LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Sequestro preventivo: la motivazione sul periculum

La Cassazione conferma un sequestro preventivo di denaro, ritenendolo sproporzionato rispetto ai redditi familiari. La Corte chiarisce che per il contante, il ‘periculum in mora’ è presunto dalla sua facile spendibilità, non richiedendo una motivazione complessa.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Sequestro Preventivo di Denaro: Quando la Motivazione sul Pericolo è Valida?

Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca rappresenta uno strumento fondamentale nel contrasto ai reati patrimoniali e al narcotraffico. Tuttavia, la sua applicazione deve rispettare precisi requisiti di legge, in particolare per quanto riguarda la motivazione. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24612/2024) offre chiarimenti cruciali sul cosiddetto periculum in mora (il pericolo nel ritardo), specialmente quando oggetto del sequestro è del denaro contante. La Corte ha stabilito che, per il denaro, il rischio di dispersione può essere considerato intrinseco, semplificando l’onere motivazionale del giudice.

I Fatti del Processo: Dal Sequestro al Ricorso in Cassazione

Il caso ha origine da un’indagine per reati legati al traffico di stupefacenti. Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell’ordine rinvenivano e sequestravano una somma di 13.500 euro in contanti. Il Giudice per le Indagini Preliminari convalidava il sequestro d’urgenza e ne disponeva il mantenimento come sequestro preventivo finalizzato alla confisca, ai sensi dell’art. 240 bis del codice penale.

L’indagato presentava istanza di riesame, sostenendo che il provvedimento fosse illegittimo per totale mancanza di motivazione sul periculum in mora, ovvero sul rischio concreto che la somma potesse essere dispersa prima della fine del processo. Il Tribunale del Riesame rigettava l’istanza, confermando il sequestro. Contro questa decisione, la difesa proponeva ricorso in Cassazione, ribadendo la carenza motivazionale e contestando la valutazione del Tribunale sulla sproporzione tra la somma e i redditi del nucleo familiare.

Le Doglianze del Ricorrente: Motivazione Mancante o Apparente

Il ricorso si fondava principalmente su due argomenti:

1. Mancanza di motivazione originaria: Secondo la difesa, il primo provvedimento del GIP non spiegava affatto perché esistesse un pericolo concreto di dispersione del denaro. La motivazione si sarebbe concentrata solo sul fumus boni iuris (la probabilità del reato), omettendo del tutto il periculum.
2. Motivazione integrativa illegittima: Di conseguenza, il Tribunale del Riesame, nel confermare il sequestro, avrebbe illegittimamente integrato una motivazione mancante, cosa non consentita dalla legge. La difesa ha inoltre definito la motivazione del Tribunale come meramente apparente, basata sulla generica spendibilità del denaro, un fatto comune a chiunque.

L’Analisi della Corte sul Sequestro Preventivo e il Periculum in Mora

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo infondate tutte le censure. Gli Ermellini hanno chiarito che il provvedimento del GIP, seppur conciso, conteneva una motivazione sufficiente sul pericolo, individuandolo nel rischio di dispersione patrimoniale derivante dall’inserimento dell’indagato in circuiti criminali legati al narcotraffico.

Il punto centrale della decisione riguarda la natura del bene sequestrato: il denaro contante. La Corte ha sottolineato che il denaro è un bene per sua natura fungibile e facilmente occultabile o spendibile. Pertanto, il periculum in mora è quasi intrinseco alla sua stessa esistenza. Non è necessaria una complessa argomentazione per dimostrare che l’indagato potrebbe spenderlo per le necessità quotidiane o reimpiegarlo, rendendo vana un’eventuale futura confisca.

Le Motivazioni della Decisione

La Suprema Corte ha basato la sua decisione su principi consolidati. In primo luogo, ha evidenziato che, a differenza del sequestro preventivo ‘impeditivo’ (art. 321, co. 1 c.p.p.), quello finalizzato alla confisca si fonda sulla mera confiscabilità del bene. Tuttavia, anche in questo caso, è necessaria una motivazione, seppur concisa, sul periculum.

Nel caso specifico, la motivazione del Tribunale è stata giudicata adeguata e non apparente. I giudici del riesame avevano correttamente evidenziato la sproporzione tra l’ingente somma in contanti (pari a circa metà del reddito annuo del padre dell’indagato, unica fonte di reddito dichiarata) e la capacità economica del nucleo familiare. Questa sproporzione, unita alla natura del reato contestato, rendeva concreto e attuale il pericolo che tale somma, di presunta provenienza illecita, venisse rapidamente dispersa.

La Corte ha ribadito che è sufficiente l’indicazione che il bene potrebbe essere ‘modificato, disperso, deteriorato, utilizzato o alienato’ nelle more del giudizio per ritenere soddisfatto l’onere motivazionale, soprattutto quando si tratta di denaro contante.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche

La sentenza consolida un orientamento giurisprudenziale di grande importanza pratica. Stabilisce che, in caso di sequestro preventivo di denaro contante nell’ambito di reati che generano profitto illecito, la motivazione sul periculum in mora non deve essere particolarmente articolata. Il giudice può legittimamente basarsi sulla combinazione di due fattori:

1. La sproporzione tra la somma e il reddito lecito dell’indagato.
2. La natura stessa del bene, ovvero la sua facile spendibilità e occultabilità.

Questa pronuncia fornisce alle procure e ai giudici uno strumento agile per assicurare alla giustizia i proventi di attività criminali, bilanciando le esigenze cautelari con il diritto di difesa, che può sempre dimostrare la provenienza lecita delle somme per ottenerne la restituzione.

Perché è stato confermato il sequestro preventivo del denaro?
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro perché ha ritenuto la somma di 13.500 euro sproporzionata rispetto ai redditi leciti del nucleo familiare dell’indagato e perché il denaro contante è un bene che, per sua natura, si presume possa essere facilmente speso o nascosto, integrando così il requisito del ‘periculum in mora’.

Quale tipo di motivazione è richiesta per il ‘periculum in mora’ nel sequestro di contanti?
La sentenza chiarisce che per il denaro contante è sufficiente una motivazione concisa. Il pericolo di dispersione può essere desunto dalla stessa natura del bene, che è facilmente spendibile e reimpiegabile. Non è necessario dimostrare un piano specifico dell’indagato per occultare i fondi.

Il Tribunale del Riesame può aggiungere una motivazione che mancava nel primo provvedimento di sequestro?
No, il Tribunale del Riesame non può integrare una motivazione completamente assente, poiché ciò renderebbe nullo il provvedimento. Tuttavia, può esaminare e confermare la validità della motivazione del primo giudice, anche se espressa in modo sintetico, come avvenuto in questo caso in cui il pericolo era stato collegato all’inserimento dell’indagato in circuiti criminali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati