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Particolare tenuità del fatto e condotta postuma

Un proprietario, condannato per aver costruito un immobile in zona sismica senza autorizzazione, ha successivamente sanato la situazione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24326/2024, ha annullato la condanna con rinvio, stabilendo che la condotta postuma di regolarizzazione è un elemento cruciale che il giudice deve valutare ai fini dell’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, in linea con le novità introdotte dalla Riforma Cartabia.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Particolare tenuità del fatto: la condotta postuma conta

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24326 del 2024, offre un’importante chiave di lettura sull’istituto della particolare tenuità del fatto, specialmente alla luce delle modifiche introdotte dalla Riforma Cartabia. La pronuncia stabilisce che la condotta tenuta dall’imputato dopo la commissione del reato, come la regolarizzazione di un abuso edilizio, è un fattore che il giudice deve obbligatoriamente considerare per valutare la non punibilità. Analizziamo insieme questo caso emblematico.

I fatti del caso

Un privato cittadino veniva condannato dal Tribunale di Caltanissetta al pagamento di un’ammenda di 1.000,00 euro per aver realizzato un fabbricato rurale con tre depositi annessi in una zona sismica, senza la prescritta autorizzazione. Il reato, di natura permanente, si era protratto fino al deposito del certificato di idoneità sismica, avvenuto successivamente. L’imputato ricorreva in Cassazione lamentando, tra le altre cose, il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall’art. 131-bis del codice penale.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha esaminato i diversi motivi del ricorso, giungendo a una decisione articolata.

Il rigetto dei motivi su prescrizione e attenuanti

In primo luogo, i giudici hanno respinto l’eccezione di prescrizione del reato. Trattandosi di un reato permanente, la cui consumazione si protrae fino alla cessazione della condotta illecita, i termini non erano maturati. Inoltre, la Corte ha confermato la decisione del Tribunale di non concedere le circostanze attenuanti generiche, ritenendo la motivazione basata sulla gravità del fatto (pluralità di opere realizzate) congrua e sufficiente.

L’accoglimento sul tema della particolare tenuità del fatto

Il punto cruciale della sentenza riguarda l’applicazione dell’art. 131-bis c.p. La Cassazione ha ritenuto fondato questo motivo di ricorso, individuando un duplice errore da parte del giudice di merito. Il Tribunale aveva escluso l’applicabilità dell’istituto a causa della natura ‘formale’ del reato e, soprattutto, non aveva correttamente applicato la nuova versione dell’articolo, come modificata dalla Riforma Cartabia (d.lgs. n. 150/2022).

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha chiarito che la Riforma Cartabia ha introdotto espressamente la “condotta susseguente al reato” tra i parametri di valutazione per la particolare tenuità del fatto. Poiché la sentenza impugnata era stata emessa nel giugno 2023, quindi dopo l’entrata in vigore della riforma, il giudice avrebbe dovuto applicare la nuova, e più favorevole, disciplina.

L’aver ottenuto l’attestazione di idoneità sismica, sebbene non estingua il reato, rappresenta una condotta postuma che incide sulla valutazione complessiva dell’offesa. Non si può ignorare questo elemento, che deve essere ponderato insieme a tutti gli altri indicatori previsti dall’art. 133 del codice penale. La condotta successiva, da sola, non rende automaticamente ‘tenue’ un fatto che non lo era, ma entra a far parte di un giudizio complessivo sull’entità dell’offesa. Il giudice di merito aveva errato nel non compiere questa valutazione complessiva.

Per queste ragioni, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente a questo punto, rinviando il caso al Tribunale di Caltanissetta per un nuovo esame che tenga conto della condotta di regolarizzazione dell’imputato.

Le conclusioni

Questa sentenza consolida un principio fondamentale introdotto dalla Riforma Cartabia: le azioni positive compiute dall’imputato dopo il reato non sono irrilevanti. La regolarizzazione di un illecito, pur non cancellando la responsabilità penale (che in questo caso è stata dichiarata irrevocabile), può condurre alla non punibilità se, unita agli altri elementi, configura un fatto di particolare tenuità. Si tratta di una valorizzazione del comportamento riparatorio, che incentiva la risoluzione delle conseguenze dannose del reato e orienta il sistema penale verso una giustizia non solo punitiva, ma anche riparativa.

La regolarizzazione postuma di un abuso edilizio estingue il reato?
No, la sentenza chiarisce che il rilascio postumo dell’autorizzazione sismica non ha effetto estintivo della contravvenzione, la cui responsabilità penale resta accertata.

La condotta successiva al reato è rilevante per la non punibilità per particolare tenuità del fatto?
Sì, la Corte afferma che, a seguito della Riforma Cartabia, la “condotta susseguente al reato” è un nuovo e fondamentale parametro che il giudice deve obbligatoriamente valutare per decidere sull’applicazione dell’art. 131-bis c.p.

Cosa accade quando la Cassazione annulla una sentenza solo su un punto specifico?
La parte della sentenza non annullata, in questo caso l’affermazione della responsabilità penale, diventa irrevocabile e definitiva. Il caso torna al giudice precedente (rinvio) che dovrà decidere nuovamente solo sul punto annullato, in questo caso sulla possibile applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, attenendosi ai principi espressi dalla Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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