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Tentato furto: il confine tra atto preparatorio e reato

La Cassazione annulla una condanna per tentato furto, stabilendo che il semplice affacciarsi alla portafinestra di un’abitazione, senza superare ostacoli o iniziare atti di effrazione, non costituisce un atto idoneo e univoco sufficiente a integrare il reato. La sentenza sottolinea la necessità di provare un pericolo concreto e attuale per il bene giuridico protetto.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Tentato furto: la Cassazione traccia il confine tra preparazione e azione

Un recente intervento della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24364 del 2024, offre un’importante lezione sul concetto di tentato furto, chiarendo quando un comportamento supera la soglia dei semplici atti preparatori per diventare un’azione penalmente rilevante. La questione centrale riguarda la necessità che gli atti siano “idonei” e “univoci” per configurare il reato.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da una condanna per tentato furto in abitazione. Un uomo era stato accusato di aver tentato di introdursi in un’abitazione privata. Il proprietario di casa, allertato dall’abbaiare del suo cane, aveva notato un individuo affacciato alla portafinestra del terrazzo posteriore, il quale si era poi dato alla fuga a bordo di una bicicletta. Sia in primo grado che in appello, l’imputato era stato ritenuto colpevole del reato.

Il Ricorso per Cassazione e il concetto di tentato furto

La difesa dell’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la decisione dei giudici di merito. Il motivo principale del ricorso si fondava sulla violazione dell’art. 56 del Codice Penale, che disciplina il delitto tentato. Secondo il difensore, la condotta del suo assistito – l’essersi semplicemente affacciato alla portafinestra – non possedeva il requisito dell’univocità. Un atto, per essere “univoco”, deve indicare in modo non ambiguo l’intenzione di commettere un reato. In questo caso, l’azione non dimostrava inequivocabilmente l’intento di rubare. Inoltre, non era stata provata l’idoneità dell’azione, ovvero la sua concreta pericolosità per il bene giuridico protetto.

I Requisiti del Tentativo Punibile

Perché si possa parlare di tentativo, il Codice Penale richiede due elementi fondamentali:
1. Idoneità degli atti: l’azione deve essere concretamente in grado di portare a compimento il reato.
2. Univocità degli atti: l’azione deve essere diretta in modo non equivoco a commettere il reato.
La giurisprudenza ha costantemente ribadito che questi requisiti devono essere valutati nel loro contesto, considerando le circostanze specifiche e secondo le normali regole di esperienza.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza di condanna e rinviando il caso a un’altra sezione della Corte d’Appello per un nuovo giudizio. I giudici supremi hanno rilevato una significativa lacuna nella motivazione della sentenza impugnata.
La Corte ha evidenziato come non fosse stato chiarito se l’imputato si fosse effettivamente introdotto, anche solo parzialmente, nell’abitazione o se si fosse limitato a rimanere sul terrazzo, accanto alla portafinestra. Questa incertezza è cruciale.
Secondo la Cassazione, la condotta di rimanere all’esterno dell’abitazione, limitandosi ad affacciarsi, non può essere considerata, senza ulteriori elementi, una manifestazione di un piano criminoso già entrato nella fase esecutiva. I giudici di merito non avevano adeguatamente spiegato perché tale comportamento dovesse essere interpretato come un atto univocamente diretto al furto. Mancava, inoltre, una descrizione dello stato dei luoghi che potesse chiarire se l’imputato avesse dovuto superare ostacoli per raggiungere il terrazzo, un elemento che avrebbe potuto conferire un significato diverso alla sua presenza in quel luogo.
La Corte ha ribadito che, per configurare il tentato furto, non è sufficiente un’intenzione criminosa, ma è necessario che l’agente abbia iniziato l’esecuzione del reato con atti che creino un pericolo attuale e concreto per il patrimonio della vittima. Nel caso di specie, questa prova non era stata raggiunta.

Conclusioni

La sentenza in esame rappresenta un importante promemoria sui principi fondamentali che governano il delitto tentato. La Suprema Corte riafferma che il confine tra atti preparatori non punibili e l’inizio dell’esecuzione di un reato deve essere tracciato con rigore. Per una condanna per tentato furto, non basta trovarsi in una situazione sospetta o in prossimità di un obiettivo; è indispensabile che la condotta, valutata nel suo complesso, riveli in modo inequivocabile l’intenzione di commettere il reato e sia concretamente idonea a lederne il bene protetto. Questa decisione impone ai giudici di merito un’analisi più approfondita e rigorosa delle circostanze di fatto, evitando di basare una condanna su mere congetture.

Affacciarsi a una finestra di un’abitazione è sufficiente per configurare un tentato furto?
No, secondo questa sentenza, il solo fatto di affacciarsi a una portafinestra, rimanendo all’esterno dell’abitazione, non è di per sé sufficiente a configurare il reato di tentato furto. È necessario che la condotta sia accompagnata da ulteriori elementi che ne dimostrino l’idoneità e l’univocità, come il superamento di ostacoli o l’inizio di manovre di effrazione.

Cosa significa che gli atti devono essere “univoci” per un tentativo punibile?
Significa che gli atti compiuti devono rivelare in modo chiaro e inequivocabile, secondo le norme di esperienza comune, l’intenzione di commettere un determinato delitto. La condotta non deve prestarsi a interpretazioni alternative e deve essere oggettivamente diretta a realizzare il reato programmato.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la condanna?
La Corte ha annullato la condanna perché la motivazione della sentenza d’appello era insufficiente e contraddittoria. Non era stato provato con certezza che l’imputato avesse iniziato l’esecuzione del furto, né che la sua condotta (rimanere sul terrazzo e affacciarsi) fosse inequivocabilmente diretta a rubare, mancando così la prova dei requisiti di idoneità e univocità degli atti richiesti per il tentato furto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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