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Patteggiamento reati tributari: senza pagamento no accordo

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento per reati tributari di dichiarazione fraudolenta. Il motivo è la mancata estinzione del debito tributario da parte dell’imputato, che rappresenta una condizione di ammissibilità indispensabile per accedere a questo rito speciale. Secondo i giudici, in assenza del pagamento integrale, l’accordo tra le parti e la conseguente applicazione della pena da parte del giudice sono illegittimi. La sentenza impugnata è stata quindi annullata senza rinvio.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Patteggiamento Reati Tributari: Senza Pagamento, l’Accordo è Nullo

L’accesso al patteggiamento per reati tributari di particolare gravità è subordinato a una condizione non negoziabile: il pagamento integrale del debito con il Fisco. Con la sentenza n. 24340 del 2024, la Corte di Cassazione ha ribadito con forza questo principio, annullando una sentenza che aveva applicato una pena concordata nonostante il mancato assolvimento del debito tributario. Questa pronuncia consolida un orientamento rigoroso, volto a garantire che i benefici processuali siano concessi solo a chi dimostra di aver sanato la propria posizione con l’Erario.

I Fatti del Caso: Un Accordo Messo in Discussione

Il caso ha origine da una sentenza del Giudice dell’Udienza preliminare (GUP) del Tribunale di Palermo, che aveva accolto la richiesta di patteggiamento per un imputato accusato del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, previsto dall’art. 2 del D.Lgs. 74/2000. All’imputato era stata applicata una pena, sospesa, di un anno, dieci mesi e sei giorni di reclusione.

Contro questa decisione, il Procuratore generale presso la Corte d’appello ha proposto ricorso per cassazione, sollevando due questioni fondamentali:
1. La violazione dell’art. 13-bis, comma 2, del D.Lgs. 74/2000, per la mancanza del presupposto di ammissibilità al rito, ovvero il pagamento del debito tributario.
2. L’omessa applicazione della confisca del profitto del reato, prevista dall’art. 12-bis dello stesso decreto.

Il Patteggiamento per Reati Tributari e la Condizione del Pagamento

Il cuore della questione risiede nella disciplina del patteggiamento per reati tributari. L’articolo 13-bis, comma 2, del D.Lgs. 74/2000 stabilisce chiaramente che, per i delitti più gravi come la dichiarazione fraudolenta (art. 2 e 3) e la dichiarazione infedele o omessa (art. 4 e 5), la richiesta di applicazione della pena (patteggiamento) è ammissibile solo se i debiti tributari sono stati integralmente estinti.

Questo pagamento deve comprendere non solo l’imposta evasa, ma anche le sanzioni amministrative e gli interessi, e deve avvenire prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado. La norma configura, quindi, il pagamento come una vera e propria condizione di procedibilità per accedere al rito premiale. Senza questo adempimento, la strada dell’accordo sulla pena è legalmente preclusa.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto fondato il primo motivo di ricorso del Procuratore generale, assorbendo il secondo. I giudici hanno ricostruito la normativa, evidenziando come la legge condizioni esplicitamente l’accesso al patteggiamento all’estinzione del debito.

Nel caso specifico, dalla sentenza impugnata non emergeva in alcun modo che l’imputato avesse provveduto a saldare il suo debito con il Fisco. Questa mancanza ha reso illegittima l’applicazione della pena su richiesta delle parti. La Corte ha affermato che la norma pone una “preclusione” invalicabile: in caso di mancata estinzione del debito tributario, l’accesso al rito del patteggiamento è vietato. Pertanto, la pena applicata dal GUP era da considerarsi illegale, poiché determinata attraverso una riduzione non consentita dalla legge per l’assenza dei presupposti richiesti.

Le Conclusioni: una Preclusione Invalicabile

La decisione della Cassazione è netta: ha annullato la sentenza senza rinvio e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Palermo per il proseguimento del procedimento ordinario. La pronuncia ribadisce che il saldo del debito tributario non è un’opzione, ma un obbligo per chiunque voglia beneficiare del patteggiamento in relazione ai più gravi illeciti fiscali. Questa interpretazione rigorosa mira a rafforzare l’effetto deterrente della normativa penale-tributaria, assicurando che i vantaggi processuali siano riservati esclusivamente a chi abbia posto rimedio al danno causato all’erario.

È possibile accedere al patteggiamento per un reato di dichiarazione fraudolenta senza aver prima pagato il debito con il fisco?
No. La sentenza chiarisce che, per i reati tributari più gravi come la dichiarazione fraudolenta, il pagamento integrale del debito tributario (comprensivo di imposte, sanzioni e interessi) è una condizione indispensabile e un presupposto di ammissibilità per poter richiedere il patteggiamento.

Cosa succede se un giudice approva un patteggiamento per reati tributari senza che il debito sia stato estinto?
La sentenza emessa è considerata illegale. Come avvenuto in questo caso, la Procura Generale può impugnarla davanti alla Corte di Cassazione, la quale può annullarla senza rinvio, disponendo che il procedimento penale prosegua secondo le vie ordinarie.

La regola del pagamento preventivo del debito per accedere al patteggiamento vale per tutti i reati tributari?
La sentenza si focalizza sulla preclusione prevista dall’art. 13-bis, comma 2, D.Lgs. 74/2000, che opera con riguardo ai più gravi reati dichiarativi, specificamente quelli indicati negli articoli 2, 3, 4 e 5 dello stesso decreto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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