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Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio di Cassazione

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un’imputata condannata per tentato omicidio. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi presentati, che miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita nel giudizio di legittimità. La sentenza ribadisce che il ricorso inammissibile comporta la condanna alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: la Cassazione e il Tentato Omicidio

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un’imputata condannata in primo e secondo grado per tentato omicidio. Questa decisione offre un’importante lezione sui limiti del giudizio di legittimità e sulla necessità di formulare motivi di ricorso specifici e pertinenti, anziché tentare di ottenere una terza valutazione dei fatti. Analizziamo insieme i dettagli di questa pronuncia.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine da una condanna a otto anni di reclusione inflitta dal Tribunale e successivamente confermata dalla Corte di Appello. L’accusa era grave: tentato omicidio e violazioni in materia di armi. L’imputata, ritenendo errata la valutazione dei giudici di merito, ha deciso di portare il caso davanti alla Suprema Corte, sperando in un annullamento della condanna.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

La difesa ha articolato il ricorso su due principali doglianze:

1. Carenza di logica e di motivazione: L’imputata lamentava che i giudici di appello non avessero adeguatamente valutato le sue dichiarazioni rese in sede di interrogatorio e, al contempo, avessero erroneamente interpretato le dichiarazioni della persona offesa.
2. Errata qualificazione del reato: Secondo la difesa, dal quadro probatorio non emergeva con certezza la cosiddetta “volontà omicidiaria”, ovvero l’intenzione di uccidere. Di conseguenza, il fatto non avrebbe dovuto essere qualificato come tentato omicidio.

La Decisione della Corte: un Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ha respinto entrambe le censure, dichiarando il ricorso inammissibile. Questa decisione non entra nel merito della colpevolezza o innocenza dell’imputata, ma si concentra sulla correttezza formale e sostanziale dei motivi di appello. La Corte ha stabilito che le argomentazioni della difesa erano palesemente infondate e non idonee a superare il vaglio di legittimità.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte ha fornito una spiegazione dettagliata per la sua decisione. Sul primo motivo, ha chiarito che non è sufficiente lamentare la mancata valutazione di una prova “contraria”. La parte che impugna ha l’onere di spiegare in che modo quella specifica prova, se correttamente valutata, avrebbe potuto modificare l’esito del giudizio. Nel caso di specie, la critica era generica e non specificava perché la valutazione delle dichiarazioni (sia dell’imputata che della persona offesa) fosse stata errata.

Per quanto riguarda il secondo motivo, relativo alla volontà omicidiaria, la Cassazione ha osservato che la questione era già stata ampiamente e logicamente trattata dalla Corte di Appello. Sollecitare la Suprema Corte a riesaminare questo aspetto equivale a chiederle di compiere una nuova valutazione dei fatti, un’attività che è preclusa nel giudizio di legittimità. Il ruolo della Cassazione, infatti, non è quello di un “terzo grado” di giudizio sul merito, ma di controllore della corretta applicazione della legge e della coerenza logica della motivazione delle sentenze precedenti.

Le Conclusioni

Questa ordinanza riafferma un principio cardine del nostro sistema processuale: il ricorso in Cassazione deve basarsi su vizi di legittimità specifici e non può trasformarsi in un pretesto per ridiscutere l’intero quadro probatorio. La conseguenza di un ricorso inammissibile, come in questo caso, è severa: la condanna diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende, qui quantificata in 3.000 euro. La decisione serve da monito sull’importanza di redigere impugnazioni tecnicamente fondate, evitando argomentazioni generiche destinate a un inevitabile rigetto.

Perché il ricorso dell’imputata è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi erano generici e miravano a una nuova valutazione dei fatti. La difesa non ha specificato come le prove asseritamente trascurate avrebbero potuto cambiare l’esito del processo e ha chiesto alla Cassazione di riesaminare il merito della questione, compito che non le spetta.

Qual è la differenza tra giudizio di merito e giudizio di legittimità?
Il giudizio di merito (primo grado e appello) accerta i fatti del caso e determina la colpevolezza o l’innocenza. Il giudizio di legittimità, svolto dalla Corte di Cassazione, non riesamina i fatti, ma controlla che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge e abbiano motivato la loro decisione in modo logico e non contraddittorio.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Come stabilito dall’art. 616 c.p.p., la dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di denaro (in questo caso 3.000 euro) a favore della cassa delle ammende, a titolo di sanzione per aver adito la Corte senza fondati motivi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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