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Riduzione trattamento accessorio: illegittimo il taglio

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17508/2024, ha dichiarato illegittimo il taglio forfettario del 30% operato da un’Azienda Sanitaria sulla retribuzione accessoria di un dirigente medico. La Corte ha stabilito che la riduzione delle risorse per il trattamento accessorio, prevista dalla normativa sul contenimento della spesa pubblica, non può tradursi in un taglio lineare sulla busta paga individuale. Deve, invece, seguire un preciso procedimento che prevede la cristallizzazione dei fondi al valore del 2010 e la loro successiva riduzione proporzionale alla diminuzione del personale. La sentenza d’appello è stata cassata con rinvio per un corretto ricalcolo delle somme dovute al lavoratore.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Riduzione Trattamento Accessorio: la Cassazione fissa i paletti

La questione della riduzione del trattamento accessorio nel pubblico impiego è un tema complesso, che bilancia le esigenze di contenimento della spesa pubblica con la tutela dei diritti dei lavoratori. Con l’ordinanza n. 17508 del 25 giugno 2024, la Corte di Cassazione è intervenuta per chiarire i limiti e le corrette modalità di applicazione dei tagli, bocciando l’approccio forfettario e lineare adottato da un’Azienda Sanitaria Locale.

I Fatti del Caso

Un dirigente medico conveniva in giudizio l’Azienda Sanitaria di appartenenza per ottenere la declaratoria di illegittimità della decurtazione del 30% applicata sulla sua remunerazione variabile. A suo dire, l’ente, invece di operare la riduzione sul fondo destinato al trattamento accessorio come previsto dalla normativa, aveva arbitrariamente ridotto anche la parte fondamentale della retribuzione.
Il Tribunale accoglieva parzialmente la domanda, ritenendo illegittima la modalità di decurtazione ma legittima la trattenuta in sé, quale misura temporanea per far fronte alla diminuzione dei fondi. La Corte d’Appello, riformando la decisione di primo grado, rigettava l’appello dell’Azienda Sanitaria, condannandola a restituire le somme trattenute. Secondo i giudici di secondo grado, il criterio forfettario utilizzato dall’ente era illegittimo perché la legge impone un tetto alle risorse complessive per il trattamento accessorio, non una riduzione generalizzata sulle singole buste paga. L’Azienda Sanitaria ha quindi proposto ricorso per cassazione.

La Normativa sulla Riduzione del Trattamento Accessorio

Il cuore della controversia risiede nell’interpretazione dell’art. 9, comma 2-bis, del D.L. 78/2010. Questa norma, finalizzata al contenimento della spesa pubblica, stabilisce due principi fondamentali:

1. Cristallizzazione: L’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale non può superare l’importo corrispondente all’anno 2010.
2. Riduzione Proporzionale: Tale importo è automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio.

Questo meccanismo mira a evitare che, a fronte di una diminuzione del numero di dipendenti, la somma disponibile per i bonus e le indennità accessorie dei restanti lavoratori aumenti, vanificando l’obiettivo di risparmio. La norma agisce quindi sul “monte salari” complessivo, non sui singoli trattamenti individuali.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha confermato l’illegittimità del taglio lineare del 30% operato dall’Azienda Sanitaria, giudicandolo in contrasto con la lettera e la finalità della legge. I giudici hanno chiarito che un’operazione di rideterminazione ex post dei fondi deve seguire le dinamiche normative e contrattuali, non criteri arbitrari.

Il procedimento corretto, indicato dalla Corte, si articola nei seguenti passaggi:

1. Ricalcolo dei Fondi: L’amministrazione deve prima ricalcolare i fondi per il trattamento accessorio secondo il disposto dell’art. 9, co. 2-bis, depurandoli delle quote relative al personale cessato dal servizio.
2. Calcolo dello Spettante: Sulla base dei fondi correttamente ricalcolati, si determina l’importo spettante a ciascun medico.
3. Detrazione e Individuazione: Si sottrae dal percepito quanto effettivamente spettante, individuando così le somme da restituire.

La Corte ha specificato che un taglio percentuale fisso, come quello del 30%, non è legittimo nemmeno come misura provvisoria in attesa di una revisione delle graduazioni. La revisione delle posizioni organizzative, infatti, attiene alla ripartizione interna del fondo tra gli aventi diritto, ma non ha nulla a che vedere con la determinazione dell’ammontare complessivo del fondo stesso, che deve obbedire unicamente ai criteri di legge.

La sentenza d’appello, pur avendo correttamente individuato l’illegittimità della modalità di riduzione, è stata cassata perché nel calcolare le somme dovute non ha considerato la necessaria riduzione dei fondi per effetto delle cessazioni dal servizio. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte d’Appello in diversa composizione per effettuare le necessarie verifiche contabili e determinare il corretto dare-avere tra le parti.

Le Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: le misure di contenimento della spesa pubblica devono essere attuate nel rigoroso rispetto delle procedure previste dalla legge. Le pubbliche amministrazioni non possono ricorrere a scorciatoie, come tagli percentuali forfettari, che ledono il diritto soggettivo del lavoratore a una retribuzione calcolata secondo le corrette regole normative e contrattuali. La decisione protegge i dipendenti da riduzioni arbitrarie e impone agli enti un’applicazione rigorosa e trasparente delle norme sulla spesa per il personale, garantendo che i sacrifici richiesti siano conformi alla legge e non frutto di decisioni discrezionali.

Una Pubblica Amministrazione può ridurre lo stipendio accessorio dei suoi dipendenti con un taglio percentuale fisso (es. 30%)?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che un taglio forfettario e lineare è illegittimo. La riduzione delle risorse destinate al trattamento accessorio deve seguire le specifiche regole normative, che non prevedono tagli indiscriminati sulle retribuzioni individuali.

Come deve essere calcolata la riduzione dei fondi per il trattamento accessorio secondo la legge?
La riduzione deve avvenire in due passaggi: primo, l’ammontare complessivo delle risorse viene “cristallizzato” all’importo dell’anno 2010; secondo, questo importo viene ridotto annualmente in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio. Il fondo così ricalcolato viene poi ripartito tra i dipendenti.

Cosa succede se un’amministrazione applica un taglio illegittimo sulla retribuzione?
Il dipendente ha diritto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute. La sentenza che ha accertato il diritto ma non ha calcolato correttamente gli importi viene cassata, e il caso è rinviato al giudice di merito per ricalcolare il dovuto seguendo i principi stabiliti dalla Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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