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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti

Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un’errata valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: il suo compito non è quello di riesaminare i fatti (il cosiddetto ‘terzo grado di merito’), attività riservata esclusivamente ai tribunali di primo e secondo grado. La decisione sottolinea i rigidi confini del ricorso in Cassazione, che deve vertere su questioni di diritto e non di fatto.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso in Cassazione: Quando il Riesame dei Fatti è Inammissibile

Comprendere i limiti del ricorso in Cassazione è fondamentale per chiunque affronti un procedimento penale. Non si tratta di un ‘terzo grado di giudizio’ dove poter ridiscutere l’intera vicenda, ma di un controllo sulla corretta applicazione della legge. Un’ordinanza recente della Suprema Corte lo ribadisce con chiarezza, dichiarando inammissibile l’appello di un imputato che chiedeva proprio una nuova valutazione delle prove a suo carico. Analizziamo insieme questo caso per capire perché la Corte non può trasformarsi in un giudice dei fatti.

I Fatti del Caso: Una Condanna per Guida in Stato di Ebbrezza

La vicenda processuale ha origine con la condanna di un automobilista da parte del Tribunale di Modena alla pena di quattro mesi di arresto e 2.500 euro di ammenda. L’accusa era quella prevista dall’articolo 186 del Codice della Strada, ovvero guida in stato di ebbrezza. La sentenza è stata successivamente confermata in toto dalla Corte di Appello di Bologna.

Non ritenendosi soddisfatto dell’esito dei primi due gradi di giudizio, l’imputato, tramite il suo difensore, ha deciso di presentare ricorso in Cassazione.

Il Motivo del Ricorso: Una Critica alla Valutazione dei Fatti

L’imputato ha basato il suo ricorso in Cassazione su un unico motivo: la presunta mancanza, contraddittorietà e illogicità della motivazione delle sentenze precedenti. In sostanza, egli sosteneva che i giudici di merito avessero commesso un errore nella valutazione dei presupposti fattuali che avevano portato al riconoscimento della sua responsabilità penale. La difesa chiedeva, di fatto, una riconsiderazione delle prove e una diversa interpretazione delle circostanze.

La Decisione della Suprema Corte: L’Inammissibilità del Ricorso

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha respinto categoricamente la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un principio cardine del nostro ordinamento processuale: la netta distinzione tra il giudizio di merito e il giudizio di legittimità.

Le Motivazioni: Il Divieto di ‘Rilettura’ degli Elementi di Fatto nel Ricorso in Cassazione

La Corte ha spiegato che esula completamente dai suoi poteri compiere una ‘rilettura’ degli elementi di fatto che sono stati posti a fondamento della decisione impugnata. L’apprezzamento delle prove e la ricostruzione dei fatti sono compiti riservati in via esclusiva al giudice di merito (Tribunale e Corte d’Appello). Prospettare una valutazione delle risultanze processuali diversa e più favorevole, come ha tentato di fare il ricorrente, non costituisce un vizio di legittimità che la Cassazione possa sindacare.

Gli Ermellini hanno inoltre precisato che, anche dopo le modifiche legislative all’articolo 606 del codice di procedura penale, la natura del controllo della Cassazione sui vizi della motivazione rimane invariata. È preclusa al giudice di legittimità la pura e semplice rilettura degli elementi di fatto o l’adozione di nuovi e diversi parametri per la loro valutazione. Le censure che si risolvono nella richiesta di una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito non sono consentite.

In questo caso, il ricorrente non ha evidenziato un vizio logico-giuridico nel percorso argomentativo della Corte territoriale, ma ha semplicemente invocato un’inammissibile considerazione alternativa del compendio probatorio.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche e Costi

Questa pronuncia conferma che un ricorso in Cassazione deve essere costruito su solide argomentazioni in diritto, evidenziando specifiche violazioni di legge o vizi manifesti di logicità nella motivazione della sentenza, e non su un mero disaccordo con la valutazione delle prove. Tentare di ottenere un ‘terzo grado di merito’ è una strategia destinata al fallimento e che comporta conseguenze economiche. Infatti, alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso è seguita, come per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare le prove e i fatti di un processo?
No. Sulla base di quanto stabilito nell’ordinanza, la Corte di Cassazione non può compiere una ‘rilettura’ degli elementi di fatto. Il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge (giudizio di legittimità), mentre la valutazione delle prove è riservata ai giudici di merito (primo e secondo grado).

Per quale motivo il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, invece di contestare vizi di legge o procedurali, proponeva una diversa e alternativa valutazione dei fatti già esaminati dai giudici precedenti, un’attività che esula dai poteri della Corte di Cassazione.

Quali sono le conseguenze di un ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità comporta, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende. In questo specifico caso, la somma è stata fissata in 3.000,00 euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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