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Perquisizione art. 41 TULPS: i limiti del controllo

La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di una perquisizione art. 41 TULPS eseguita dalla polizia giudiziaria anche in assenza di un’indagine formale e sulla base di indizi, comprese fonti confidenziali. Il caso riguardava un ricorso contro la convalida di una perquisizione per la ricerca di armi, che aveva avuto esito negativo. La Corte ha chiarito che il controllo giurisdizionale su tali atti si deve basare sul verbale delle operazioni, senza la necessità di acquisire l’intero fascicolo delle indagini, data la natura preventiva e urgente di questo strumento.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Perquisizione art. 41 TULPS: Legittima anche senza Indagini Formali

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fornito importanti chiarimenti sui presupposti di legittimità della perquisizione art. 41 TULPS, uno strumento cruciale per la prevenzione e repressione dei reati in materia di armi. La Corte ha stabilito che tale attività di ricerca può essere valida anche se non preceduta da un’formale indagine penale, basandosi su indizi raccolti dalla polizia giudiziaria.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da una perquisizione per la ricerca di armi, eseguita dalla polizia giudiziaria ai sensi dell’art. 41 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.) presso l’abitazione di un cittadino. La perquisizione aveva dato esito negativo. Successivamente, il Pubblico Ministero aveva convalidato l’operato della polizia.

La persona sottoposta a controllo presentava opposizione al Giudice per le indagini preliminari (G.i.p.), lamentando due principali violazioni:
1. Il Giudice non aveva acquisito l’intero fascicolo delle indagini, decidendo unicamente sulla base del verbale di perquisizione e del decreto di convalida.
2. La perquisizione si fondava su elementi indiziari insufficienti e su fonti confidenziali inidonee a giustificare un atto così invasivo.

Il G.i.p. rigettava l’opposizione, ritenendo legittimo l’operato della polizia. Contro tale decisione, l’interessato proponeva ricorso per Cassazione.

La Questione Giuridica: I Limiti del Controllo sulla Perquisizione

Il cuore della questione sottoposta alla Suprema Corte riguardava l’ambito del controllo giurisdizionale sulla perquisizione art. 41 TULPS. In particolare, si chiedeva di chiarire se, per valutare la legittimità dell’atto, il giudice debba esaminare l’intero compendio investigativo o se possa limitarsi al verbale redatto dalla polizia.

Inoltre, il ricorso sollevava il tema della sufficienza degli indizi necessari per attivare questo specifico potere di perquisizione, che ha una natura marcatamente preventiva e derogatoria rispetto alle norme ordinarie del codice di procedura penale.

Analisi della perquisizione art. 41 TULPS

La Corte di Cassazione, nel respingere il ricorso, ha svolto un’analisi approfondita della natura e della funzione della perquisizione art. 41 TULPS. Questo strumento è stato descritto come un potere speciale conferito alla polizia giudiziaria per agire con prontezza ed efficacia in situazioni che mettono a rischio la sicurezza e l’ordine pubblico, come la detenzione abusiva di armi, munizioni o esplosivi. La sua finalità è principalmente preventiva.

Le Motivazioni della Corte

I giudici hanno chiarito che, proprio per la sua natura preventiva, questa perquisizione non presuppone necessariamente l’esistenza di una formale notizia di reato o l’avvio di un procedimento penale. Può essere eseguita anche solo sulla base di “notizia, anche se per indizio”, della presenza di armi illegalmente detenute. Di conseguenza, non è richiesta la cosiddetta discovery (la scoperta degli atti) dell’intero fascicolo d’indagine, che potrebbe non esistere o la cui divulgazione potrebbe pregiudicare il prosieguo delle investigazioni.

La Corte ha stabilito che il controllo del giudice sull’opposizione deve concentrarsi sui presupposti sostanziali che hanno giustificato l’atto, così come consacrati nel verbale di perquisizione. È questo l’atto che illustra le ragioni dell’intervento d’urgenza della polizia. Nel caso specifico, esistevano indizi precisi e non semplici sospetti: il soggetto era stato visto in compagnia di un individuo autore di un furto di armi, il quale aveva dichiarato di averle cedute a cittadini della stessa nazionalità e residenti nella medesima zona del ricorrente. Questi elementi, uniti a una nota confidenziale che corroborava la presenza di un’arma, sono stati ritenuti sufficienti a fondare il potere di perquisire.

Le Conclusioni

La sentenza ribadisce che la perquisizione art. 41 TULPS è uno strumento derogatorio ma costituzionalmente legittimo, bilanciato dalla necessità di proteggere interessi preminenti della collettività. Il controllo giurisdizionale, introdotto per colmare un vuoto di tutela, deve essere effettivo ma focalizzato sulla legittimità sostanziale dell’atto di polizia, come documentato nel relativo verbale. Non è necessaria l’acquisizione di ulteriori atti d’indagine, e gli indizi possono provenire anche da fonti confidenziali, purché logici e fattuali, e non meri convincimenti personali degli agenti.

Una perquisizione per ricerca di armi ai sensi dell’art. 41 T.U.L.P.S. è legittima anche se non ci sono indagini preliminari in corso?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che tale perquisizione, avendo carattere principalmente preventivo, non presuppone l’esistenza di una notizia di reato o l’avvio di un’indagine formale. Può essere eseguita anche solo sulla base di notizie, puramente indiziarie, della presenza di armi detenute abusivamente.

Su quali documenti si basa il giudice per decidere sull’opposizione a una perquisizione di iniziativa della polizia?
Il giudice deve basare la sua valutazione principalmente sul verbale delle operazioni di perquisizione redatto dalla polizia giudiziaria. Questo atto documenta i presupposti e le ragioni dell’intervento e costituisce l’elemento centrale per verificare la legittimità dell’operato.

Le informazioni provenienti da una fonte confidenziale possono giustificare una perquisizione ai sensi dell’art. 41 T.U.L.P.S.?
Sì. La facoltà di perquisizione prevista da questa norma può fondarsi sull’esistenza di dati logico-fattuali idonei a rappresentare la verosimile presenza di armi, e tali dati possono essere raccolti anche tramite fonti confidenziali, non essendo necessario che siano acquisiti secondo i modelli procedurali ordinari del codice di rito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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