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Obbligo di presentazione: nullità per violazione difesa

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza di convalida di un obbligo di presentazione imposto a un tifoso. La decisione si fonda sulla violazione del diritto di difesa, poiché il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha emesso la convalida prima della scadenza del termine di 48 ore concesso all’interessato per presentare le proprie memorie difensive. Questo vizio procedurale ha comportato la nullità generale dell’atto e la cessazione dell’efficacia della misura.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Obbligo di presentazione nullo se la convalida è frettolosa: la Cassazione ribadisce il diritto di difesa

L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria è una delle misure di prevenzione più note, specialmente nel contesto delle manifestazioni sportive. Tuttavia, la sua applicazione deve rispettare scrupolosamente le garanzie difensive previste dalla legge. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (Sentenza n. 24560/2024) ha annullato una di queste misure proprio per un vizio procedurale: la fretta del giudice nel convalidarla, che ha compresso irrimediabilmente il diritto dell’interessato a difendersi.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine da un provvedimento del Questore di una città di provincia, emesso il 2 gennaio 2024. Con questo atto, veniva imposto a un tifoso un obbligo di presentazione presso la Questura per una durata di cinque anni. Nello specifico, l’uomo avrebbe dovuto presentarsi trenta minuti dopo l’inizio di ogni partita di calcio disputata dalla squadra locale. Il provvedimento veniva notificato all’interessato alle ore 12:20 dello stesso giorno.

Successivamente, il Pubblico Ministero chiedeva al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di convalidare la misura. Il GIP, con un’ordinanza del 4 gennaio 2024, depositata alle 11:39, accoglieva la richiesta e convalidava il provvedimento del Questore. Contro questa ordinanza, il tifoso proponeva ricorso per cassazione, lamentando, tra gli altri motivi, l’eccessiva compressione del suo diritto di difesa.

Il rispetto delle 48 ore per l’obbligo di presentazione

Il motivo di ricorso che ha trovato accoglimento, assorbendo tutti gli altri, riguarda la violazione di un termine fondamentale. La difesa sosteneva che non fosse stato rispettato il termine di 48 ore, individuato dalla giurisprudenza, necessario per consentire all’interessato di attivare un contraddittorio, seppur documentale.

La Corte di Cassazione ha richiamato il suo consolidato orientamento (in particolare la sentenza n. 6440 del 2016), secondo cui il destinatario del provvedimento del Questore ha diritto a un termine di 48 ore dalla notifica per esaminare gli atti e presentare memorie e deduzioni al giudice della convalida. Questo termine è speculare a quello concesso al Pubblico Ministero per richiedere la convalida stessa.

Le Motivazioni

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato analizzando la scansione temporale degli eventi. Il provvedimento del Questore era stato notificato al ricorrente alle ore 12:20 del 2 gennaio 2024. Di conseguenza, il termine di 48 ore per esercitare il proprio diritto di difesa sarebbe scaduto alle 12:20 del 4 gennaio 2024.

Il GIP, tuttavia, ha convalidato la misura alle ore 11:39 del 4 gennaio, cioè prima che il termine di 48 ore fosse interamente decorso. Questa violazione, secondo la Suprema Corte, non è una mera irregolarità formale. Impedire all’interessato di usufruire di tutto il tempo a sua disposizione per preparare una difesa scritta costituisce una lesione concreta del diritto di difesa. Tale lesione è causa di nullità generale dell’atto, poiché l’inosservanza del termine non ha consentito l’effettivo esercizio di un diritto fondamentale.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza impugnata. La decisione evidenzia un principio cardine dello Stato di Diritto: anche le misure di prevenzione, finalizzate a tutelare l’ordine pubblico, devono essere adottate nel pieno rispetto delle garanzie procedurali e dei diritti della difesa. La fretta nel convalidare un obbligo di presentazione, anche se di pochi minuti, può compromettere la validità dell’intero procedimento. La sentenza riafferma che il rispetto dei tempi processuali non è un formalismo, ma una garanzia sostanziale per la tutela dei diritti dei cittadini.

Qual è il termine che deve essere rispettato per garantire il diritto di difesa del destinatario di un obbligo di presentazione?
Il giudice della convalida non può emettere la propria decisione prima che siano trascorse 48 ore dalla notifica del provvedimento all’interessato. Questo lasso di tempo è concesso per permettergli di esaminare gli atti e presentare memorie difensive.

Cosa succede se il provvedimento di convalida del GIP interviene prima della scadenza delle 48 ore?
L’inosservanza del termine di 48 ore, non consentendo l’effettivo esercizio del diritto di difesa, è causa di nullità generale. Di conseguenza, l’ordinanza di convalida viene annullata e la misura di prevenzione perde la sua efficacia.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza senza rinviare il caso a un altro giudice?
La Corte ha annullato senza rinvio perché la violazione procedurale riscontrata (la convalida prematura) ha causato una nullità generale e insanabile dell’atto. Non essendoci margini per una nuova valutazione da parte di un altro giudice sullo stesso atto viziato, la Corte ha cassato la decisione in modo definitivo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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