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Molestia in luogo privato: condannata per rumori ma assolta

Una donna, inizialmente condannata per aver disturbato i vicini del piano di sotto con rumori continui, viene definitivamente assolta dalla Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il reato di molestia o disturbo alle persone (art. 660 c.p.) non si configura in caso di ‘molestia in luogo privato’. Per essere punibile, il disturbo deve avvenire in un luogo pubblico, aperto al pubblico o tramite telefono. Poiché i rumori si propagavano tra due appartamenti, entrambi luoghi privati, mancava un elemento essenziale del reato. Di conseguenza, il fatto non costituisce reato e la condanna è stata annullata.

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Pubblicato il 2 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 13997 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 1 n. 13997/2023)

Rumori tra vicini: quando il disturbo non è reato

Le liti tra vicini sono molto comuni, ma non sempre i comportamenti fastidiosi diventano un reato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini del reato di molestia, specificando che la molestia in luogo privato non rientra nell’ambito di applicazione dell’articolo 660 del codice penale. Questo caso offre uno spunto importante per capire quando un disturbo è penalmente rilevante e quando invece non lo è.

La vicenda: rumori molesti tra due appartamenti

I fatti all’origine della causa riguardano una tipica lite condominiale. Una donna veniva accusata dai suoi vicini del piano di sotto di provocare continui e fastidiosi rumori. Le lamentele includevano il calpestio con zoccoli a ogni ora, anche di notte, colpi sul pavimento, televisione a volume troppo alto e persino lo spegnimento dell’interruttore dell’antenna centralizzata. In un primo momento, il Tribunale aveva dato ragione ai vicini, condannando la donna per il reato di disturbo alle persone. La vicenda, però, è arrivata fino alla Corte di Cassazione, che ha ribaltato completamente la decisione.

Il requisito del luogo: la chiave per il reato di molestia

Il punto centrale della questione legale non era l’esistenza dei rumori, ma il luogo in cui questi si erano verificati. L’articolo 660 del codice penale, che punisce la molestia o il disturbo, è molto preciso. Stabilisce che il reato si commette solo se il fatto avviene ‘in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono’. Si tratta di un reato a forma vincolata, cioè la legge impone condizioni molto specifiche perché si possa essere condannati. In questo caso, sia l’appartamento da cui provenivano i rumori sia quello in cui venivano percepiti sono considerati luoghi privati. Mancava quindi il requisito fondamentale richiesto dalla norma.

La distinzione tra luogo privato e luogo aperto al pubblico

La Corte ha colto l’occasione per ribadire una distinzione fondamentale. Mentre le parti comuni di un condominio, come l’androne o le scale, possono essere considerate ‘luoghi aperti al pubblico’, le singole unità abitative sono indiscutibilmente luoghi privati. Per integrare il reato, sarebbe stato necessario che almeno una delle persone coinvolte, chi disturbava o chi era disturbato, si trovasse in un luogo pubblico o aperto al pubblico. Poiché l’intera vicenda si è svolta tra le mura di due abitazioni private, il presupposto di legge non era soddisfatto.

Le motivazioni: la molestia in luogo privato non è reato

Sulla base di queste considerazioni, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna. La motivazione è netta: ‘il fatto non sussiste’. Questa formula significa che il comportamento della donna, per quanto potesse essere fastidioso per i vicini, non corrispondeva alla descrizione del reato di molestia previsto dal codice penale. La legge non intende punire penalmente ogni tipo di disturbo tra privati confinati nelle loro abitazioni, ma solo quelli che hanno una potenziale eco in un contesto pubblico o semi-pubblico. La decisione sottolinea come la molestia in luogo privato non possa essere perseguita penalmente ai sensi dell’art. 660 c.p.

Le conclusioni: assoluzione perché il fatto non costituisce reato

L’esito finale è stato l’assoluzione piena dell’imputata. Questa sentenza è importante perché stabilisce un chiaro limite all’applicazione del diritto penale nelle liti condominiali. Non tutti i rumori molesti tra vicini sono automaticamente un reato. Se il disturbo rimane confinato all’interno di spazi privati, la strada penale è preclusa. Questo non significa che i vicini disturbati rimangano senza tutela: possono sempre ricorrere al giudice civile per chiedere la cessazione dei rumori e un eventuale risarcimento del danno, ma non possono ottenere una condanna penale per il responsabile.

I rumori del mio vicino di casa sono un reato?
Non sempre. Secondo questa sentenza, se i rumori avvengono esclusivamente tra due appartamenti privati, non integrano il reato di molestia (art. 660 c.p.), che richiede un luogo pubblico o aperto al pubblico.

Cosa si intende per ‘luogo aperto al pubblico’ in un condominio?
Si intendono le parti comuni come l’ingresso, il cortile o le scale, dove possono accedere più persone, ma non i singoli appartamenti, che sono considerati luoghi privati.

Se il disturbo del vicino non è reato, cosa posso fare?
Anche se non si tratta di un reato, è possibile agire in sede civile. Si può chiedere a un giudice di ordinare la cessazione dei rumori e di ottenere un risarcimento per il danno subito.

Termini giuridici

Reato a forma vincolata
Un reato che la legge punisce solo se commesso con modalità precise e specifiche, come in un determinato luogo o con un certo mezzo.
Luogo aperto al pubblico
Un luogo di proprietà privata a cui chiunque può accedere a determinate condizioni (es. un cinema, un negozio). Si distingue dal luogo pubblico (es. una piazza) e dal luogo privato (un'abitazione).
Annullamento senza rinvio
La decisione con cui la Corte di Cassazione cancella una sentenza precedente in modo definitivo, senza bisogno di un nuovo processo.
Il fatto non sussiste
Formula di assoluzione usata quando il comportamento dell'imputato, pur essendo avvenuto, non corrisponde alla descrizione del reato prevista dalla legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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