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Appello sentenza non luogo a procedere: il ricorso

La Procura ha impugnato in Cassazione una sentenza di proscioglimento emessa in udienza preliminare. La Suprema Corte ha chiarito che l’unico rimedio esperibile è l’appello. Di conseguenza, ha riqualificato l’impugnazione come appello contro la sentenza di non luogo a procedere e ha trasmesso gli atti alla Corte d’Appello competente, ribadendo un importante principio processuale.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Appello sentenza non luogo a procedere: la Cassazione fa chiarezza sulla qualificazione del ricorso

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio fondamentale della procedura penale in materia di impugnazioni. Il caso in esame riguarda la corretta qualificazione del mezzo di gravame esperibile contro una decisione di proscioglimento emessa al termine dell’udienza preliminare. La Suprema Corte ha stabilito che l’unico rimedio è l’appello contro la sentenza di non luogo a procedere, chiarendo che un ricorso per cassazione presentato erroneamente deve essere riqualificato e trasmesso al giudice competente.

I Fatti di Causa

Il procedimento trae origine da una decisione del Giudice dell’Udienza Preliminare (GUP) del Tribunale di Mantova. Il GUP aveva prosciolto un imputato da due accuse: la prima (capo A) relativa a una violazione della normativa sul reddito di cittadinanza, dichiarando che il fatto non era più previsto dalla legge come reato; la seconda (capo B) per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, perché il fatto non sussisteva.

Contro questa decisione, il Procuratore generale presso la Corte d’appello di Brescia ha proposto ricorso per cassazione, limitatamente al proscioglimento per il capo A. La Procura sosteneva che, nonostante l’abrogazione della norma incriminatrice da parte della Legge di Bilancio 2023, il fatto contestato conservasse la sua rilevanza penale.

La Decisione sull’appello a una sentenza di non luogo a procedere

La Corte di Cassazione, investita della questione, non è entrata nel merito della rilevanza penale del fatto. Piuttosto, si è concentrata su un aspetto puramente processuale: la corretta identificazione del mezzo di impugnazione.

Gli Ermellini hanno stabilito che il ricorso per cassazione presentato dalla Procura doveva essere qualificato come appello. Di conseguenza, hanno disposto la trasmissione di tutti gli atti alla Corte d’appello di Brescia, quale giudice funzionalmente competente a decidere sull’impugnazione.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte si fonda sull’interpretazione dell’articolo 428 del codice di procedura penale. Questa norma, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge n. 103 del 2017, stabilisce in modo inequivocabile che la sentenza di non luogo a procedere è unicamente appellabile e non più ricorribile per cassazione. La competenza per decidere sull’appello è della Corte d’appello.

Poiché la sentenza del GUP di Mantova era stata emessa nel 2023, quindi ben dopo l’entrata in vigore della riforma, la disciplina applicabile era quella che prevedeva il solo appello. La Corte ha inoltre precisato che non era possibile neppure un ricorso cosiddetto per saltum (ai sensi dell’art. 569 c.p.p.), ovvero un’impugnazione che ‘salta’ il grado d’appello per rivolgersi direttamente alla Cassazione. Tale strumento, infatti, è riservato esclusivamente alle sentenze che definiscono il merito di un giudizio di primo grado, e non a quelle, come la sentenza di non luogo a procedere, che chiudono la fase dell’udienza preliminare.

In virtù del principio di conservazione degli atti giuridici e della corretta qualificazione del mezzo di impugnazione, la Corte ha ‘convertito’ il ricorso in appello, garantendo che la volontà di impugnare della Procura potesse avere seguito davanti al giudice naturale previsto dalla legge.

Le Conclusioni

Questa ordinanza è un’importante lezione di diritto processuale. Ribadisce che la scelta del mezzo di impugnazione non è libera, ma vincolata a precise disposizioni di legge. Per le sentenze di non luogo a procedere, la via maestra è l’appello. La decisione della Cassazione, pur non decidendo il caso nel merito, svolge una funzione nomofilattica essenziale, orientando correttamente l’operato delle procure e degli avvocati ed evitando che impugnazioni, pur fondate nel merito, vengano dichiarate inammissibili per un mero errore procedurale. La palla passa ora alla Corte d’appello di Brescia, che dovrà valutare se la presunta violazione in materia di reddito di cittadinanza costituisca ancora reato.

È possibile impugnare direttamente in Cassazione una sentenza di non luogo a procedere?
No, la normativa vigente, come modificata dalla legge n. 103/2017, stabilisce che la sentenza di non luogo a procedere emessa all’esito dell’udienza preliminare è unicamente appellabile davanti alla Corte d’appello.

Cosa succede se viene presentato erroneamente un ricorso per cassazione contro una sentenza di non luogo a procedere?
La Corte di Cassazione deve qualificare il ricorso come appello e trasmettere gli atti alla Corte d’appello competente per la decisione. Questo avviene in base al principio della corretta qualificazione giuridica del mezzo di impugnazione.

Il ricorso ‘per saltum’ è ammesso contro una sentenza di non luogo a procedere?
No, la possibilità di ricorrere ‘per saltum’, saltando il grado d’appello, è prevista dall’art. 569 cod. proc. pen. solo per le sentenze che definiscono il merito del giudizio di primo grado, e non per le sentenze di proscioglimento emesse in udienza preliminare.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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