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Peculato medico: quando scatta il reato?

Un medico viene condannato per peculato per non aver versato all’ospedale la quota di sua spettanza ricevuta da pazienti in regime di ‘intra moenia’. La Corte di Cassazione annulla la sentenza, sottolineando che per configurare il reato di peculato medico è fondamentale distinguere se il possesso del denaro derivi dalla funzione pubblica o da un rapporto fiduciario privato col paziente. La sola omissione del versamento non è sufficiente a integrare il delitto.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Peculato Medico: Quando il Mancato Versamento Diventa Reato?

Il tema del peculato medico torna al centro dell’attenzione con una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 24717 del 2024. Questa pronuncia offre chiarimenti cruciali sulla linea di demarcazione tra un’inadempienza contrattuale e un reato penale per i professionisti sanitari che operano in regime di convenzione ‘intra moenia’. Il caso riguarda una dottoressa accusata di non aver versato all’ente ospedaliero la quota spettante sugli onorari ricevuti dai pazienti. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: per configurare il peculato, non basta l’appropriazione, ma è necessario che il medico abbia la disponibilità del denaro proprio in virtù della sua funzione pubblica.

I Fatti del Caso: La Controversia sull’Attività ‘Intra Moenia’

Una dirigente medico di un’azienda sanitaria pubblica veniva condannata nei primi due gradi di giudizio per il reato di peculato continuato. L’accusa era di essersi appropriata di somme di denaro di proprietà dell’Amministrazione sanitaria. Nello specifico, la professionista, autorizzata a svolgere attività in regime di cosiddetta ‘intra moenia allargata’ presso il proprio studio medico privato, aveva ricevuto compensi da alcuni pazienti omettendo di versare all’ente ospedaliero la quota dovuta per legge, pari a circa 81 euro.

La difesa della dottoressa ha sostenuto che l’irrisorietà della somma e la natura della condotta evidenziassero una semplice negligenza, non un’intenzione criminale (dolo). Tuttavia, la questione su cui si è concentrata la Corte di Cassazione è stata di natura più squisitamente giuridica.

Il Reato di Peculato Medico e l’Annullamento della Cassazione

La Suprema Corte ha deciso di annullare la sentenza di condanna, rinviando il caso per un nuovo giudizio. La decisione non si basa sulla modesta entità della somma, già considerata come attenuante, ma su un difetto di motivazione della sentenza d’appello riguardo a un presupposto essenziale del reato di peculato.

Il punto focale, secondo gli Ermellini, è la necessità di accertare in modo inequivocabile la ‘ragione del possesso’ del denaro da parte del medico. Per aversi peculato, il pubblico ufficiale deve disporre della cosa o del denaro ‘per ragione del suo ufficio o servizio’. La sentenza impugnata non aveva chiarito adeguatamente se i pazienti si fossero rivolti alla dottoressa attivando la procedura ufficiale ‘intra moenia’ oppure al di fuori di essa.

Le Motivazioni: La Distinzione tra Possesso Funzionale e Affidamento Privato

La motivazione della Cassazione è dirimente: bisogna distinguere due scenari.

1. Possesso per Ragione d’Ufficio: Se i pazienti sono giunti allo studio privato del medico a seguito dell’attivazione della procedura pubblica di ‘intra moenia’, allora il medico incassa l’onorario in virtù della sua funzione pubblica. In questo contesto, il denaro è legalmente nella sua disponibilità per ragioni legate al suo ufficio e il mancato versamento della quota all’ente configura l’appropriazione richiesta dal reato di peculato.

2. Possesso per Affidamento Privato (‘Intuitu Personae’): Se, invece, il medico ha effettuato le visite al di fuori del rapporto convenzionale, violando gli accordi con l’Amministrazione, il rapporto che si instaura è di natura puramente privata tra medico e paziente. Il possesso del denaro deriva da un affidamento personale (‘intuitu personae’) e non dalla funzione pubblica. In questo caso, pur rimanendo le possibili conseguenze disciplinari e contrattuali, non si può parlare di peculato, perché manca il presupposto del possesso legato alla pubblica funzione.

La Corte d’Appello non aveva indagato su questa fondamentale distinzione, rendendo la sua condanna illegittima e meritevole di annullamento.

Le Conclusioni: Implicazioni per i Professionisti Sanitari

La sentenza stabilisce un principio di garanzia di fondamentale importanza. Il reato di peculato non può scattare automaticamente per ogni mancato versamento di quote da parte di un medico convenzionato. È onere dell’accusa dimostrare, e del giudice accertare, che il rapporto professionale da cui è scaturito il pagamento sia inquadrabile nell’esercizio della funzione pubblica e non in un accordo privato, seppur irregolare. Questa decisione impone una maggiore attenzione nella ricostruzione dei fatti e chiarisce che le violazioni degli accordi contrattuali con l’ente pubblico non si traducono automaticamente in responsabilità penali, ma devono essere valutate alla luce dei rigorosi requisiti previsti dalla fattispecie di peculato.

Un medico che non versa la quota dovuta all’ospedale commette sempre il reato di peculato?
No, non sempre. Secondo la Cassazione, è necessario dimostrare che il medico avesse la disponibilità del denaro in ragione del suo ufficio pubblico e non per un rapporto di fiducia privato (‘intuitu personae’) instaurato con il paziente al di fuori delle procedure convenzionate.

L’esiguità della somma appropriata esclude il reato di peculato?
No, la modesta entità della somma (in questo caso 81,60 euro) non esclude di per sé il reato. Può, al massimo, essere valutata dal giudice come circostanza attenuante, come infatti era avvenuto nel primo grado di giudizio.

Cosa significa ‘annullamento con rinvio’ in questo specifico caso?
Significa che la Corte di Cassazione ha cancellato la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello. Il processo non è concluso, ma dovrà essere celebrato nuovamente davanti a una diversa sezione della Corte d’Appello, la quale dovrà attenersi al principio di diritto stabilito dalla Cassazione e verificare la natura del rapporto tra medico e pazienti prima di emettere una nuova decisione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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