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Sanatoria impossibile, attestazione falsa: tecnico condannato

Un tecnico professionista viene condannato per aver presentato una falsa attestazione in sanatoria. L’architetto aveva tentato di regolarizzare un appartamento situato in uno storico palazzo, oggetto di una vasta ristrutturazione abusiva che lo aveva trasformato in una struttura turistico-recettiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio fondamentale: il reato di false dichiarazioni per ottenere un permesso di costruire si applica anche al procedimento di sanatoria. La relazione del tecnico non è mai un atto neutro, ma il presupposto fondamentale della decisione del Comune, e se contiene falsità comporta piena responsabilità penale. L’architetto ha perso il ricorso.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 19314 Anno 2023
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Pubblicato il 10 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 19314 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 3 n. 19314/2023)

Falsa attestazione in sanatoria: la parola del tecnico non è mai neutra

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha ribadito la gravità della falsa attestazione in sanatoria presentata da un professionista. Il caso analizzato chiarisce che la dichiarazione di un tecnico, finalizzata a regolarizzare un abuso edilizio, non è una semplice formalità. Al contrario, essa costituisce un atto di grande responsabilità, la cui falsità integra un reato. La decisione sottolinea che non esiste alcuna differenza, sotto il profilo penale, tra una falsa attestazione presentata per ottenere un permesso di costruire prima dei lavori e una depositata per sanare un’opera già realizzata.

Il caso: la sanatoria di un abuso in un palazzo storico

La vicenda ha origine dalla ristrutturazione di un prestigioso e storico palazzo nel centro di una grande città italiana. Il complesso immobiliare era stato oggetto di imponenti lavori che, di fatto, ne avevano cambiato la destinazione d’uso, trasformandolo in una lussuosa struttura turistico-recettiva. Questi interventi erano stati realizzati in modo frammentato e senza l’unico e necessario permesso di costruire, configurando un vasto abuso edilizio. In questo contesto, un tecnico professionista era stato incaricato di regolarizzare uno degli appartamenti tramite una domanda di sanatoria. Per farlo, l’architetto aveva attestato la conformità dell’immobile e dei lavori alle normative urbanistiche. Questa dichiarazione, però, era falsa, poiché l’appartamento era parte integrante di un’operazione edilizia complessivamente illegittima.

Il permesso di costruire e la sanatoria: due facce della stessa medaglia?

La difesa del tecnico sosteneva una tesi formalistica. Secondo i suoi legali, la norma penale che punisce le false dichiarazioni (articolo 20, comma 13, del Testo Unico dell’Edilizia) si applicherebbe solo al procedimento per il rilascio del permesso di costruire ordinario, non a quello di sanatoria (regolato dall’articolo 36). La ragione sarebbe che, nel caso della sanatoria, la legge prevede un meccanismo di silenzio-rifiuto, per cui una dichiarazione falsa non produrrebbe automaticamente un effetto favorevole. La Corte di Cassazione ha respinto completamente questa interpretazione. I giudici hanno chiarito che l’accertamento di conformità in sanatoria è, a tutti gli effetti, un procedimento finalizzato a ottenere un permesso di costruire, sebbene rilasciato dopo l’esecuzione dei lavori. L’obiettivo è lo stesso: ottenere un titolo abilitativo valido.

La responsabilità penale per la falsa attestazione in sanatoria

Il punto centrale della sentenza è che la relazione tecnica allegata alla domanda di sanatoria non è un atto neutro o privo di effetti giuridici. Al contrario, essa costituisce il presupposto valutativo più importante su cui il Comune basa la sua decisione. Il professionista, con la sua asseverazione, fornisce all’ente pubblico i dati tecnici essenziali per verificare il requisito della ‘doppia conformità’. Di conseguenza, una falsa attestazione in sanatoria induce in errore la Pubblica Amministrazione e ha lo stesso ‘disvalore’ (cioè la stessa gravità) di una menzogna detta per ottenere un permesso prima di costruire. Applicare la sanzione penale anche a questo caso non viola il divieto di ‘analogia in malam partem’, perché non si sta creando un nuovo reato, ma semplicemente riconoscendo che i due procedimenti hanno la stessa finalità.

Le motivazioni: perché la dichiarazione del tecnico è sempre rilevante

La Corte ha evidenziato che la condotta illecita dell’architetto andava inquadrata nel reato specifico previsto dal Testo Unico dell’Edilizia. Questa norma è speciale e prevale su quella più generica di falso ideologico (art. 481 del codice penale). Il legislatore ha voluto creare una fattispecie apposita per punire chi, con le sue false dichiarazioni, inquina il procedimento amministrativo volto al rilascio di un titolo edilizio. Che questo titolo sia preventivo o ‘in sanatoria’ non cambia la sostanza del fatto. Resta immutata la gravità del comportamento di chi abusa della propria funzione e della fiducia che l’ordinamento ripone nelle sue attestazioni tecniche.

Le conclusioni: la condanna del tecnico è definitiva

In conclusione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, rendendo definitiva la sua condanna. La sentenza stabilisce un principio chiaro e severo: chiunque presenti una falsa attestazione in sanatoria commette un reato. La responsabilità del tecnico è piena, poiché la sua parola è il fondamento su cui poggia l’intero iter di regolarizzazione. Questa decisione serve da monito per tutti i professionisti del settore, ricordando che l’integrità e la veridicità delle asseverazioni sono requisiti non negoziabili.

La dichiarazione di un architetto in una sanatoria ha valore legale?
Sì, ha pieno valore legale e penale. Se attesta il falso, commette un reato perché la sua relazione è il presupposto su cui si basa la decisione del Comune.

Il reato di falso per un permesso di costruire si applica anche alla sanatoria?
Sì. La Corte di Cassazione ha chiarito che il procedimento di sanatoria mira a ottenere un permesso postumo, quindi le false attestazioni sono punite con la stessa norma.

Cosa rischia un tecnico che presenta una falsa attestazione in sanatoria?
Rischia una condanna penale per il reato specifico previsto dal Testo Unico dell’Edilizia (art. 20, comma 13, D.P.R. 380/2001), che prevede la reclusione da uno a tre anni, oltre a sanzioni disciplinari dal proprio ordine professionale.

Termini giuridici

Asseverazione
Una dichiarazione con cui un tecnico qualificato (architetto, ingegnere, geometra), sotto la propria responsabilità penale, attesta la veridicità di fatti o la conformità di un'opera alle normative vigenti.
Permesso di costruire in sanatoria
Un'autorizzazione che regolarizza opere edilizie già realizzate senza il permesso necessario. Viene rilasciato solo se l'opera rispetta la normativa urbanistica sia al momento della costruzione sia al momento della richiesta (principio della 'doppia conformità').
Disvalore
Indica la gravità di un comportamento illecito secondo la legge. Esprime il giudizio negativo che l'ordinamento giuridico dà a una determinata azione, giustificandone la punizione.
Analogia in malam partem
Un principio fondamentale del diritto penale che vieta di applicare una norma che prevede un reato a un caso simile ma non espressamente contemplato, se ciò va a svantaggio dell'imputato. In parole semplici, non si possono inventare reati per somiglianza.
Doppia conformità
Requisito essenziale per ottenere la sanatoria edilizia. L'opera abusiva deve essere conforme alle regole urbanistiche vigenti sia quando è stata costruita, sia quando viene presentata la domanda per regolarizzarla.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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