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Inammissibilità ricorso cassazione: quando è generico?

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità di un ricorso per cassazione presentato contro una condanna per furto aggravato. Il motivo è stato giudicato troppo generico e non specifico, in quanto non affrontava adeguatamente le motivazioni della sentenza di appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, confermando che la precisione nei motivi di ricorso è un requisito fondamentale.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità Ricorso per Cassazione: La Genericità Costa Cara

L’esito di un processo non dipende solo dalla fondatezza delle proprie ragioni, ma anche dal rigore con cui vengono presentate nelle sedi opportune. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci ricorda una lezione fondamentale: la specificità dei motivi è un requisito non negoziabile per l’accesso al giudizio di legittimità. L’ordinanza in esame dichiara l’inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato, condannandolo a pesanti conseguenze economiche a causa della genericità delle sue doglianze. Analizziamo nel dettaglio la vicenda e le ragioni di questa drastica decisione.

I Fatti del Processo

La vicenda giudiziaria ha origine da una condanna per il reato di furto aggravato, ai sensi degli articoli 624 e 625 del codice penale. In primo grado, il Tribunale di Verona aveva inflitto all’imputato una pena di otto mesi di reclusione e 200,00 euro di multa.

La decisione era stata successivamente confermata in toto dalla Corte di Appello di Venezia. Non ritenendosi soddisfatto, l’imputato, tramite il suo difensore, decideva di tentare l’ultima via possibile, proponendo ricorso dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione.

Il Ricorso in Cassazione e la Genericità del Motivo

L’imputato ha basato il suo ricorso su un unico motivo: la presunta mancanza di motivazione della sentenza d’appello riguardo alle cause di non punibilità previste dall’art. 129 del codice di procedura penale. In altre parole, il ricorrente lamentava che i giudici di secondo grado non avessero spiegato a sufficienza perché non sussistessero le condizioni per un proscioglimento immediato.

Tuttavia, questo motivo è stato giudicato dalla Suprema Corte come manifestamente inammissibile. La critica mossa dal ricorrente è stata ritenuta “del tutto generica ed aspecifica”, incapace di centrare il bersaglio e di confrontarsi concretamente con le argomentazioni espresse nella sentenza impugnata. Non basta lamentare un vizio di motivazione; è necessario indicare con precisione dove risiede l’errore logico o giuridico del giudice precedente.

Le Motivazioni: la Specificità come Requisito per l’Inammissibilità del Ricorso per Cassazione

La Corte di Cassazione, nel dichiarare l’inammissibilità, ha ribadito principi consolidati della procedura penale. Il Collegio ha sottolineato come la motivazione resa dai giudici di merito fosse, in realtà, del tutto adeguata, logica e priva di vizi giuridici nel giustificare sia la responsabilità penale dell’imputato sia la congruità della pena inflitta.

Il fulcro della decisione risiede nell’applicazione dell’art. 591, comma 1, lettera c), del codice di procedura penale. Questa norma sancisce l’inammissibilità dell’appello (e per estensione del ricorso) quando i motivi non sono specifici. Un motivo è specifico quando individua chiaramente i punti della decisione impugnata che si contestano e le ragioni di fatto e di diritto che supportano la critica. Nel caso di specie, il ricorso si è limitato a una doglianza astratta, senza puntualizzare quali parti della motivazione fossero carenti e perché. In sostanza, non ha instaurato un vero dialogo critico con la sentenza d’appello, rendendo impossibile per la Corte di Cassazione svolgere il proprio ruolo di giudice di legittimità.

Le Conclusioni

Le conseguenze dell’inammissibilità sono state severe. La Corte non solo ha respinto il ricorso, ma ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia evidenzia un messaggio cruciale per chiunque intraprenda la via del ricorso per cassazione: la superficialità e la genericità non sono ammesse. È indispensabile un’analisi approfondita della sentenza che si intende impugnare e la formulazione di critiche precise, pertinenti e giuridicamente fondate. In caso contrario, il tentativo di ottenere giustizia si trasforma in un’ulteriore condanna, questa volta di natura economica.

Per quale motivo un ricorso per cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso per cassazione può essere dichiarato inammissibile quando i motivi presentati sono generici e non specifici, ovvero non individuano con precisione le parti della sentenza impugnata che si contestano e non si confrontano adeguatamente con le argomentazioni dei giudici precedenti, come stabilito dall’art. 591, comma 1, lettera c), del codice di procedura penale.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Come stabilito nell’ordinanza, la dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro, in questo caso fissata in 3.000,00 euro, in favore della Cassa delle ammende.

La Corte di Cassazione riesamina i fatti di un caso?
No, l’ordinanza chiarisce che il giudizio della Corte di Cassazione è una sede di legittimità e non di merito. La Corte non riesamina i fatti, ma si limita a verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione da parte dei giudici dei gradi inferiori.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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