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Omesso versamento IVA: la crisi di liquidità non basta

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24264/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’amministratrice condannata per omesso versamento IVA. La Corte ha stabilito che la crisi di liquidità, causata dal mancato pagamento da parte dell’unico cliente, rientra nel normale rischio d’impresa e non esclude la colpevolezza. Anche la scelta di pagare gli stipendi anziché le imposte non costituisce una valida giustificazione, poiché la priorità dei crediti da lavoro vige solo nelle procedure concorsuali.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Omesso versamento IVA: la crisi di liquidità non scagiona l’amministratore

L’omesso versamento IVA è uno dei reati tributari più comuni, ma le giustificazioni addotte dagli imprenditori per difendersi sono spesso respinte dai giudici. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24264/2024) ribadisce un principio fondamentale: la crisi di liquidità, anche se causata dal mancato pagamento da parte dei clienti, non è sufficiente a escludere la responsabilità penale dell’amministratore. Vediamo insieme i dettagli del caso e le importanti conclusioni della Suprema Corte.

I Fatti del Caso: Una Crisi Aziendale e un Debito IVA Milionario

Il caso riguarda l’amministratrice di una società cooperativa, condannata in primo e secondo grado per non aver versato l’IVA relativa all’anno d’imposta 2016, per un importo di oltre 1,3 milioni di euro. La difesa dell’imputata si basava su un’unica, cruciale circostanza: l’unico cliente della società, un consorzio, aveva improvvisamente interrotto i pagamenti, generando una gravissima crisi di liquidità.

Di fronte a questa situazione, l’amministratrice aveva fatto una scelta: privilegiare il pagamento degli stipendi ai dipendenti e dei fornitori per garantire la continuità aziendale, nella speranza di recuperare i crediti e, successivamente, saldare il debito con l’Erario. Tale scelta, secondo la difesa, dimostrava l’assenza di colpevolezza e la presenza di una causa di forza maggiore.

La Decisione della Corte di Cassazione sull’Omesso Versamento IVA

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. Le motivazioni dei giudici sono nette e forniscono chiarimenti essenziali per chiunque gestisca un’impresa.

Il Rischio d’Impresa e i Crediti non Riscossi

Il punto centrale della sentenza è che il mancato incasso delle fatture emesse rientra nel normale rischio d’impresa. L’obbligo di versare l’IVA sorge con l’emissione della fattura e prescinde dall’effettiva riscossione del corrispettivo. Affidarsi a un unico cliente, pur essendo una scelta imprenditoriale, amplifica questo rischio, ma non lo trasforma in una causa di forza maggiore idonea a escludere il reato.

La Corte ammette che un’eccezione potrebbe sussistere in caso di insoluti di percentuale ‘abnorme’ rispetto al fatturato, ma nel caso di specie la ricorrente non ha fornito dati precisi a supporto di tale circostanza, rendendo il motivo di ricorso generico.

La Priorità dei Pagamenti: Stipendi vs. Tasse

Un altro argomento cruciale respinto dalla Cassazione è la presunta priorità del pagamento degli stipendi rispetto ai debiti fiscali. I giudici hanno chiarito che il principio che accorda preferenza ai crediti da lavoro dipendente rispetto a quelli erariali (par condicio creditorum) opera esclusivamente nell’ambito delle procedure esecutive e fallimentari. Non può essere invocato per giustificare una scelta discrezionale dell’amministratore che, al di fuori di tali contesti, decide di non pagare le imposte.

La scelta di continuare l’attività d’impresa e pagare altri creditori (dipendenti e fornitori) ha dimostrato, secondo la Corte, che la società disponeva di risorse economiche. Queste risorse, seppur insufficienti a coprire l’intero debito, avrebbero potuto essere destinate almeno a un pagamento parziale dell’IVA dovuta.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su un orientamento consolidato: per escludere la colpevolezza nell’omesso versamento IVA, non basta allegare una generica crisi di liquidità. L’imprenditore deve dimostrare di aver adottato tutte le iniziative possibili per adempiere all’obbligazione tributaria. Nel caso specifico, l’imputata non ha provato di aver intrapreso azioni concrete per recuperare i crediti o di aver cercato di ripianare i debiti, nemmeno attraverso il proprio patrimonio personale. La decisione di proseguire l’attività per oltre un anno, continuando a generare fatture e debiti IVA, aggravando di fatto la posizione debitoria, è stata valutata negativamente.

Le conclusioni

Questa sentenza è un monito per tutti gli amministratori di società. La gestione della liquidità è un onere che ricade interamente sull’imprenditore, e le difficoltà finanziarie, anche se gravi e incolpevoli, non sono di per sé una scusante per il mancato adempimento degli obblighi fiscali. Per evitare una condanna penale, è necessario dimostrare non solo l’impossibilità di pagare, ma anche di aver fatto tutto il possibile per evitare tale situazione, senza privilegiare altri creditori a discapito dell’Erario.

La crisi di liquidità dovuta al mancato pagamento da parte di un cliente giustifica l’omesso versamento dell’IVA?
No. Secondo la Corte di Cassazione, il mancato incasso dei crediti dai clienti rientra nel normale rischio d’impresa e non costituisce una causa di forza maggiore che esclude la responsabilità penale, a meno che non si dimostri un’incidenza degli insoluti di percentuale ‘abnorme’ sul fatturato.

È possibile pagare gli stipendi dei dipendenti invece dell’IVA dovuta senza commettere reato?
No. La preferenza accordata dalla legge ai crediti da lavoro dipendente rispetto a quelli fiscali si applica solo nell’ambito delle procedure esecutive e fallimentari. Al di fuori di tali procedure, la scelta discrezionale dell’amministratore di pagare gli stipendi invece delle imposte non esclude la colpevolezza per il reato di omesso versamento IVA.

Cosa deve dimostrare un amministratore per escludere la propria colpevolezza in caso di omesso versamento dell’IVA?
L’amministratore deve dimostrare di aver adottato tutte le iniziative possibili e concrete per provvedere al pagamento del tributo. Non è sufficiente una generica crisi di liquidità; occorre provare di aver agito per recuperare i crediti, di non aver privilegiato altri creditori e, potenzialmente, di aver tentato di ripianare i debiti anche con il patrimonio personale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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