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Ricorso inammissibile: no alla prescrizione del reato

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24464/2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile, chiarendo un principio fondamentale: l’inammissibilità genetica dell’impugnazione impedisce al giudice di legittimità di dichiarare l’estinzione del reato per prescrizione, anche se questa è maturata successivamente alla sentenza d’appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: la Prescrizione Non Salva l’Imputato

Un recente provvedimento della Corte di Cassazione, l’ordinanza n. 24464 del 2024, affronta un tema cruciale della procedura penale: gli effetti di un ricorso inammissibile sulla possibilità di dichiarare l’estinzione del reato per prescrizione. La Corte ha stabilito che se l’impugnazione è geneticamente viziata, non si può dichiarare la prescrizione maturata dopo la pronuncia della sentenza di appello. Questa decisione ribadisce la rigidità dei requisiti di ammissibilità dei ricorsi e le conseguenze negative per chi li presenta senza fondamento.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Palermo in data 27 ottobre 2023. L’unico motivo di ricorso sollevato dalla difesa riguardava la richiesta di declaratoria di estinzione del reato per prescrizione. In particolare, si sosteneva che il termine massimo di prescrizione sarebbe scaduto il 21 novembre 2023, ovvero in un momento successivo alla sentenza di secondo grado ma precedente alla discussione del ricorso in Cassazione.

La Decisione della Corte sul Ricorso Inammissibile

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, pertanto, inammissibile. I giudici hanno chiarito che la questione della prescrizione, così come posta dal ricorrente, era del tutto irrilevante ai fini della decisione. La Corte ha stabilito un principio netto: un ricorso inammissibile impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale di impugnazione. Di conseguenza, il giudice di legittimità non ha il potere di prendere in considerazione cause di estinzione del reato, come la prescrizione, maturate in un momento successivo alla pronuncia della sentenza impugnata. L’inammissibilità del ricorso ha quindi precluso ogni valutazione nel merito, compresa quella sulla prescrizione.

Le Motivazioni della Sentenza

La motivazione della Corte si fonda su un consolidato orientamento giurisprudenziale. Il punto centrale è la cosiddetta “genetica inammissibilità” del ricorso. Quando un’impugnazione è priva dei requisiti essenziali previsti dalla legge, essa è considerata come se non fosse mai stata validamente proposta. Questo vizio originario impedisce al ricorso di produrre qualsiasi effetto, incluso quello di mantenere “vivo” il processo per consentire la maturazione di cause estintive. In altre parole, la sentenza di appello diventa definitiva nel momento in cui viene accertata l’inammissibilità del ricorso, e tutti gli eventi successivi a tale sentenza, come la scadenza del termine di prescrizione, diventano irrilevanti. Sulla base di questa inammissibilità, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000 euro in favore della cassa delle ammende.

Le Conclusioni

Questa ordinanza offre importanti spunti pratici. In primo luogo, evidenzia i gravi rischi connessi alla presentazione di un ricorso palesemente infondato o viziato. Un ricorso inammissibile non solo non porta ad alcun risultato favorevole, ma cristallizza la condanna e comporta sanzioni economiche aggiuntive per il ricorrente. In secondo luogo, ribadisce che la prescrizione non può essere utilizzata come un’ancora di salvezza “a tempo”, sperando che i tempi della giustizia consentano di raggiungere il termine di estinzione. Se l’impugnazione è viziata all’origine, il “cronometro” della prescrizione si ferma, per così dire, alla data della sentenza precedente. Pertanto, è fondamentale che ogni impugnazione sia basata su motivi solidi e giuridicamente pertinenti per evitare una declaratoria di inammissibilità e le relative conseguenze pregiudizievoli.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato perché l’unico motivo, relativo alla prescrizione maturata dopo la sentenza d’appello, è stato considerato irrilevante a causa della natura stessa dell’inammissibilità, che impedisce la formazione di un valido rapporto processuale.

La Corte di Cassazione può dichiarare la prescrizione del reato se questa matura dopo la sentenza d’appello?
No, secondo questa ordinanza, se il ricorso è geneticamente inammissibile, la Corte non può dichiarare l’estinzione del reato per prescrizione maturata successivamente alla pronuncia della sentenza impugnata. L’inammissibilità preclude tale declaratoria.

Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
In conseguenza della declaratoria di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è stato condannato, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000 euro in favore della cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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