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Possesso documento di identità falso con foto propria: la Cassazione conferma

Una persona è stata condannata per il reato di possesso documento di identità falso con foto propria ma generalità altrui (art. 497-bis, comma 2, c.p.). Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando sia la regolarità delle notifiche durante l’emergenza COVID-19, sia l’interpretazione del reato. Sosteneva di aver agito per uso personale e non di aver partecipato alla fabbricazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto valide le notifiche al difensore via PEC e ha confermato che il possesso di un documento falso con la propria foto e dati altrui implica partecipazione alla contraffazione, ricadendo nella fattispecie più grave. La condanna è stata confermata.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 25958 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 5 n. 25958/2022)

Introduzione al Possesso Documento di Identità Falso con Foto Propria

La questione del possesso documento di identità falso con foto propria rappresenta un tema delicato e di grande rilevanza nel diritto penale. Spesso si crede che detenere un documento alterato per “uso personale” sia meno grave. Tuttavia, la giurisprudenza ha chiarito che la presenza della propria fotografia su un documento con generalità false può configurare un reato più serio. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito questo principio, offrendo importanti chiarimenti sulla distinzione tra le diverse ipotesi di reato e sulla validità delle notifiche processuali in tempi di emergenza. Questo articolo esplora i dettagli di tale decisione, rendendoli comprensibili a tutti.

Il Caso: Una Condanna per Documento Falso

Il caso riguarda una persona condannata per aver detenuto un documento di identità falso. Questo documento presentava la sua fotografia, ma riportava dati anagrafici non corrispondenti alla sua vera identità. La condanna era stata emessa ai sensi dell’articolo 497-bis, comma 2, del Codice Penale, che punisce la fabbricazione o la detenzione di documenti falsi validi per l’espatrio. La persona aveva impugnato la sentenza, sostenendo due punti principali.

Le Contestazioni della Difesa: Notifiche e Qualificazione del Reato

La difesa della persona condannata ha sollevato due obiezioni fondamentali. Il primo riguardava la procedura. Si lamentava una nullità della sentenza perché le udienze si erano svolte durante il periodo di emergenza COVID-19. La difesa sosteneva che non era stato nominato un difensore d’ufficio e che la persona non aveva ricevuto una notifica regolare per l’udienza successiva, violando i suoi diritti.

Il secondo punto riguardava la qualificazione del reato. La difesa argomentava che la persona aveva intenzione di usare il documento solo per scopi personali. Per questo motivo, riteneva che il reato dovesse essere inquadrato nel comma 1 dell’articolo 497-bis del Codice Penale. Questo comma prevede una pena meno severa per chi detiene un documento falso senza aver partecipato alla sua fabbricazione e per uso personale. La difesa insisteva sul fatto che la persona non aveva contribuito alla creazione del documento falso.

La Posizione della Cassazione sulle Notifiche in Emergenza

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente le contestazioni procedurali. Ha ricordato che durante l’emergenza sanitaria, le comunicazioni e le notifiche nei procedimenti penali potevano avvenire telematicamente. In particolare, quelle indirizzate agli imputati venivano eseguite tramite l’invio all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) del difensore di fiducia.

Nel caso specifico, il difensore della persona aveva ricevuto regolarmente la notifica del differimento dell’udienza tramite PEC. Questo rendeva la persona ritualmente informata della celebrazione del giudizio. La Cassazione ha quindi ritenuto infondata la censura difensiva sulla nullità delle notifiche, confermando la regolarità del processo.

Il Possesso Documento di Identità Falso e la Partecipazione alla Contraffazione

Il punto cruciale della sentenza riguarda l’interpretazione dell’articolo 497-bis, comma 2, del Codice Penale. La difesa sosteneva che la persona non aveva partecipato alla fabbricazione del documento, ma lo aveva solo detenuto per uso personale. Tuttavia, la Cassazione ha ribadito un principio consolidato.

La Corte ha chiarito che il possesso di un documento di identità falso che riporta la fotografia del possessore, ma generalità diverse, integra il reato previsto dal comma 2 dell’articolo 497-bis. Questo perché la presenza della propria foto sul documento falso è un forte indizio di partecipazione alla sua contraffazione. Non si tratta di semplice detenzione per uso personale, che rientrerebbe nel comma 1, ma di un coinvolgimento attivo nel “circuito illecito delle contraffazioni materiali”. Il comma 1 si applica solo quando c’è una totale estraneità alla fabbricazione del documento.

Le Motivazioni della sentenza sul possesso documento di identità falso

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione su due fronti principali, entrambi cruciali per la conferma della condanna relativa al possesso documento di identità falso. Primo, ha respinto le eccezioni procedurali relative alle notifiche. Ha evidenziato che, in virtù delle normative emergenziali per il COVID-19, la comunicazione del differimento dell’udienza al difensore tramite PEC era pienamente valida ed efficace. Questo ha garantito che la persona fosse correttamente informata del processo a suo carico. Secondo, e più significativamente, la Corte ha rafforzato l’interpretazione del reato di cui all’articolo 497-bis, comma 2, del Codice Penale. Ha ribadito che la presenza della fotografia del possessore su un documento di identità con generalità false non è compatibile con la mera detenzione per uso personale. Tale circostanza, invece, indica una partecipazione attiva alla contraffazione del documento, configurando così la fattispecie più grave.

Le Conclusioni: la condanna per possesso documento di identità falso è confermata

In conclusione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla persona condannata. Ha confermato la sentenza di appello che aveva riconosciuto la sua responsabilità per il reato di possesso documento di identità falso ai sensi dell’articolo 497-bis, comma 2, del Codice Penale. La decisione sottolinea l’importanza della corretta applicazione delle norme procedurali, anche in contesti di emergenza, e chiarisce definitivamente la gravità del reato quando la propria immagine è apposta su un documento con dati anagrafici alterati. La persona è stata quindi condannata anche al pagamento delle spese processuali, a riprova della piena validità delle precedenti decisioni giudiziarie.

Qual è la differenza tra il comma 1 e il comma 2 dell’articolo 497-bis del Codice Penale?
Il comma 1 punisce chi detiene un documento falso per uso personale senza aver partecipato alla sua fabbricazione. Il comma 2, invece, sanziona la fabbricazione o la detenzione di documenti falsi validi per l’espatrio, e si applica anche a chi, pur detenendo, ha partecipato alla contraffazione.

Il possesso di un documento falso con la mia foto ma dati anagrafici diversi è considerato partecipazione alla contraffazione?
Sì, la giurisprudenza della Cassazione stabilisce che la presenza della propria fotografia su un documento di identità con generalità false è un forte indizio di partecipazione alla sua fabbricazione o contraffazione, ricadendo nella fattispecie più grave prevista dal comma 2 dell’articolo 497-bis c.p.

Le notifiche processuali durante l’emergenza COVID-19 erano valide se inviate via PEC al difensore?
Sì, le normative emergenziali hanno previsto che le comunicazioni e le notifiche nei procedimenti penali potessero essere effettuate telematicamente, inclusa la PEC al difensore di fiducia, rendendole pienamente valide.

Termini giuridici

Requisitoria scritta
La richiesta formale presentata dal Pubblico Ministero (l'accusa) al giudice, contenente le sue conclusioni e richieste.
Ricorso per cassazione
Un tipo di impugnazione (ricorso) che si presenta alla Corte di Cassazione per contestare una sentenza, non per riesaminare i fatti, ma per verificare se sono state rispettate le leggi.
Nullità
Un vizio grave che rende un atto giuridico (come una notifica o una sentenza) invalido e privo di effetti legali.
Fattispecie
La descrizione astratta di un comportamento o di un evento che la legge considera rilevante e al quale associa determinate conseguenze giuridiche.
Concorso nel reato
La situazione in cui più persone contribuiscono, in qualsiasi modo, alla realizzazione di un medesimo reato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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