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Confisca per equivalente: l’amministratore risponde

Due amministratori ricorrono in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento che disponeva la confisca per equivalente dei loro beni per reati tributari e associazione a delinquere. Sostenevano che le loro società non fossero mere ‘cartiere’ e che i loro beni personali non dovessero essere toccati. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando che la confisca per equivalente è legittima quando i beni della società sono insufficienti e che, in base al principio solidaristico, ciascun concorrente risponde per l’intero profitto illecito.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca per Equivalente: Quando i Beni dell’Amministratore sono a Rischio per Reati Tributari Societari

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24350/2024) torna a fare luce su un tema di grande attualità e preoccupazione per amministratori e imprenditori: la confisca per equivalente. La pronuncia chiarisce in quali circostanze i beni personali di un amministratore possono essere aggrediti per reati tributari commessi attraverso la società. Il caso analizzato riguarda una complessa vicenda di false fatturazioni e associazione per delinquere, definita con un patteggiamento, che ha portato alla confisca di oltre un milione di euro.

I Fatti del Caso: Associazione a Delinquere e Reati Tributari

Due amministratori, legati da vincoli familiari, venivano accusati di aver partecipato a un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, tra cui l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e l’autoriciclaggio. Attraverso diverse società a loro riconducibili, avrebbero generato un illecito profitto, quantificato in circa 1.150.000 euro, derivante dal ‘compenso’ percepito per l’emissione delle false fatture.

In sede di udienza preliminare, gli imputati optavano per il rito del patteggiamento, concordando la pena con la Procura. La sentenza del G.U.P. del Tribunale, oltre ad applicare le pene concordate, disponeva la confisca. In prima battuta, la confisca era diretta sui conti correnti delle società emittenti. In caso di incapienza totale o parziale, il giudice ordinava la confisca per equivalente di denaro o altri beni mobili e immobili nella disponibilità dei due amministratori.

Il Ricorso in Cassazione e la Confisca per Equivalente

Contro questa statuizione, i difensori degli imputati proponevano ricorso per cassazione, sollevando un unico, ma cruciale, motivo. Essi lamentavano che il giudice non avesse operato la necessaria distinzione tra il patrimonio della società e quello personale degli amministratori. A loro avviso, le società coinvolte non erano semplici ‘cartiere’, ma entità dotate di una reale struttura operativa (dipendenti, clienti, mezzi aziendali). Di conseguenza, secondo la tesi difensiva, non sussistevano i presupposti per estendere la confisca ai beni personali degli amministratori.

Inoltre, uno dei ricorrenti contestava specificamente la potenziale aggressione della sua quota di proprietà dell’immobile adibito a casa familiare, sostenendo che fosse stata acquistata prima che la legge estendesse la confisca per equivalente ai reati tributari.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili per manifesta infondatezza, offrendo una chiara applicazione dei principi consolidati in materia.

In primo luogo, la Corte ha ribadito che, in tema di reati tributari, il profitto confiscabile coincide con il risparmio di spesa o l’incremento patrimoniale derivante dall’evasione fiscale. Tale profitto, quando resta nella disponibilità della persona giuridica a vantaggio della quale l’amministratore ha agito, può essere oggetto di confisca diretta nei confronti della società stessa, considerata non estranea al reato.

Il punto centrale, però, è ciò che accade quando il patrimonio sociale è inesistente o insufficiente. In tal caso, è legittimo disporre la confisca per equivalente sui beni personali dell’amministratore. La Corte ha precisato che non è necessaria una preventiva e infruttuosa ricerca formale dei beni sociali (‘escussione del patrimonio sociale’) se già emergono elementi che ne indicano l’inesistenza o l’indisponibilità.

Un altro principio fondamentale applicato è quello ‘solidaristico’. In caso di illecito commesso da più persone, la confisca può essere disposta per l’intera entità del profitto nei confronti di uno solo dei concorrenti, specialmente quando non è possibile definire con precisione la quota di profitto effettivamente percepita da ciascuno. Nel caso di specie, la difesa non aveva fornito elementi per distinguere le quote di profitto dei singoli concorrenti, legittimando così l’ordine di confisca per l’intero importo in solido tra loro.

Infine, la Corte ha giudicato le argomentazioni sulla natura ‘reale’ e non fittizia delle società come censure di mero fatto, inammissibili in sede di legittimità. Ancor più, ha sottolineato come la scelta del patteggiamento precluda la possibilità di rimettere in discussione il quadro fattuale delineato dall’accusa, che gli imputati hanno sostanzialmente accettato definendo la propria posizione con un rito alternativo.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La decisione della Cassazione rafforza alcuni punti fermi con importanti implicazioni pratiche per gli amministratori:

1. Responsabilità Patrimoniale Sostanziale: L’amministratore che commette reati tributari a vantaggio della società non può fare pieno affidamento sullo ‘schermo’ della personalità giuridica. Se la società risulta incapiente, il suo patrimonio personale è direttamente a rischio.
2. Principio Solidaristico: La partecipazione a un illecito plurisoggettivo espone al rischio di subire una confisca per l’intero valore del profitto, anche se la propria quota di partecipazione è stata minore. Spetta alla difesa, se possibile, dimostrare l’esatta ripartizione del profitto.
3. Effetti del Patteggiamento: La scelta di patteggiare, sebbene possa portare a una riduzione della pena, cristallizza i fatti contestati, rendendo molto difficile contestare in seguito le statuizioni patrimoniali che su quei fatti si fondano, come la natura di ‘cartiera’ di una società.

Quando si può applicare la confisca per equivalente sui beni personali dell’amministratore per un reato tributario commesso dalla società?
Quando non è possibile procedere con la confisca diretta del profitto del reato dal patrimonio della società, ad esempio per insufficienza di fondi o beni. La Corte chiarisce che non è necessaria una complessa e formale ricerca dei beni societari se vi sono già elementi sintomatici della loro indisponibilità.

In caso di più amministratori concorrenti nel reato, come viene ripartita la confisca per equivalente?
La Corte applica un ‘principio solidaristico’: se non è possibile determinare con esattezza la quota di profitto ottenuta da ciascun concorrente, la confisca per l’intero ammontare può essere disposta nei confronti di uno qualsiasi di loro, che risponderà in solido con gli altri.

Accettare un patteggiamento per reati tributari che influenza ha sulla possibilità di contestare la confisca?
Accettare un patteggiamento limita fortemente la possibilità di contestare successivamente gli aspetti fattuali dell’accusa, come ad esempio sostenere che le società coinvolte non fossero delle ‘cartiere’. La scelta del rito alternativo implica un’accettazione del quadro accusatorio su cui si basano la condanna e la conseguente confisca.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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