LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Dolo di profitto nel furto: il dispetto non esclude il reato

Un militare, posto in aspettativa per salute, aveva riconsegnato la sua tessera di riconoscimento. Successivamente, la rubò da un plico sigillato negli uffici. Il Tribunale militare lo condannò per furto militare. La Corte militare d’appello lo assolse, ritenendo che la tessera non avesse valore economico e quindi mancasse il `dolo di profitto`. Il Procuratore generale militare ricorse in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato l’assoluzione, stabilendo che il `dolo di profitto nel furto` non richiede necessariamente un vantaggio patrimoniale, ma può consistere anche nel soddisfacimento di un bisogno psichico, come dispetto o ritorsione. Il caso tornerà in appello per un nuovo giudizio.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 20442 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 1 n. 20442/2022)

Il Dolo di profitto nel furto: quando rubare per dispetto è reato

Il dolo di profitto nel furto è un concetto chiave nel diritto penale. Spesso si pensa che rubare sia reato solo se si ottiene un vantaggio economico. Tuttavia, una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito che il “profitto” non è solo materiale. Anche un vantaggio psicologico, come il dispetto o la vendetta, può integrare questo elemento essenziale del reato di furto. Questa decisione è fondamentale per capire meglio la legge e le sue applicazioni.

Il caso del militare e la tessera di riconoscimento

La vicenda riguarda un militare, un appuntato scelto della Guardia di Finanza. Questo militare era stato posto in aspettativa per motivi di salute. Per questo motivo, aveva riconsegnato la sua tessera di riconoscimento. La tessera era stata riposta in un plico sigillato e custodita in un armadio presso gli uffici della Scuola nautica dove il militare prestava servizio. In un periodo successivo, tra novembre 2018 e gennaio 2019, il militare ha sottratto la propria tessera dal plico sigillato.

La questione del Dolo di profitto: un dibattito legale

Il Tribunale militare di Roma aveva inizialmente condannato il militare per furto militare. Tuttavia, la Corte militare d’appello ha ribaltato questa decisione. I giudici d’appello hanno assolto il militare. Hanno sostenuto che la tessera di riconoscimento non aveva alcun valore economico. Per questo motivo, secondo la Corte d’appello, mancava il dolo di profitto. Senza un vantaggio economico identificabile, non si poteva configurare il reato di furto.

La decisione della Corte d’Appello sul Dolo di profitto

La Corte militare d’appello ha ritenuto che il militare non potesse trarre alcun vantaggio patrimoniale dalla sottrazione della sua tessera. La tessera non era un bene vendibile o utilizzabile per ottenere denaro. Per i giudici d’appello, l’assenza di un vantaggio economico escludeva l’intenzione di profitto. Questa interpretazione si basava su una visione restrittiva del concetto di “profitto” nel reato di furto. La Corte d’appello ha quindi emesso una sentenza di assoluzione.

Le motivazioni: la Cassazione ridefinisce il Dolo di profitto

Il Procuratore generale militare ha presentato ricorso contro l’assoluzione. Ha sostenuto che il dolo di profitto non deve avere per forza un contenuto patrimoniale. La Corte di Cassazione ha accolto questo ricorso. I giudici supremi hanno chiarito un principio fondamentale. Il fine di profitto, che è l’elemento intenzionale specifico del reato di furto, non richiede necessariamente la volontà di ottenere un’utilità economica dal bene rubato. Questo fine può consistere anche nel soddisfacimento di un bisogno psichico. Ad esempio, può trattarsi di un’azione dettata da dispetto, ritorsione o vendetta. La Cassazione ha quindi ritenuto che la sentenza d’appello fosse insufficientemente motivata. La Corte d’appello avrebbe dovuto indagare il motivo, anche non patrimoniale, che ha spinto il militare a rubare la tessera. La mancanza di un vantaggio economico non esclude automaticamente il reato di furto.

Le conclusioni: un nuovo giudizio sul Dolo di profitto

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione della Corte militare d’appello. Ha rinviato il caso a un’altra sezione della stessa Corte militare d’appello per un nuovo giudizio. I giudici d’appello dovranno ora conformarsi al principio stabilito dalla Cassazione. Essi dovranno valutare se l’azione del militare, pur senza un vantaggio economico, fosse motivata da un bisogno psichico, come dispetto o ritorsione. Questo nuovo esame sarà cruciale per determinare la responsabilità penale del militare. La decisione della Cassazione rafforza l’idea che il dolo di profitto nel furto ha un’accezione più ampia di quanto comunemente si pensi.

Il furto è reato solo se si ruba qualcosa di valore economico?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che il furto può essere considerato reato anche se l’oggetto rubato non ha un valore economico, purché ci sia l’intenzione di trarne un’utilità, anche solo psicologica, come un dispetto o una vendetta.

Cosa si intende per “dolo di profitto” nel contesto del furto?
Il “dolo di profitto” è l’intenzione di chi ruba di ottenere un vantaggio dall’azione. Questo vantaggio non deve essere per forza economico, ma può essere anche il soddisfacimento di un bisogno psicologico, come fare un dispetto, una ritorsione o per vendetta.

Cosa succede se una sentenza viene “annullata con rinvio” dalla Cassazione?
Quando la Cassazione annulla una sentenza con rinvio, significa che la decisione precedente viene cancellata e il caso viene rimandato a un altro giudice (o alla stessa corte con una composizione diversa) per un nuovo esame. Questo nuovo giudizio dovrà seguire i principi di diritto stabiliti dalla Cassazione.

Termini giuridici

Dolo di profitto
L'intenzione di trarre un'utilità dalla cosa rubata, che non deve essere per forza economica ma può anche essere psicologica, come un dispetto o una vendetta.
Reato
Un comportamento vietato dalla legge che prevede una sanzione penale, come la prigione o una multa.
Annullamento con rinvio
Una decisione della Corte di Cassazione che cancella la sentenza precedente e rimanda il caso a un altro giudice (o alla stessa corte ma con diversa composizione) per un nuovo esame, seguendo i principi stabiliti dalla Cassazione.
Aspettativa
Un periodo di tempo in cui un lavoratore è temporaneamente esonerato dal servizio, spesso per motivi di salute, mantenendo il proprio posto.
Elemento soggettivo
L'intenzione o la consapevolezza che la persona aveva nel commettere un'azione, fondamentale per stabilire la sua responsabilità penale.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)