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Definizione agevolata: stop al ricorso in Cassazione

Un ente religioso ha impugnato una cartella esattoriale per tributi locali. Durante il giudizio in Cassazione, ha aderito alla definizione agevolata (c.d. “rottamazione Quater”), impegnandosi a rinunciare al contenzioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, affermando che l’adesione alla sanatoria fa venir meno la necessità di una pronuncia nel merito, anche se il pagamento è rateizzato.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Definizione Agevolata: Quando Aderire alla Rottamazione Ferma il Processo Tributario

L’adesione a una definizione agevolata, come la cosiddetta “rottamazione Quater”, ha un impatto diretto e decisivo sui contenziosi tributari in corso. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che tale scelta comporta l’immediata inammissibilità del ricorso, per via della sopravvenuta carenza di interesse a proseguire il giudizio, anche se il debito non è stato ancora integralmente saldato. Analizziamo questa importante decisione.

I Fatti di Causa

Un ente religioso si opponeva a una cartella esattoriale emessa da un Comune per il pagamento della tassa sui rifiuti (TARSU) relativa all’annualità 2012. Dopo una decisione sfavorevole da parte della Commissione Tributaria Regionale, l’ente aveva proposto ricorso per cassazione.

Durante lo svolgimento del giudizio di legittimità, l’ente ha presentato istanza di adesione alla definizione agevolata dei carichi, nota come “rottamazione Quater”, prevista dalla Legge n. 197/2022. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha accolto la richiesta, comunicando il debito residuo da saldare a rate, con ultima scadenza fissata per novembre 2027.

La Scelta della Definizione Agevolata e le sue Conseguenze

La normativa sulla rottamazione prevede che il debitore, nell’aderire, si impegni a rinunciare ai giudizi pendenti relativi ai carichi inclusi nella sanatoria. Questa clausola è fondamentale. L’ente religioso, aderendo alla procedura, ha manifestato la volontà di chiudere la pendenza con il Fisco attraverso la via amministrativa e non più attraverso quella giudiziaria.

Di conseguenza, si è posto il problema della sorte del ricorso pendente in Cassazione. L’ente ha depositato una memoria per informare la Corte dell’avvenuta adesione alla sanatoria, ma il nodo da sciogliere era se il processo dovesse essere semplicemente sospeso in attesa del pagamento integrale o se dovesse essere definito immediatamente.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha stabilito che l’adesione alla definizione agevolata determina una “sopravvenuta carenza d’interesse” alla decisione. Questo significa che il ricorrente non ha più un interesse concreto e attuale a ottenere una sentenza sul merito della questione, avendo scelto una via alternativa per estinguere il debito.

I giudici hanno chiarito un punto cruciale: l’inammissibilità del ricorso non è subordinata all’effettivo e integrale pagamento delle somme dovute. L’impegno a rinunciare al giudizio, insito nella domanda di adesione, è sufficiente a far venir meno l’interesse processuale. La legge prevede la sospensione del processo “nelle more del pagamento”, ma secondo la Corte questa previsione non è compatibile con la struttura del giudizio di cassazione. L’adesione alla sanatoria è una scelta che priva di scopo la prosecuzione del contenzioso di legittimità.

Inoltre, la Corte ha specificato che, trattandosi di inammissibilità sopravvenuta per una causa non imputabile a un rigetto nel merito, non sussistono i presupposti per condannare il ricorrente al pagamento del cosiddetto “doppio contributo unificato”.

Le Conclusioni

Questa pronuncia consolida un principio di notevole importanza pratica: la scelta di aderire a una definizione agevolata è irreversibile dal punto di vista processuale. Il contribuente che opta per la rottamazione non può contemporaneamente mantenere in vita un contenzioso sullo stesso debito. La carenza di interesse a proseguire il giudizio sorge nel momento stesso in cui si aderisce alla sanatoria, rendendo il ricorso inammissibile. Di conseguenza, le spese di lite vengono interamente compensate tra le parti, e non si applicano sanzioni processuali come il raddoppio del contributo unificato.

Cosa succede a un processo tributario se aderisco alla definizione agevolata (rottamazione)?
Il processo viene dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. L’adesione alla rottamazione, che include l’impegno a rinunciare al giudizio, fa venir meno lo scopo di continuare la causa.

L’inammissibilità del ricorso scatta solo dopo aver pagato tutte le rate della rottamazione?
No. Secondo la Corte di Cassazione, l’inammissibilità è una conseguenza immediata dell’adesione alla definizione agevolata e dell’impegno a rinunciare al giudizio, a prescindere dal fatto che il pagamento sia rateizzato e non ancora completato.

Se il mio ricorso viene dichiarato inammissibile per adesione alla rottamazione, devo pagare il doppio del contributo unificato?
No. La Corte ha chiarito che in caso di inammissibilità sopravvenuta per questa specifica ragione, non si applica la sanzione del pagamento del cosiddetto “doppio contributo unificato”.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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