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Tentato furto in abitazione: quando scatta il reato?

La Cassazione conferma una misura cautelare per tentato furto in abitazione, chiarendo che l’ingresso furtivo in casa altrui, anche senza scasso, unito a comportamenti sospetti, è sufficiente a configurare gravi indizi di colpevolezza. Il ricorso della difesa, basato su una presunta ricerca di lavoro, è stato dichiarato inammissibile.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Tentato furto in abitazione: anche senza scasso è reato? L’analisi della Cassazione

Un recente caso esaminato dalla Corte di Cassazione ha riacceso i riflettori su una questione cruciale: quali comportamenti integrano il reato di tentato furto in abitazione? La sentenza n. 24749/2024 chiarisce che non sono necessari la forzatura della porta o l’uso di strumenti da scasso per configurare il reato. L’ingresso furtivo, unito a una condotta non giustificabile, può essere sufficiente a far scattare i gravi indizi di colpevolezza e, di conseguenza, misure restrittive come gli arresti domiciliari. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti del Caso: Ingresso Furtivo con la Scusa del Lavoro

Il caso riguarda una donna indagata per essersi introdotta nell’abitazione di una persona anziana. Secondo la ricostruzione, l’indagata era entrata nell’appartamento, la cui porta non era chiusa a chiave, e aveva iniziato ad aggirarsi all’interno, dirigendosi verso il salotto. La proprietaria di casa, intenta a cucinare, si accorgeva casualmente della sua presenza e, spaventata, iniziava a urlare, richiamando l’attenzione dei vicini che intervenivano e bloccavano l’intrusa. Quest’ultima, vistasi scoperta, avrebbe anche proferito minacce per tentare di fuggire.

La Tesi della Difesa: Assenza di Atti Univoci

La difesa dell’indagata ha presentato ricorso sostenendo che non vi fossero prove sufficienti per configurare il tentato furto. Secondo la versione della donna, il suo ingresso era finalizzato unicamente a chiedere lavoro come domestica o badante. La sua condotta, quindi, non sarebbe stata diretta ‘in modo non equivoco’ a commettere un furto, elemento necessario per la configurazione del tentativo secondo l’art. 56 del codice penale. La difesa ha lamentato un travisamento delle prove da parte dei giudici di merito.

Il Tentato Furto in Abitazione secondo i Giudici

Sia il Tribunale del Riesame prima, sia la Corte di Cassazione poi, hanno rigettato la tesi difensiva, confermando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. I giudici hanno ritenuto la giustificazione della ricerca di lavoro del tutto inverosimile e smentita dalle circostanze.

La Valutazione dei Gravi Indizi

La decisione si fonda su una valutazione complessiva degli elementi raccolti:
1. Modalità dell’ingresso: L’indagata è entrata di soppiatto, senza bussare al campanello (circostanza confermata dalla vittima e da un vicino), e si è subito diretta verso l’interno dell’appartamento.
2. Comportamento successivo: Anziché rimanere sull’uscio per presentarsi, è stata vista aggirarsi verso il soggiorno, un’area della casa dove non si trovava la proprietaria.
3. Reazione alla scoperta: Una volta scoperta, non ha cercato di chiarire l’equivoco, ma ha minacciato la vittima per assicurarsi la fuga.

Questi elementi, letti congiuntamente, sono stati considerati dai giudici come atti univocamente diretti all’impossessamento di beni altrui, interrotti solo dalla reazione della vittima.

I Limiti del Giudizio di Cassazione

La Corte Suprema ha colto l’occasione per ribadire la natura del proprio giudizio. Il ricorso per cassazione non serve a ottenere una nuova valutazione dei fatti, ma a controllare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del provvedimento impugnato. Poiché la motivazione del Tribunale era coerente, logica e priva di vizi di legge, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte ha sottolineato che la versione dell’indagata era in netta contraddizione non solo con il racconto della persona offesa, ma anche con le dichiarazioni dei vicini e dei familiari intervenuti. L’insieme delle circostanze, dall’ingresso silenzioso al movimento all’interno dell’abitazione, rendeva la tesi difensiva assolutamente inverosimile. L’intenzione di rubare, secondo i giudici, può essere desunta non solo da elementi oggettivi (come il possesso di strumenti da scasso), ma anche da elementi sintomatici e dal comportamento complessivo dell’agente. In questo caso, la condotta dell’indagata è stata ritenuta palesemente finalizzata alla ricerca di beni da sottrarre.

Le conclusioni: Quando l’Ingresso Diventa Tentato Furto

Questa sentenza conferma un principio fondamentale: per il tentato furto in abitazione, non è determinante la violenza o l’effrazione. Ciò che conta è l’intenzione predatoria, che può essere provata attraverso una serie di indizi gravi, precisi e concordanti. L’ingresso non autorizzato in un’abitazione, unito a un comportamento furtivo e non giustificabile, è sufficiente a integrare i gravi indizi del reato, legittimando l’applicazione di misure cautelari. La valutazione del giudice si basa sulla logica e sulla coerenza complessiva del quadro probatorio, non su singole giustificazioni se queste appaiono slegate dal contesto fattuale.

Per configurare il tentato furto in abitazione è necessario forzare la porta o usare strumenti da scasso?
No, secondo la sentenza non è necessario. L’ingresso furtivo e non autorizzato, unito a comportamenti che indicano in modo non equivoco l’intenzione di sottrarre beni (come aggirarsi all’interno della casa anziché rimanere sull’uscio), è sufficiente a integrare i gravi indizi del reato.

Affermare di essere entrati per cercare lavoro può escludere il reato di tentato furto in abitazione?
Non necessariamente. In questo caso, la Corte ha ritenuto tale giustificazione ‘assolutamente inverosimile’ e in contraddizione con le testimonianze della vittima e dei vicini. La credibilità di una simile scusa viene valutata nel contesto di tutti gli altri elementi indiziari, e se questi depongono per un intento predatorio, la giustificazione non è sufficiente a escludere il reato.

Cosa valuta la Corte di Cassazione in un ricorso contro una misura cautelare?
La Corte di Cassazione non riesamina i fatti né valuta l’attendibilità delle prove. Il suo compito è verificare che la decisione del tribunale precedente sia legalmente corretta e che la motivazione sia logica, coerente e non manifestamente illogica. Non può sostituire la propria valutazione a quella dei giudici di merito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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