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Custodia cautelare ultrasettantenni: quando è lecita?

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato ultrasettantenne contro l’ordinanza che confermava la sua detenzione in carcere. La decisione si fonda sulla sussistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, legittimando la custodia cautelare ultrasettantenni in contesti di criminalità organizzata, data la gravità dei fatti, i precedenti specifici e la persistenza della condotta criminale.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Custodia Cautelare Ultrasettantenni: la Cassazione fissa i paletti

L’applicazione della custodia cautelare ultrasettantenni rappresenta uno dei punti più delicati del nostro sistema processuale penale, in cui si scontrano l’esigenza di tutela della collettività e il principio di umanità della pena, specialmente verso soggetti in età avanzata. Con la sentenza n. 24314 del 2024, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su questo tema, confermando la legittimità del carcere anche per gli over 70 in presenza di requisiti specifici e rigorosi. Analizziamo insieme la vicenda e i principi di diritto affermati.

I Fatti del Caso

Il caso riguarda un uomo di oltre settant’anni, sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati di particolare gravità, tra cui estorsione aggravata dal metodo mafioso. La difesa aveva richiesto la sostituzione della misura detentiva con una meno afflittiva, come gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, facendo leva proprio sull’età avanzata del proprio assistito.

La normativa di riferimento, l’art. 275 comma 4 del codice di procedura penale, stabilisce infatti un divieto generale di custodia in carcere per gli ultrasettantenni, ammettendola solo in presenza di “esigenze cautelari di eccezionale rilevanza”.

Sia il Tribunale di prima istanza che il Tribunale della Libertà in sede di appello avevano rigettato la richiesta, ritenendo che nel caso specifico sussistessero proprio quelle esigenze eccezionali che giustificavano il mantenimento della misura carceraria. Contro questa decisione, l’imputato ha proposto ricorso per Cassazione.

La Questione sulla Custodia Cautelare Ultrasettantenni

Il ricorso si fondava essenzialmente sulla violazione della norma citata e su un vizio di motivazione. Secondo la difesa, i giudici di merito non avrebbero adeguatamente ponderato il fattore dell’età, limitandosi a richiamare la presunzione di pericolosità legata ai reati di criminalità organizzata. Si sosteneva che, per un soggetto così anziano, fosse necessaria una prova rafforzata della persistente pericolosità sociale, prova che, a dire della difesa, mancava.

La Corte di Cassazione, tuttavia, ha ritenuto il ricorso inammissibile, offrendo una chiara interpretazione dei criteri da seguire per valutare la legittimità della custodia cautelare ultrasettantenni.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha chiarito che il Tribunale della Libertà non ha affatto ignorato il tema dell’età anagrafica. Al contrario, ha condotto una valutazione approfondita e logica, individuando un “complesso di elementi di disvalore” che giustificavano ampiamente la sussistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza.

Questi elementi includevano:

1. La persistenza e ripetitività delle condotte: I reati contestati non erano episodi isolati, ma dimostravano una continuità nel comportamento illecito.
2. Il contesto di criminalità organizzata: Il collegamento con associazioni criminali è stato considerato un fattore allarmante che accresce la pericolosità sociale.
3. I gravi precedenti penali: L’imputato vantava numerosi e gravi precedenti specifici, indicativi di una radicata inclinazione a delinquere.
4. La prossimità temporale dei reati: I fatti contestati erano stati commessi pochissimi mesi prima del compimento dei settanta anni, dimostrando una pericolosità attuale e non attenuata dall’età.

La Corte ha inoltre specificato che la revoca di una precedente misura di sicurezza, come la libertà vigilata, era irrilevante, poiché basata su valutazioni antecedenti ai fatti per cui si procedeva.

Le conclusioni

La sentenza ribadisce un principio fondamentale: l’età anagrafica superiore a settant’anni non costituisce un’immunità assoluta dal carcere preventivo. Sebbene la legge preveda una tutela rafforzata, questa cede di fronte a un quadro fattuale che dimostri, in modo concreto e attuale, una pericolosità sociale di livello eccezionale. La Corte ha quindi validato la decisione dei giudici di merito, che hanno correttamente applicato la legge bilanciando la tutela dell’imputato con la necessità di proteggere la collettività da reati di estrema gravità. La decisione finale è stata la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Un imputato con più di 70 anni può essere tenuto in custodia cautelare in carcere?
Sì, ma solo in presenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. La legge prevede un divieto generale, ma ammette eccezioni quando il pericolo per la collettività è particolarmente elevato e attuale, come nel caso di gravi reati associativi.

Cosa si intende per “esigenze cautelari di eccezionale rilevanza” nel caso di custodia cautelare ultrasettantenni?
Si tratta di un insieme di elementi concreti che dimostrano una pericolosità sociale fuori dal comune. La sentenza indica come tali la persistenza delle condotte criminali, il contesto di criminalità organizzata, i gravissimi precedenti penali e la commissione dei reati in prossimità del compimento dei 70 anni.

Un precedente penale, anche se datato, può ancora avere peso nel decidere sulla custodia cautelare?
Sì, la sentenza conferma che i plurimi e gravissimi precedenti penali, anche se non recentissimi, contribuiscono a delineare il profilo di pericolosità dell’imputato e a giustificare la sussistenza di esigenze cautelari eccezionali, specialmente se sono specifici rispetto ai nuovi reati contestati.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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