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Nullità dichiarazione latitanza: quando si sana?

La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre individui condannati per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. Il punto centrale è la questione della nullità della dichiarazione di latitanza sollevata da uno degli imputati. La Corte ha stabilito che, nonostante eventuali irregolarità nella dichiarazione, la successiva nomina di un difensore di fiducia con procura speciale per richiedere il giudizio abbreviato dimostra la piena conoscenza del procedimento da parte dell’imputato. Questo comportamento sana il vizio, trasformando una potenziale nullità assoluta in una nullità a regime intermedio, che avrebbe dovuto essere eccepita prima della sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha quindi confermato le condanne.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Nullità dichiarazione latitanza: la partecipazione al processo sana il vizio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24270 del 2024, affronta un’importante questione procedurale: gli effetti di una potenziale nullità della dichiarazione di latitanza quando l’imputato, di fatto, dimostra di conoscere il procedimento a suo carico. La Suprema Corte ha chiarito che la partecipazione attiva, come la richiesta di un rito alternativo, può sanare il vizio, precludendo una successiva contestazione. Analizziamo insieme questo caso di narcotraffico internazionale e le sue implicazioni procedurali.

Il caso: un’associazione per il narcotraffico internazionale

Il procedimento riguarda tre soggetti condannati in appello per aver partecipato a un’associazione criminale finalizzata al traffico di ingenti quantità di cocaina, eroina e marijuana. La rete criminale importava le sostanze da Olanda, Spagna e Albania per distribuirle nel mercato di Taranto.

Uno degli imputati era considerato l’organizzatore del gruppo, con il compito di gestire la distribuzione e organizzare il trasporto tramite corrieri, ruolo ricoperto dagli altri due co-imputati. A seguito della condanna in appello, tutti e tre hanno presentato ricorso per Cassazione, sollevando diverse questioni di legittimità.

I motivi del ricorso in Cassazione

I ricorsi presentati vertevano su diversi punti:
* Un imputato, pur avendo rinunciato ai motivi d’appello sulla responsabilità, chiedeva il proscioglimento per assenza di prove.
* Un altro lamentava la carenza di motivazione sulla sua partecipazione all’associazione, sul diniego delle attenuanti generiche e sull’applicazione della recidiva.
* Il ricorso più articolato, quello dell’imputato ritenuto l’organizzatore, si concentrava su un vizio procedurale fondamentale: l’illegittimità della dichiarazione del suo stato di latitanza. Secondo la difesa, tale illegittimità avrebbe dovuto comportare la nullità assoluta e insanabile di tutti gli atti successivi, incluso il giudizio. Inoltre, contestava il suo ruolo di vertice e la logicità della motivazione della sentenza d’appello.

La decisione della Corte: la nullità dichiarazione latitanza e la sua sanatoria

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, fornendo una motivazione dettagliata soprattutto sulla questione della nullità dichiarazione latitanza.

La partecipazione al processo sana il vizio procedurale

Il cuore della decisione riguarda l’eccezione di nullità. La Corte ha osservato che, anche ammettendo un’irregolarità nella dichiarazione di latitanza, il comportamento processuale dell’imputato è stato decisivo. Egli, infatti, aveva nominato un difensore di fiducia conferendogli una procura speciale per richiedere il giudizio abbreviato.

Secondo la Suprema Corte, questa scelta dimostra in modo inequivocabile che l’imputato era perfettamente a conoscenza del procedimento a suo carico e ha scelto volontariamente di esercitare i suoi diritti difensivi. Tale condotta ha l’effetto di sanare il vizio procedurale. La nullità, quindi, non può essere considerata assoluta e insanabile, ma si degrada a nullità a regime intermedio. In quanto tale, avrebbe dovuto essere eccepita prima della sentenza di primo grado. Proporla per la prima volta in Cassazione è tardivo e, pertanto, inammissibile.

L’inammissibilità degli altri motivi

Anche gli altri motivi di ricorso sono stati respinti. Per l’imputato che chiedeva il proscioglimento, la Corte ha ribadito che la rinuncia ai motivi d’appello sulla responsabilità limita la cognizione del giudice a questioni specifiche (come il trattamento sanzionatorio), precludendo una rivalutazione generale dei fatti. Per gli altri, la Cassazione ha ritenuto le censure generiche e una mera riproposizione di argomenti già adeguatamente vagliati e respinti dalla Corte d’Appello, la cui motivazione è stata giudicata logica e coerente.

Le motivazioni

La sentenza si fonda sul principio del “pregiudizio effettivo”, un criterio consolidato nella giurisprudenza delle Sezioni Unite. Secondo tale principio, una nullità non può essere dichiarata se la violazione della norma processuale non ha concretamente compromesso le garanzie difensive. Nel caso di specie, l’imputato non solo ha avuto conoscenza del processo, ma ha attivamente partecipato scegliendo un rito che presuppone tale conoscenza.

La Corte distingue nettamente questa situazione da quella in cui un’errata notifica o dichiarazione di latitanza impedisce del tutto all’imputato di venire a conoscenza del giudizio, caso in cui la nullità sarebbe assoluta. L’esercizio effettivo del diritto di difesa, attraverso la nomina di un legale di fiducia e la richiesta di un rito alternativo, funge da “sanatoria” per conseguimento dello scopo, rendendo irrilevante l’originario vizio della notifica.

Le conclusioni

Questa pronuncia della Cassazione offre un’importante lezione sulla tempestività delle eccezioni procedurali e sul valore della partecipazione consapevole al processo. Sottolinea che le nullità, anche quelle relative ad atti fondamentali come la citazione a giudizio, non possono essere utilizzate come strumenti dilatori quando è evidente che l’imputato ha avuto piena conoscenza del procedimento e ha potuto difendersi. La scelta di partecipare attivamente al processo implica l’accettazione del quadro processuale e sana i vizi che non hanno causato un pregiudizio concreto al diritto di difesa.

Un’errata dichiarazione di latitanza rende sempre nullo il processo?
No. Secondo la sentenza, se l’imputato dimostra con il suo comportamento (come nominare un avvocato e chiedere il giudizio abbreviato) di essere a conoscenza del procedimento, il vizio si considera sanato. La nullità non è assoluta ma “a regime intermedio” e deve essere eccepita tempestivamente.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso è inammissibile quando i motivi sono generici, si limitano a riproporre le stesse questioni già respinte in appello senza una critica specifica alla motivazione della sentenza impugnata, oppure quando sollevano questioni di fatto che non possono essere valutate in sede di legittimità.

Cosa significa motivazione “per relationem” in una sentenza d’appello?
Significa che la sentenza d’appello, per motivare la sua decisione, fa riferimento diretto alle argomentazioni contenute nella sentenza di primo grado, condividendole. È una pratica legittima quando le due sentenze sono conformi e il giudice d’appello dimostra di aver comunque esaminato le censure dell’appellante.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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