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Inammissibilità del ricorso: no a rivalutazione fatti

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per guida senza patente. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove, come le testimonianze, ma di verificare la corretta applicazione della legge. L’inammissibilità del ricorso scatta quando l’appellante cerca di ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito esclusivo dei giudici di primo e secondo grado.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità del Ricorso: la Cassazione non può riesaminare i fatti

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del giudizio di legittimità, sottolineando come l’inammissibilità del ricorso sia la conseguenza inevitabile quando si tenta di trasformare la Suprema Corte in un terzo grado di merito. Il caso in esame riguarda un imputato condannato per guida senza patente, il cui ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione delle prove testimoniali, un’attività preclusa al giudice di legittimità.

I Fatti del Processo

Un uomo veniva condannato in primo grado e in appello alla pena di sei mesi di arresto per il reato previsto dall’art. 73 del D.Lgs. 159/2011, per essersi posto alla guida di un’autovettura pur essendo privo di patente, in quanto precedentemente ritirata.

L’imputato, tramite il suo difensore, proponeva ricorso per Cassazione, basandolo su tre motivi principali:
1. Errata identificazione e mancanza di dolo: Sosteneva che non vi fosse certezza sulla sua identificazione come conducente del veicolo al momento dei fatti. A suo dire, le dichiarazioni dei testimoni oculari non erano conclusive e la Corte d’Appello non aveva dato il giusto peso alla testimonianza a suo favore.
2. Mancata concessione delle attenuanti generiche: Lamentava una motivazione insufficiente riguardo al diniego delle attenuanti.
3. Mancata concessione della non menzione: Contestava la mancata concessione del beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato tutti i motivi di ricorso inammissibili in quanto manifestamente infondati. I giudici hanno chiarito che la Corte d’Appello aveva fornito una motivazione esauriente e logica su tutti i punti contestati. L’identificazione dell’imputato era basata su testimonianze convergenti che lo descrivevano con barba e un indumento rosso, e la testimonianza della difesa era stata correttamente valutata come non decisiva.

L’inammissibilità del ricorso e il ruolo della Cassazione

Il punto cruciale della decisione riguarda il primo motivo di ricorso. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale del nostro ordinamento processuale: il giudice di legittimità non può effettuare una “rilettura degli elementi di fatto”. Questo compito è riservato esclusivamente al giudice di merito (Tribunale e Corte d’Appello), che valuta le prove e ricostruisce la vicenda.

Il ricorso per Cassazione è ammissibile solo se denuncia vizi di legittimità, come l’errata applicazione di una norma di legge o una motivazione manifestamente illogica o contraddittoria. Proporre una diversa interpretazione delle prove, come ha fatto il ricorrente, equivale a chiedere un nuovo giudizio sui fatti, cosa che esula completamente dai poteri della Cassazione.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su un consolidato orientamento giurisprudenziale. Per quanto riguarda l’elemento soggettivo del reato, i giudici hanno specificato che per la configurazione del reato di guida senza patente è sufficiente la consapevolezza di mettersi alla guida senza il titolo abilitativo, essendo del tutto irrilevante l’eventuale ulteriore intenzione di sottrarsi ai controlli o commettere altre attività illecite. Questa precisazione demolisce la tesi difensiva sulla mancanza di dolo.

Inoltre, sia il diniego delle attenuanti generiche sia quello della non menzione della condanna sono stati ritenuti correttamente motivati dalla Corte d’Appello, che ha basato la sua decisione sulle risultanze del casellario giudiziale dell’imputato. Pertanto, anche su questi punti, il ricorso non presentava vizi di legittimità, ma solo un dissenso rispetto alla valutazione di merito.

Conclusioni

L’ordinanza in esame rappresenta un’importante conferma dei confini tra giudizio di merito e giudizio di legittimità. La dichiarazione di inammissibilità del ricorso non è una mera formalità, ma la sanzione processuale per chi tenta di utilizzare la Cassazione come una terza istanza per riesaminare i fatti. La decisione ha comportato per il ricorrente non solo il rigetto delle sue richieste, ma anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una cospicua somma a favore della cassa delle ammende, a causa dell’evidente infondatezza dei motivi proposti.

La Corte di Cassazione può riesaminare le testimonianze per decidere se un imputato è colpevole?
No, la Corte di Cassazione non può riesaminare le prove come le testimonianze. Il suo compito è verificare che i giudici di primo e secondo grado abbiano applicato correttamente la legge e motivato la loro decisione in modo logico, senza contraddizioni. La valutazione delle prove è di competenza esclusiva dei giudici di merito.

Per essere condannati per guida senza patente, è necessario dimostrare l’intenzione di sfuggire a un controllo?
No, per la condanna per il reato di guida senza patente è sufficiente essere alla guida pur essendo privi del titolo abilitativo. Qualsiasi ulteriore considerazione sulla volontà di sottrarsi ai controlli o di perpetrare altre attività illecite è irrilevante ai fini della configurazione del reato contestato.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione?
Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, come in questo caso, la condanna diventa definitiva. Inoltre, ai sensi dell’art. 616 del codice di procedura penale, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di denaro in favore della cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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