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Pene sostitutive appello: quando richiederle?

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la mancata applicazione di pene sostitutive in appello. La Corte chiarisce che la richiesta deve essere esplicitamente formulata nei motivi di appello, in base al principio devolutivo. Non si può contestare in Cassazione una mancata applicazione se non è stata preventivamente richiesta al giudice di secondo grado.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pene Sostitutive in Appello: l’Onere della Richiesta Specifica

L’applicazione delle pene sostitutive in appello è un tema di grande rilevanza pratica nella difesa penale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 24876/2024) ha ribadito un principio fondamentale: la possibilità di accedere a queste misure alternative alla detenzione nel giudizio di secondo grado è strettamente legata a una specifica richiesta da parte della difesa. In assenza di tale istanza, non è possibile lamentare in sede di legittimità la mancata concessione del beneficio. Analizziamo la decisione per comprendere le sue implicazioni.

I Fatti di Causa: un Lungo Percorso Processuale

Il caso trae origine da una condanna emessa dal Tribunale per reati fiscali. La sentenza veniva confermata dalla Corte d’Appello, ma successivamente annullata parzialmente con rinvio dalla Corte di Cassazione. Il giudizio di rinvio si concludeva con una riduzione della pena detentiva a nove mesi di reclusione. Contro quest’ultima decisione, l’imputato proponeva un nuovo ricorso per cassazione, basato su tre motivi principali, tra cui la mancata applicazione dell’art. 545-bis del codice di procedura penale, che disciplina appunto le pene sostitutive.

Le Censure dell’Imputato e le Pene Sostitutive in Appello

La difesa lamentava principalmente due violazioni procedurali legate alle pene sostitutive in appello:
1. Inosservanza dell’art. 545-bis c.p.p.: Si contestava al giudice di secondo grado di non aver dato avviso alle parti, dopo la lettura del dispositivo, della possibilità di sostituire la pena detentiva con una sanzione alternativa.
2. Mancanza di motivazione: Si eccepiva che la Corte d’Appello non avesse motivato in alcun modo la sua decisione di non procedere con tale avviso.

In aggiunta, veniva sollevata una questione relativa al principio del ne bis in idem, chiedendo un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, questione però ritenuta dalla Cassazione già coperta da giudicato.

Le Motivazioni della Cassazione: il Principio Devolutivo sulle Pene Sostitutive in Appello

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, basando la sua decisione su un principio cardine del processo d’appello: l’effetto devolutivo. Questo principio stabilisce che il giudice del gravame può pronunciarsi solo sui punti della decisione impugnata che sono stati oggetto di specifica critica nei motivi di appello.

L’Applicazione del “Principio Troncante”

La Cassazione ha osservato che, nel corso del giudizio di appello, la difesa non aveva mai sollecitato l’esercizio dei poteri di sostituzione della pena previsti dall’art. 545-bis c.p.p. Né nelle conclusioni, né con una richiesta formulata dopo la lettura del dispositivo, era stata avanzata un’istanza in tal senso.
Di conseguenza, la Corte ha applicato quello che definisce un “troncante principio”: la disciplina delle pene sostitutive in appello è applicabile solo se il tema è stato specificamente devoluto nei motivi di impugnazione. Se la difesa non attiva il contraddittorio su questo punto, non può successivamente dolersi in Cassazione del fatto che il giudice non abbia, di sua iniziativa, esplorato questa possibilità. In sostanza, l’onere di introdurre il tema nel giudizio di secondo grado ricade sulla parte interessata. La mancata richiesta preclude la possibilità di sollevare la questione in sede di legittimità.

Le Conclusioni: l’Importanza della Strategia Difensiva

L’ordinanza in esame offre una lezione cruciale per la prassi forense. La possibilità di ottenere pene sostitutive in appello non è un automatismo, ma il risultato di una precisa strategia difensiva. È indispensabile che l’avvocato, qualora ne sussistano i presupposti, formuli una richiesta esplicita e motivata già nei motivi di appello o, al più tardi, nelle conclusioni del giudizio. Attendere un’iniziativa d’ufficio da parte del giudice è una strategia rischiosa che, come dimostra questo caso, può precludere l’accesso a benefici importanti per l’imputato. La decisione ribadisce la centralità del principio devolutivo e l’onere delle parti di definire con precisione l’oggetto del giudizio di impugnazione.

È possibile lamentare in Cassazione la mancata applicazione di pene sostitutive se non sono state richieste in appello?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che, in base al principio devolutivo, le sanzioni sostitutive possono essere applicate in appello solo se il tema è stato specificamente sollevato nei motivi di impugnazione. Se la difesa non ne ha richiesto l’applicazione, non può dolersene successivamente in sede di legittimità.

Perché la richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea è stata respinta?
La richiesta è stata respinta perché la questione sollevata (relativa al principio del ne bis in idem) era già stata coperta da giudicato. Il precedente giudizio di Cassazione aveva rimesso la causa alla Corte d’appello solo per la valutazione della congruità della pena, non per riaprire questioni di diritto già decise.

Cosa succede quando un ricorso per cassazione viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte non esamina il merito della questione. Come conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, come avvenuto in questo caso con una sanzione di 3.000,00 euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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