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Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La difesa lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha stabilito che la questione, non sollevata in appello, era stata comunque implicitamente rigettata dai giudici di merito, i quali avevano correttamente valutato il ‘disvalore oggettivo’ della condotta basandosi sul numero non minimale di dosi detenute, elemento sufficiente a escludere la particolare tenuità.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Particolare Tenuità del Fatto e Stupefacenti: Il Criterio del Numero di Dosi

Introduzione al Caso Esaminato dalla Cassazione

La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, introdotta dall’articolo 131-bis del codice penale, rappresenta un importante strumento di deflazione processuale. Tuttavia, la sua applicazione non è automatica e richiede una valutazione attenta da parte del giudice. Con l’ordinanza in esame, la Corte di Cassazione chiarisce come il numero di dosi di sostanza stupefacente possedute possa costituire un elemento decisivo per escludere tale beneficio, confermando una decisione della Corte d’Appello che aveva implicitamente rigettato la richiesta difensiva.

I Fatti del Processo: Dalla Condanna al Ricorso

Il procedimento trae origine dalla condanna di un individuo per il reato di spaccio di lieve entità, previsto dall’articolo 73, comma 5, del Testo Unico sugli Stupefacenti (d.P.R. 309/90). La difesa, non soddisfatta della decisione dei giudici di merito, ha proposto ricorso per Cassazione, affidandosi a un unico motivo: la lamentata inosservanza ed erronea applicazione della legge penale in relazione alla mancata concessione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

La Procedibilità della Questione in Cassazione

Prima di entrare nel merito, la Suprema Corte affronta un aspetto procedurale. Rileva che la questione relativa all’articolo 131-bis non era stata specificamente sollevata nei motivi di appello. In linea di principio, non è possibile presentare in Cassazione questioni nuove, a meno che non si tratti di materie rilevabili d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento. Nonostante questo, i giudici hanno ritenuto di poter esaminare la doglianza, poiché la Corte d’Appello aveva, di fatto, già valutato e implicitamente escluso l’applicabilità dell’istituto.

La Decisione della Corte: Il Disvalore Oggettivo della Condotta

Il fulcro della decisione risiede nella valutazione della gravità concreta del reato. La Cassazione ha ritenuto corretta e logica la motivazione, seppur implicita, della Corte d’Appello. Quest’ultima aveva basato la sua decisione sul ‘disvalore oggettivo della condotta accertata’, un concetto chiave per comprendere i limiti della particolare tenuità del fatto.

Le Motivazioni della Sentenza

La Corte territoriale aveva evidenziato che l’imputato era stato trovato in possesso di un ‘numero di dosi non minimali’. Questo dato oggettivo è stato considerato sufficiente a qualificare la condotta come non riconducibile a un fatto di particolare tenuità. In altre parole, la quantità di stupefacente, frazionata in dosi e quindi pronta per lo spaccio, è stata interpretata come un indicatore di una lesività non trascurabile, che supera la soglia della minima offensività richiesta dall’art. 131-bis c.p. La Suprema Corte, condividendo questo approccio, ha quindi concluso che il ricorso era manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

L’ordinanza ribadisce un principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità: nella valutazione della particolare tenuità del fatto in materia di stupefacenti, il giudice deve considerare tutti gli indici della condotta, tra cui la quantità e la qualità della sostanza, ma anche il numero di dosi confezionate. Quest’ultimo elemento assume un peso rilevante, poiché può trasformare un’ipotesi astrattamente lieve in una condotta concretamente seria, precludendo l’accesso alla causa di non punibilità. La decisione finale è stata la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

È possibile sollevare per la prima volta in Cassazione la questione della particolare tenuità del fatto?
In linea generale, non possono essere dedotte in Cassazione questioni non prospettate nei motivi di appello. L’unica eccezione riguarda le questioni rilevabili d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio o quelle che non era possibile sollevare in precedenza.

Perché la Corte ha escluso l’applicazione della particolare tenuità del fatto?
La Corte ha escluso l’applicazione di tale beneficio perché ha ritenuto che il ‘disvalore oggettivo della condotta’ fosse significativo. Nello specifico, il possesso di un ‘numero di dosi non minimali’ è stato considerato un elemento tale da rendere la condotta non riconducibile a un fatto di particolare tenuità.

Qual è stata la decisione finale della Corte di Cassazione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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