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Attenuanti generiche: quando il ricorso è inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per guida in stato di ebbrezza. L’appello si basava sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione del giudice di merito, se logicamente motivata e priva di vizi, non è sindacabile in sede di legittimità, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Attenuanti Generiche: la Cassazione fissa i paletti per l’impugnazione

Il riconoscimento delle attenuanti generiche è spesso un punto cruciale nei processi penali, potendo incidere significativamente sulla determinazione della pena. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (Num. 24874/2024) torna sul tema, chiarendo i limiti entro cui la decisione del giudice di merito di negare tale beneficio può essere contestata in sede di legittimità. La sentenza sottolinea un principio fondamentale: una valutazione ben motivata e priva di vizi logici non è sindacabile dalla Suprema Corte.

I Fatti Processuali

Il caso trae origine da una condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato, emessa dal Tribunale di Livorno. La Corte d’Appello di Firenze, in parziale riforma della prima sentenza, aveva rideterminato la pena inflitta a un imputato in sei mesi di arresto e 2.250,00 euro di ammenda. Nonostante la riforma parziale, i giudici di secondo grado avevano confermato il diniego delle attenuanti generiche.

L’imputato, tramite il proprio difensore, decideva quindi di presentare ricorso per cassazione, affidandosi a un unico motivo: la presunta contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione con cui la Corte d’Appello aveva escluso il riconoscimento delle circostanze ex art. 62-bis del codice penale.

Il Diniego delle Attenuanti Generiche e la Decisione della Cassazione

Il cuore della questione sottoposta alla Suprema Corte non era se l’imputato meritasse o meno le attenuanti generiche, ma se il modo in cui i giudici d’appello avevano giustificato la loro decisione fosse legittimo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, spiegando in modo netto le ragioni.

Il Collegio ha osservato che il motivo del ricorso non era deducibile in sede di legittimità. La Corte di Cassazione, infatti, non è un ‘terzo grado di giudizio’ dove si possono rivalutare i fatti e le prove, ma un organo che controlla la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione delle sentenze impugnate.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte ha stabilito che la motivazione fornita dalla Corte d’Appello di Firenze per negare le attenuanti generiche era completa, logica e coerente con le emergenze processuali. I giudici di secondo grado avevano esposto chiaramente le ragioni della loro decisione, fondandola su elementi concreti emersi nel corso del processo. Una motivazione di questo tipo, priva di vizi logici evidenti o di palesi contraddizioni, diventa ‘insindacabile’ in sede di legittimità.

In altre parole, non è sufficiente che la difesa non sia d’accordo con la valutazione del giudice; per ottenere un annullamento in Cassazione, è necessario dimostrare un vero e proprio ‘vizio’ nel ragionamento del giudice, come un’argomentazione illogica o una motivazione totalmente assente. Poiché nel caso di specie tale vizio non sussisteva, il ricorso è stato respinto.
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende.

Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità: la valutazione circa la concessione o il diniego delle attenuanti generiche rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. Tale potere non è arbitrario, ma deve essere esercitato con una motivazione che dia conto delle ragioni della scelta. Se questa motivazione è presente, è logicamente strutturata e coerente con gli atti del processo, la decisione non può essere messa in discussione davanti alla Corte di Cassazione. Per gli operatori del diritto, ciò significa che un ricorso basato su questo punto ha speranze di successo solo se si è in grado di evidenziare una palese e manifesta illogicità nel percorso argomentativo del giudice, e non una semplice divergenza di valutazione.

Perché il ricorso sul diniego delle attenuanti generiche è stato dichiarato inammissibile?
Perché il motivo presentato non era un errore di diritto, ma una critica alla valutazione di merito del giudice d’appello. La Corte di Cassazione ha ritenuto che la motivazione della Corte d’Appello fosse logica e coerente, e quindi non sindacabile in sede di legittimità.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
Comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma pecuniaria, in questo caso fissata in 3.000,00 euro, in favore della Cassa delle ammende.

È possibile contestare in Cassazione la decisione di negare le attenuanti generiche?
Sì, ma solo a condizioni molto precise. È possibile farlo se la motivazione del giudice di merito è totalmente assente, manifestamente illogica o contraddittoria. Non è sufficiente sostenere che il giudice avrebbe dovuto valutare i fatti in modo diverso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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