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Confisca oro contrabbando: legittima anche senza condanna

La Corte di Cassazione ha confermato la confisca oro contrabbando a carico di due soggetti, anche in assenza di una condanna. La Corte ha stabilito che la mancata dichiarazione doganale integra il reato, a prescindere che si tratti di oro industriale o da investimento, rendendo la confisca obbligatoria.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca oro contrabbando: legittima anche senza condanna e per l’oro da investimento

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema di grande interesse pratico: la confisca oro contrabbando. Con la sentenza n. 24784 del 2024, la Suprema Corte ha stabilito principi fondamentali, chiarendo che la confisca può essere disposta anche in assenza di una sentenza di condanna e che il reato di contrabbando sussiste anche per l'”oro da investimento” se non viene dichiarato in dogana. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante decisione.

Il caso: il sequestro di quasi 50 kg di oro

La vicenda trae origine dal sequestro di un’ingente quantità di oro, pari a 49,830 chilogrammi, trovata occultata in un doppio fondo di un’autovettura proveniente dalla Svizzera. A seguito delle indagini, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Como, pur disponendo l’archiviazione del procedimento penale, ordinava la confisca del ricavato della vendita dell’oro sequestrato.

I soggetti coinvolti si opponevano a tale provvedimento, sostenendo l’illegittimità della confisca. La loro difesa si basava su due argomenti principali: l’oro in questione era “oro da investimento”, non soggetto alla disciplina del contrabbando, e in ogni caso la confisca non poteva essere disposta in assenza di un accertamento di merito sulla sussistenza del reato.

La decisione della Cassazione sulla confisca oro contrabbando

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso, confermando la piena legittimità del provvedimento di confisca. La sentenza si articola su due snodi argomentativi cruciali che meritano un’analisi approfondita.

Le motivazioni: perché la confisca è legittima

In primo luogo, la Corte ha ribadito un principio consolidato: la confisca obbligatoria, prevista dalla legge per specifici reati, può essere disposta anche quando il procedimento si conclude con un’archiviazione o un proscioglimento per cause che non escludono la materialità del fatto (come la prescrizione o la morte dell’imputato). In questi casi, la legge garantisce comunque all’interessato la possibilità di difendersi e contestare il nesso tra il bene e il reato attraverso specifici procedimenti, come l’incidente di esecuzione.

In secondo luogo, e qui sta il cuore della decisione, la Corte ha smontato la tesi difensiva sulla natura dell’oro. I giudici hanno osservato che l’oro sequestrato, in forma di “verghe e lamine” prive di codice identificativo e di documentazione, non possedeva le caratteristiche per essere qualificato come “oro da investimento”. Al contrario, le modalità di occultamento e la provenienza da un paese extra-UE ne configuravano la natura di “oro industriale”, soggetto ai dazi doganali e all’IVA all’importazione. La sua sottrazione ai controlli doganali integrava, quindi, il reato di contrabbando.

Ma la Corte va oltre: anche se si fosse trattato di “oro da investimento”, il reato di contrabbando sarebbe stato comunque configurabile. La legge (art. 68 d.P.R. 633/1972) prevede che l’esenzione dall’IVA per l’oro da investimento sia subordinata a una specifica attestazione da rendere in sede di dichiarazione doganale. Senza tale dichiarazione, le autorità non possono verificare la sussistenza dei requisiti per l’esenzione. Di conseguenza, l’omessa dichiarazione sottrae il bene al controllo fiscale e costituisce presupposto del reato di contrabbando.

Le conclusioni: implicazioni pratiche della sentenza

La sentenza in esame ha importanti implicazioni. Anzitutto, rafforza lo strumento della confisca come misura di contrasto ai reati, svincolandola dalla necessità di una sentenza di condanna definitiva. In secondo luogo, lancia un messaggio chiaro a chiunque intenda importare oro in Italia: la trasparenza è d’obbligo. Qualsiasi tipo di oro, anche quello “da investimento”, deve essere dichiarato alle autorità doganali. Omettere tale passaggio non è una semplice irregolarità, ma un reato – il contrabbando – che comporta, come conseguenza obbligatoria, la perdita definitiva del bene.

È possibile disporre la confisca di un bene se il procedimento penale viene archiviato senza una condanna?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che la confisca obbligatoria può essere disposta anche in caso di archiviazione o proscioglimento, a condizione che non venga esclusa la materialità del fatto illecito e il collegamento tra la cosa e il reato.

L’importazione non dichiarata di “oro da investimento” è considerata contrabbando?
Sì. Anche se l’oro da investimento beneficia di un regime di esenzione IVA, tale esenzione è subordinata alla presentazione di una specifica dichiarazione doganale. La mancata presentazione di tale dichiarazione sottrae il bene al controllo delle autorità e integra il reato di contrabbando, rendendo l’oro confiscabile.

Qual è la differenza tra “oro industriale” e “oro da investimento” ai fini del reato di contrabbando?
L'”oro da investimento” deve avere caratteristiche specifiche di purezza (pari o superiore a 995 millesimi), peso (superiore a 1 grammo) e forma (lingotti o placchette), accettate dal mercato dell’oro. L’oro che non rispetta questi parametri è considerato “oro industriale”. Tuttavia, ai fini del reato di contrabbando, la sentenza chiarisce che la distinzione è irrilevante se manca la dichiarazione doganale, poiché in entrambi i casi si realizza una sottrazione del bene al controllo fiscale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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