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Centrale Rischi: fido sforato e segnalazione a sofferenza

Un correntista cita in giudizio un istituto bancario chiedendo il risarcimento dei danni per una presunta illegittima segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d’Italia a sofferenza. Il cliente lamentava l’assenza di uno stato di insolvenza irreversibile. La banca dimostrava il costante superamento del fido concesso, bonifici irrisori, raccomandate di diffida ignorate e revoca formale dell’affidamento. Sebbene il tribunale avesse inizialmente riconosciuto un risarcimento, la corte d’appello ribaltava la pronuncia accogliendo l’appello incidentale dell’istituto di credito. La Corte di Cassazione conferma la piena legittimità dell’operato della banca e della revoca risarcitoria. La Suprema Corte chiarisce che la nozione di insolvenza per registrare un credito a sofferenza non coincide con il fallimento, ma consiste in una situazione deficitaria o di grave difficoltà economica oggettiva del debitore.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 25079 Anno 2026
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Pubblicato il 12 settembre 2026 in Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 25079 Anno 2026 (Cass. civ. sez. 1 n. 25079/2026)

Il contesto della segnalazione alla Centrale Rischi

La disciplina relativa alla segnalazione alla Centrale Rischi solleva frequenti contrasti tra istituti di credito e clienti affidati. Un correntista ha citato in giudizio la propria banca sostenendo di aver subito un ingiusto danno d’immagine patrimoniale. L’istituto aveva registrato a sofferenza la posizione debitoria del cliente presso la banca dati della Banca d’Italia. Il correntista affermava di non versare affatto in stato di insolvenza irreversibile, lamentando altresì la mancata ricezione degli avvisi preventivi prima dell’iscrizione.

La vicenda nasceva da un conto corrente affidato con uno sconfinamento continuo e prolungato nel tempo. Il cliente aveva superato il tetto massimo del fido accordato senza versare provvista utile a sanare lo scoperto. A fronte delle richieste formali della banca, il correntista aveva effettuato soltanto un versamento minimo, del tutto inadeguato a ridurre l’esposizione accumulata. Le comunicazioni inviate tramite raccomandata con avviso di ricevimento per revocare l’affidamento erano tornate al mittente per compiuta giacenza.

I presupposti economici per la segnalazione alla Centrale Rischi

Il contenzioso ruota attorno ai requisiti necessari per bollare un debito come credito a sofferenza. Il cliente riteneva necessaria una condizione economica disastrosa paragonabile a quella richiesta per la dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, l’assenza di prove su una totale incapacità patrimoniale avrebbe reso illecita la condotta dell’ente creditizio.

I giudici di merito hanno invece ricostruito un quadro fattuale inequivocabile. Il rapporto bancario registrava da anni un debito crescente oltre il limite concesso. L’inerzia del debitore e il rifiuto di ritirare le comunicazioni postali costituivano indici gravi di inadempimento. La banca non poteva confidare in un rientro spontaneo delle somme anticipate. L’esposizione debitoria aveva raggiunto i massimi livelli di allerta creditizia previsti dalle istruzioni della vigilanza bancaria.

Le motivazioni: i criteri per la segnalazione alla Centrale Rischi

I giudici di legittimità hanno respinto integralmente le tesi del cliente bancario confermando la correttezza della sentenza impugnata. La Corte di Cassazione ha evidenziato che l’iscrizione a sofferenza non richiede una decozione fallimentare definitiva o l’irrecuperabilità del credito. Al contrario, la normativa di settore e le istruzioni della Banca d’Italia richiedono un’insolvenza intesa come grave e non transitoria difficoltà economica del debitore.

Tale condizione si desume da una valutazione complessiva della situazione patrimoniale negativa del soggetto. Il sistematico superamento del fido, l’assenza di flussi attivi sul conto e il mancato riscontro ai solleciti di pagamento legittimano la banca ad attivare le tutele del caso. L’invio delle raccomandate all’indirizzo corretto perfeziona la conoscenza legale degli atti, indipendentemente dalla scelta del destinatario di non ritirare i plichi in giacenza.

Le conclusioni: gli esiti del giudizio sulla segnalazione alla Centrale Rischi

La pronuncia stabilisce la piena legittimità dell’operato dell’istituto bancario con la conseguente perdita della causa per il correntista. Il cliente soccombente deve restituire integralmente le somme ricevute in esecuzione del primo grado di giudizio, oltre agli interessi maturati nel tempo. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente anche al rimborso delle spese processuali e al versamento del doppio contributo unificato.

La decisione riafferma un principio fondamentale a tutela della stabilità del sistema finanziario. La registrazione a sofferenza funge da strumento di trasparenza preventiva per il mercato del credito. Il debitore che supera reiteratamente il tetto del fido concesso e omette di collaborare lealmente con l’istituto finanziatore assume su di sé il rischio concreto della segnalazione negativa.

Quale grado di insolvenza giustifica la segnalazione a sofferenza?
La legge non richiede il fallimento o la totale perdita del credito, ma ritiene sufficiente uno stato di grave e non momentanea difficoltà economica che renda probabile il recupero coattivo.

Cosa accade se il destinatario non ritira la raccomandata di revoca del fido?
La raccomandata non ritirata si considera conosciuta dal debitore per compiuta giacenza, producendo regolarmente tutti i suoi effetti giuridici.

Il superamento continuativo del fido bancario legittima la segnalazione?
Lo sconfinamento prolungato del fido, unito all’assenza di versamenti idonei a rientrare dal debito e all’inerzia verso le diffide, costituisce presupposto valido per la segnalazione.

Termini giuridici

Appello incidentale tardivo
Impugnazione presentata oltre i termini ordinari da chi non voleva ricorrere, ma decide di difendersi dopo l'appello dell'altra parte.
Centrale dei Rischi
Banca dati gestita dalla Banca d'Italia che raccoglie le informazioni sui debiti dei clienti verso il sistema creditizio.
Soccombenza parziale
Situazione in cui il giudice accoglie solo in parte le richieste di una parte, lasciando entrambe parzialmente insoddisfatte.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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