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Ricorso inammissibile e motivazione per relationem

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da tre imputati condannati per reati contro il paesaggio. Il ricorso è stato respinto perché basato su mere contestazioni di fatto, non ammesse in sede di legittimità. La Corte ha inoltre confermato la validità della motivazione “per relationem” della Corte d’Appello, ritenendola sufficiente, logica e coerente, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso inammissibile: la Cassazione chiarisce i limiti del giudizio di legittimità

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce i principi fondamentali che regolano l’ammissibilità dei ricorsi, chiarendo perché un ricorso inammissibile non possa essere esaminato nel merito. Il caso in esame offre uno spunto prezioso per comprendere la distinzione tra questioni di fatto e questioni di diritto e il valore della motivazione per relationem nelle sentenze di appello.

I fatti del caso

Tre individui venivano condannati nei primi due gradi di giudizio per una serie di reati, tra cui la violazione di norme a tutela del paesaggio. Ritenendo ingiusta la condanna, gli imputati decidevano di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. Il loro unico motivo di doglianza si concentrava su una presunta mancanza, contraddittorietà e illogicità della motivazione della sentenza d’appello, sostenendo che non vi fosse una prova certa della loro responsabilità.

Analisi del ricorso inammissibile

La Suprema Corte, nell’analizzare il ricorso, lo ha immediatamente qualificato come ricorso inammissibile. I giudici hanno osservato che le censure mosse dagli imputati non riguardavano errori nell’applicazione della legge (vizi di legittimità), ma si traducevano in “mere doglianze in punto di fatto”. In altre parole, i ricorrenti chiedevano alla Cassazione di effettuare una nuova valutazione delle prove e dei fatti, un’attività che è preclusa al giudice di legittimità. Il compito della Cassazione, infatti, non è quello di stabilire come sono andati i fatti, ma di verificare che i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge e abbiano motivato la loro decisione in modo logico e coerente.

La legittimità della motivazione per relationem

Un aspetto centrale della decisione riguarda la validità della cosiddetta motivazione per relationem. I ricorrenti lamentavano un difetto di motivazione, ma la Corte ha rilevato che la sentenza d’appello era pienamente sufficiente e logica. I giudici di secondo grado avevano fatto riferimento alla sentenza di primo grado, recependo in modo critico le argomentazioni e approfondendo specifici aspetti contestati dalla difesa.

La Cassazione, citando un proprio precedente consolidato (sent. n. 19619/2014), ha ricordato che tale modo di motivare è perfettamente legittimo quando la sentenza di secondo grado non si limita a un mero rinvio, ma dimostra di aver riesaminato criticamente il materiale probatorio alla luce delle obiezioni sollevate nell’atto di appello. Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva congruamente argomentato la responsabilità penale degli imputati basandosi sulla chiara descrizione dei fatti contenuta negli atti processuali, ritenendo irrilevanti le piccole discrasie (come gli orari esatti) evidenziate dalla difesa, in quanto non incidevano sulla dinamica complessiva degli eventi.

Le motivazioni della Corte

La Corte di Cassazione ha concluso che il ricorso doveva essere dichiarato inammissibile per due ragioni principali. In primo luogo, le critiche sollevate erano costituite da mere doglianze fattuali, che esulano dal perimetro del giudizio di legittimità. In secondo luogo, il presunto difetto di motivazione era insussistente, poiché la sentenza impugnata conteneva una motivazione pienamente sufficiente, logica e coerente, anche attraverso l’uso legittimo della tecnica per relationem.

Le conclusioni

La dichiarazione di inammissibilità ha comportato conseguenze significative per i ricorrenti. Essi sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000 euro ciascuno alla Cassa delle Ammende. La Corte ha specificato che tale condanna è dovuta anche all’assenza di elementi che potessero escludere un profilo di colpa nella proposizione di un ricorso palesemente infondato. Questa ordinanza serve da monito: il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono ridiscutere i fatti, ma uno strumento volto a garantire l’uniforme interpretazione della legge e la tenuta logica delle decisioni giudiziarie.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando non verte su questioni di diritto (violazioni di legge o vizi di motivazione), ma si limita a contestare la ricostruzione dei fatti o la valutazione delle prove fatte dai giudici di merito, trasformandosi in “mere doglianze in punto di fatto”.

Cosa si intende per motivazione “per relationem” e quando è legittima?
La motivazione “per relationem” si ha quando una sentenza (in questo caso, d’appello) motiva la propria decisione richiamando le argomentazioni contenute in un altro atto, come la sentenza di primo grado. È legittima quando il richiamo non è acritico, ma il giudice dimostra di aver riesaminato e approfondito gli aspetti contestati dalla difesa.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e, in assenza di elementi che escludano la colpa, anche al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle Ammende, come sanzione per aver adito la Corte con un ricorso infondato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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