LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Minaccia aggravata: quando è procedibile d’ufficio

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di non luogo a procedere per il reato di minaccia aggravata. Un uomo aveva minacciato un’altra persona con un taglierino e un bastone. Il tribunale di primo grado aveva archiviato il caso a seguito della remissione della querela da parte della vittima. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che la minaccia aggravata dall’uso di armi, anche ‘improprie’ come un taglierino, rende il reato procedibile d’ufficio. Di conseguenza, la remissione della querela è inefficace e il procedimento penale deve continuare.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Minaccia aggravata: l’uso di un’arma rende il reato procedibile d’ufficio

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 24367 del 2024, ha riaffermato un principio cruciale in materia di reati contro la persona: la minaccia aggravata dall’uso di armi è sempre procedibile d’ufficio. Questo significa che, anche se la vittima decide di perdonare il suo aggressore e ritirare la querela, il processo penale deve comunque andare avanti. La decisione chiarisce cosa si intende per ‘arma’ ai fini di questa aggravante, includendo anche oggetti di uso comune come un taglierino o un bastone.

I Fatti del Caso

La vicenda riguarda una serie di episodi di minaccia avvenuti tra novembre e dicembre 2020. Un uomo, nel corso di diversi litigi, aveva minacciato gravemente un’altra persona. In una prima occasione, durante una discussione legata al parcheggio, aveva estratto un taglierino dalla sua auto proferendo minacce di morte e costringendo la vittima a rifugiarsi in casa. In un secondo episodio, aveva minacciato di ‘dare in pasto ai cinghiali’ la vittima, affermando di avere con sé una ‘sciabola lunga 40 cm’. Infine, in una terza occasione, aveva brandito un bastone, rinnovando le minacce di morte.

La Decisione di Primo Grado e l’Errore sulla Remissione di Querela

Inizialmente, il Tribunale di Fermo aveva dichiarato il ‘non doversi procedere’ nei confronti dell’imputato. La ragione era l’intervenuta remissione della querela da parte della persona offesa. Il giudice di primo grado aveva ritenuto che, con il ‘perdono’ della vittima, il reato si fosse estinto. Tuttavia, questa valutazione non ha tenuto conto della gravità dei fatti contestati.

Il Procuratore Generale presso la Corte di Appello ha impugnato questa decisione, sostenendo che il Tribunale avesse commesso un errore di diritto. L’accusa, infatti, non era di minaccia semplice, ma di minaccia aggravata dall’uso di armi. Questa circostanza, secondo l’accusa, rendeva il reato procedibile d’ufficio, rendendo di fatto irrilevante la remissione della querela.

L’Analisi della Cassazione sulla Minaccia Aggravata

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, annullando la sentenza del Tribunale e rinviando il caso alla Corte di Appello per un nuovo giudizio. I giudici supremi hanno chiarito in modo inequivocabile la disciplina della procedibilità per questo tipo di reato.

Cosa si Intende per ‘Arma’ ai Fini Penali?

La Corte ha specificato che il delitto di minaccia è perseguibile a querela, salvo che ricorrano specifiche aggravanti. Una di queste è quella prevista dall’art. 612, terzo comma, del codice penale, che si realizza quando la minaccia è grave e commessa con l’uso di armi.

Per definire cosa si intenda per ‘arma’, la legge penale fa riferimento all’art. 585 c.p., che distingue tra:

1. Armi proprie: quelle la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona (es. armi da sparo, pugnali).
2. Armi improprie: tutti gli strumenti atti ad offendere il cui porto è vietato senza giustificato motivo (es. bastoni, catene, coltelli, cacciaviti).

Nel caso di specie, sia il taglierino che il bastone utilizzati dall’imputato rientrano pienamente nella categoria delle ‘armi improprie’.

L’impatto dell’aggravante sulla procedibilità

La presenza dell’aggravante dell’uso dell’arma trasforma la natura del reato di minaccia. Non è più un ‘reato a querela di parte’, ma diventa ‘procedibile d’ufficio’. Ciò comporta una conseguenza fondamentale: l’azione penale diventa un obbligo per lo Stato e non è più nella disponibilità della vittima. La volontà della persona offesa di ritirare la querela non ha alcun effetto estintivo sul reato.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni della Cassazione sono lineari e fondate su una corretta applicazione della legge. Il Tribunale di Fermo ha errato nel ritenere efficace la remissione di querela perché non ha qualificato correttamente il fatto come minaccia aggravata. Le condotte descritte, consistenti nel brandire un taglierino e un bastone per intimidire la vittima, integravano senza dubbio l’aggravante dell’uso di armi. Di conseguenza, il reato era procedibile d’ufficio sin dall’inizio e il processo avrebbe dovuto proseguire indipendentemente dalla volontà della persona offesa.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa sentenza ribadisce un principio di grande importanza pratica. La scelta del legislatore di rendere procedibili d’ufficio i reati più gravi, come la minaccia aggravata dall’uso di un’arma, risponde all’esigenza di tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza collettiva, al di là dell’interesse del singolo. Quando una minaccia assume contorni così pericolosi, non è più un fatto privato tra due persone, ma un allarme sociale che lo Stato ha il dovere di perseguire. La decisione serve da monito: la gravità di un’azione non dipende solo dalle parole usate, ma anche dagli strumenti impiegati per renderla credibile e spaventosa.

Quando una minaccia diventa un reato procedibile d’ufficio?
Una minaccia diventa procedibile d’ufficio quando ricorrono specifiche circostanze aggravanti. La sentenza in esame chiarisce che una di queste è l’uso di armi, anche ‘improprie’ come un taglierino o un bastone, ai sensi dell’art. 612, terzo comma, cod. pen.

Un taglierino o un bastone sono considerati ‘armi’ dalla legge penale?
Sì. Secondo la Corte, oggetti come un taglierino o un bastone, se utilizzati con lo scopo di offendere o intimidire, sono qualificati come ‘armi improprie’ ai sensi dell’art. 585 del codice penale. Il loro uso in una minaccia costituisce un’aggravante.

La remissione della querela estingue sempre il reato di minaccia?
No. Se il reato è una minaccia semplice, la remissione della querela ne causa l’estinzione. Tuttavia, se si tratta di una minaccia aggravata (ad esempio, dall’uso di armi), il reato diventa procedibile d’ufficio e la remissione della querela è inefficace, non potendo fermare il procedimento penale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati