidatore.

Termini giuridici

Peculato
Reato commesso dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di pubblico servizio che si appropria di denaro o beni di cui ha la disponibilità per via del suo incarico.
Incaricato di pubblico servizio
Soggetto che, pur non avendo i poteri tipici del pubblico ufficiale, svolge un'attività di interesse pubblico regolata da norme di diritto pubblico.
Società in house
Società formalmente privata ma interamente controllata da un ente pubblico, che opera come un suo prolungamento operativo.
Sequestro preventivo
Misura cautelare con cui l'autorità giudiziaria blocca un bene per impedire che venga utilizzato per commettere altri reati o per aggravare le conseguenze di quello già commesso.
Annullamento con rinvio
Decisione della Corte di Cassazione che cancella il provvedimento di un giudice precedente e ordina a un altro giudice di riesaminare il caso, applicando i principi di diritto corretti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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