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Abuso del diritto IVA: quando è legittima la società?

La Corte di Cassazione ha stabilito che la costituzione di una società controllata per eseguire opere di ristrutturazione immobiliare non integra un abuso del diritto, anche se consente un risparmio d’imposta sull’IVA. La decisione si fonda sulla presenza di valide ragioni economiche e organizzative, come la necessità di separare attività con oggetti sociali diversi e gestire rischi differenti. Secondo la Corte, se l’operazione non ha come scopo predominante ed esclusivo il vantaggio fiscale, ma risponde a una logica imprenditoriale concreta, non può essere considerata elusiva.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Abuso del Diritto: La Cassazione Chiarisce i Limiti tra Pianificazione Fiscale e Elusione

L’ordinanza n. 17257/2024 della Corte di Cassazione affronta un tema cruciale per le imprese: la linea di demarcazione tra legittima pianificazione fiscale e abuso del diritto. Il caso riguarda la creazione di una società ad hoc per una ristrutturazione immobiliare, che ha permesso una detrazione IVA altrimenti non consentita. La Corte ha stabilito che la presenza di valide ragioni economiche rende l’operazione legittima, anche se ne deriva un vantaggio fiscale.

I Fatti di Causa

Una società operante nel settore socio-sanitario, la cui attività è esente da IVA, aveva la necessità di ristrutturare un vasto compendio immobiliare per trasformarlo in una struttura sanitaria polifunzionale. Poiché la sua attività era esente, la società non avrebbe potuto detrarre l’IVA sui costi dei lavori.

Per superare questo ostacolo, la società controllante ha costituito una società interamente controllata (la “società figlia”) con il compito specifico di realizzare la ristrutturazione. Questa nuova società, svolgendo un’attività imponibile ai fini IVA, ha potuto detrarre l’imposta relativa ai lavori.

L’Amministrazione Finanziaria ha contestato questa operazione, ritenendola un caso di abuso del diritto. Secondo l’Ufficio, l’intera struttura societaria era stata creata al solo scopo di ottenere l’indebito vantaggio fiscale della detrazione IVA, aggirando le norme vigenti.

La Questione dell’Abuso del Diritto nella Pianificazione Societaria

I giudici tributari di primo e secondo grado avevano già dato ragione al contribuente, negando la sussistenza dell’abuso. L’Amministrazione Finanziaria ha quindi proposto ricorso per cassazione, sostenendo che i giudici di merito non avessero valutato correttamente la natura puramente elusiva dell’operazione. La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere se la scelta di costituire una società separata fosse motivata da reali esigenze economiche o se fosse un mero artificio fiscale.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria, confermando le sentenze precedenti. I giudici hanno concluso che l’operazione era supportata da una solida e non marginale ragione economica e organizzativa, che andava oltre il semplice risparmio d’imposta.

Le Motivazioni della Corte: Ragioni Extrafiscali Prevalenti

Il cuore della motivazione della Corte risiede nell’analisi delle “ragioni extrafiscali” che hanno guidato la scelta imprenditoriale. La Corte ha evidenziato che l’oggetto sociale della società controllante limitava la sua capacità di intraprendere opere di ristrutturazione su immobili non ancora adibiti all’attività socio-sanitaria.

La creazione di una società dedicata, quindi, non era un artificio, ma una scelta organizzativa razionale per diversi motivi:

1. Separazione delle Attività: Ha permesso di tenere distinte l’attività di gestione di servizi socio-sanitari, con i suoi specifici rischi e competenze, da quella di una complessa ristrutturazione immobiliare, assimilabile a un’attività d’impresa differente.
2. Specializzazione: La nuova società poteva concentrarsi unicamente sulla realizzazione del progetto edilizio, seguendone le fasi in modo più efficace.
3. Contenimento del Rischio: La scelta ha evitato una concentrazione di compiti e rischi impropria in capo a un unico soggetto, la cui missione principale era un’altra.

Secondo la Corte, una condotta è abusiva solo se l’operazione economica ha come “elemento predominante ed assorbente” lo scopo di eludere il fisco. In questo caso, invece, il vantaggio fiscale era una conseguenza di una scelta imprenditoriale legittima e dotata di una sua autonoma causa concreta.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

L’ordinanza consolida un principio fondamentale in materia di abuso del diritto: la libertà di scelta del contribuente tra diverse opzioni organizzative è legittima, a condizione che non sia finalizzata unicamente a ottenere vantaggi fiscali. La presenza di valide ragioni economiche, organizzative e gestionali, non meramente marginali o teoriche, è sufficiente a “sterilizzare” l’accusa di elusione.

Per le imprese, questa sentenza rappresenta un’importante conferma: la strutturazione di operazioni societarie complesse, anche se portano a un carico fiscale inferiore, non è di per sé illegittima. È essenziale, tuttavia, essere in grado di dimostrare, in caso di contestazione, che tali operazioni sono fondate su una solida logica di business e non sono state architettate come un mero espediente per pagare meno tasse.

Quando la creazione di una nuova società per un progetto specifico costituisce abuso del diritto?
Costituisce abuso del diritto quando l’operazione ha come scopo predominante ed essenziale quello di ottenere un vantaggio fiscale indebito, senza essere supportata da valide e non marginali ragioni economiche o organizzative.

È sufficiente ottenere un risparmio fiscale per configurare un’operazione come elusiva?
No, il solo conseguimento di un risparmio d’imposta non è sufficiente. L’operazione è considerata abusiva solo se tale risparmio è l’obiettivo principale e l’intera costruzione giuridica appare artificiosa e priva di una reale sostanza economica.

Chi deve provare la presenza di valide ragioni economiche in un’operazione contestata per abuso del diritto?
Incombe sull’Amministrazione finanziaria la prova del disegno elusivo e della manipolazione degli schemi negoziali. Spetta invece al contribuente l’onere di dedurre e provare le valide giustificazioni economiche che stanno alla base dell’operazione, diverse dal mero risparmio tributario.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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