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Furto consumato: quando si perfeziona il reato?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24474/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto consumato di gasolio. L’imputato sosteneva si trattasse solo di tentativo, poiché era stato costantemente monitorato dalla polizia. La Corte ha ribadito che il furto consumato si perfeziona nel momento in cui l’agente acquisisce, anche per un tempo brevissimo, la piena ed autonoma disponibilità del bene sottratto, rendendo irrilevante la successiva possibilità di intervento delle forze dell’ordine.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Furto consumato: basta il possesso per un istante, anche sotto sorveglianza

Capire la differenza tra furto tentato e furto consumato è fondamentale nel diritto penale, poiché da questa distinzione dipendono le conseguenze sanzionatorie per l’imputato. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 24474 del 2024, ha fornito un chiarimento decisivo su questo punto, stabilendo che il reato si perfeziona nel momento esatto in cui il ladro acquisisce la piena e autonoma disponibilità del bene, anche se per un tempo brevissimo e sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine.

I Fatti del Caso: La Sottrazione di Gasolio

Il caso analizzato dalla Suprema Corte riguarda un individuo condannato per il furto di una notevole quantità di gasolio dal serbatoio di una scuola. L’azione delittuosa era stata monitorata a distanza dagli agenti di polizia, i quali erano intervenuti bloccando l’uomo solo dopo che questi aveva già completato la sottrazione del carburante. In sua difesa, l’imputato aveva sostenuto che il reato non si fosse mai perfezionato, rimanendo allo stadio di tentativo, proprio perché l’intera operazione si era svolta sotto il controllo delle forze dell’ordine, che avrebbero potuto interromperla in qualsiasi momento, impedendo la definitiva consumazione del reato.

L’Analisi della Corte di Cassazione sul Furto Consumato

La difesa dell’imputato non ha convinto i giudici di legittimità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile, e ha colto l’occasione per ribadire un principio consolidato nella giurisprudenza. Secondo gli Ermellini, ai fini della configurabilità del furto consumato, ciò che conta è l’impossessamento della ‘res furtiva’ da parte dell’agente. Questo si verifica quando il soggetto acquisisce una signoria di fatto, autonoma ed esclusiva, sul bene sottratto.

Contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, sono del tutto irrilevanti:

1. Il criterio temporale: Non importa per quanto tempo il ladro mantenga il possesso del bene. È sufficiente anche un istante.
2. Il criterio spaziale: Non è necessario che la refurtiva venga spostata dal luogo del delitto (amotio de loco ad locum). Il reato si consuma anche se il ladro viene fermato nello stesso luogo in cui ha sottratto il bene.
3. La sorveglianza: La circostanza che la vittima o le forze dell’ordine stiano osservando la scena e siano pronte a intervenire non esclude la consumazione, se l’agente ha già ottenuto l’autonoma disponibilità della cosa.

Il momento cruciale, quindi, è il passaggio del bene dal dominio della vittima a quello esclusivo dell’autore del reato.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha ritenuto la motivazione della sentenza d’appello pienamente logica, congrua e corretta dal punto di vista giuridico. I giudici di merito avevano correttamente applicato i principi di diritto affermati dalla stessa Cassazione in casi analoghi. L’appello proposto dall’imputato è stato considerato una mera riproduzione di censure già esaminate e respinte, senza una critica specifica alle argomentazioni della corte territoriale. Questa carenza di specificità ha portato a una dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Conclusioni: Cosa Rende un Furto Consumato?

L’ordinanza in esame conferma che la linea di demarcazione tra tentativo e consumazione nel reato di furto è molto sottile. Il delitto si perfeziona non con la fuga o con il conseguimento del profitto, ma nel momento in cui si realizza la sottrazione del bene al controllo del legittimo proprietario e se ne acquisisce la piena disponibilità. Questa interpretazione ha importanti implicazioni pratiche: un ladro colto con la refurtiva in mano, anche a pochi metri dal luogo del furto e pochi secondi dopo averla presa, risponderà di furto consumato, con un quadro sanzionatorio più severo rispetto al semplice tentativo.

Quando un furto si considera consumato e non solo tentato?
Un furto si considera consumato nel momento in cui l’autore del reato acquisisce la piena, autonoma ed effettiva disponibilità del bene sottratto, anche se per un periodo di tempo molto breve e nello stesso luogo della sottrazione.

La sorveglianza da parte della polizia durante il furto lo rende automaticamente un tentativo?
No. Secondo la sentenza, il fatto che le forze dell’ordine stiano monitorando la scena non impedisce che il reato si configuri come furto consumato, se l’agente è riuscito, anche solo per un istante, a ottenere il possesso esclusivo della refurtiva prima dell’intervento.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché riproduceva profili di censura già adeguatamente esaminati e respinti dal giudice di merito, senza presentare una critica specifica e puntuale delle argomentazioni della sentenza impugnata e senza enunciare valide ragioni di diritto che giustificassero l’annullamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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