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Responsabilità banca bonifico: il dovere di cautela

Un’ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità della banca per un bonifico errato, eseguito sulla base di un IBAN non corrispondente al beneficiario indicato. La Corte ha stabilito che, quando il beneficiario non è cliente della banca intermediaria, si applicano le regole del diritto comune basate sul “contatto sociale qualificato”. Di conseguenza, la banca ha un obbligo di protezione e deve dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie per evitare il danno o per consentire il recupero delle somme, superando anche le obiezioni basate sulla privacy.

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Bonifico errato: quando la banca paga i danni?

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha delineato i confini della responsabilità della banca in caso di bonifico accreditato a un soggetto sbagliato a causa di un IBAN errato. La decisione chiarisce che l’automazione dei pagamenti non esonera completamente gli istituti di credito dai loro doveri di diligenza e buona fede, specialmente quando il vero beneficiario non è un loro cliente.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un pagamento di 40.000 euro che una compagnia di assicurazioni doveva versare a un suo creditore. Nell’eseguire il bonifico, la compagnia indicò correttamente il nome del beneficiario ma inserì un IBAN errato, appartenente a un terzo sconosciuto. La banca del destinatario, pur rilevando la discrepanza tra il nome del beneficiario e il titolare del conto corrente associato all’IBAN, procedette comunque all’accredito.

Il creditore originario, mai entrato in possesso della somma, tramite la sua procedura fallimentare, citò in giudizio la banca per ottenere il risarcimento del danno. L’istituto di credito si difese sostenendo di aver agito correttamente secondo la normativa sui servizi di pagamento (D.Lgs. 11/2010), che privilegia l’identificativo unico (IBAN) rispetto agli altri dati, e si rifiutò di comunicare le generalità del terzo percettore, appellandosi alla normativa sulla privacy.

La Responsabilità della Banca per Bonifico e il Contatto Sociale Qualificato

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno dato ragione al creditore, condannando la banca al risarcimento. Il caso è quindi giunto all’esame della Corte di Cassazione, chiamata a risolvere il conflitto tra la normativa speciale sui pagamenti e i principi generali di responsabilità civile.

La normativa europea sui servizi di pagamento (PSD), recepita in Italia, è stata creata per garantire rapidità ed efficienza nelle transazioni, stabilendo che un ordine di pagamento eseguito conformemente all’IBAN si presume corretto. Questa regola, tuttavia, non è assoluta.

La Suprema Corte ha introdotto un’importante distinzione. Quando il legittimo beneficiario del pagamento non ha alcun rapporto contrattuale con la banca intermediaria che riceve l’ordine (non è, cioè, un suo cliente), non si può applicare in modo rigido la disciplina speciale. In questi casi, emerge la figura del “contatto sociale qualificato”. Si tratta di una relazione che, pur in assenza di un contratto, fa sorgere in capo al professionista (la banca) un obbligo di protezione nei confronti del terzo (il beneficiario), basato sull’affidamento che la sua attività genera.

Il Dovere di Diligenza Supera la Norma Speciale

In virtù di questo contatto sociale, la responsabilità della banca per il bonifico non può essere esclusa a priori. La banca è tenuta ad agire con la diligenza professionale richiesta per tutelare gli interessi di tutti i soggetti coinvolti nell’operazione. Questo significa che, pur non essendo obbligata a un controllo preventivo sistematico sulla congruenza tra IBAN e nominativo, non può ignorare le incongruenze di cui diviene consapevole.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte ha stabilito che, in una situazione come quella esaminata, la responsabilità della banca non è oggettiva, ma si fonda sui principi generali del codice civile. Grava quindi sull’istituto di credito l’onere di provare di aver agito con la massima diligenza. La banca deve dimostrare di aver compiuto l’operazione adottando tutte le cautele necessarie a scongiurare il rischio di un’erronea individuazione del beneficiario.

Inoltre, la Corte ha specificato che la banca ha il dovere di adoperarsi per consentire al vero creditore di recuperare la somma indebitamente versata. Questo include l’obbligo di fornire i dati anagrafici del soggetto che ha ricevuto il pagamento per errore. La tutela della privacy, infatti, non può essere utilizzata come scudo per impedire l’esercizio del diritto di difesa in giudizio, che è un interesse giuridicamente prevalente.

In sostanza, la banca avrebbe dovuto comunicare i dati dell’accipiens per permettere l’azione di ripetizione dell’indebito, e il suo rifiuto ha contribuito a causare il danno. La mancanza di prova di un comportamento diligente ha portato alla conferma della sua responsabilità.

Conclusioni

La sentenza rappresenta un punto di equilibrio fondamentale tra l’esigenza di pagamenti rapidi e automatizzati e la tutela del legittimo creditore. La Cassazione chiarisce che la responsabilità della banca per un bonifico non svanisce dietro l’automazione. L’istituto di credito, in quanto operatore professionale, ha un obbligo di protezione che si estende anche a chi non è suo cliente diretto, attraverso il principio del contatto sociale qualificato. In caso di errore, la banca non solo può essere chiamata a risarcire il danno, ma deve anche collaborare attivamente per il recupero delle somme, senza potersi trincerare dietro la normativa sulla privacy.

La banca è sempre esente da responsabilità se esegue un bonifico basandosi solo sull’IBAN, anche se il nome del beneficiario non corrisponde?
No. Secondo la Corte, sebbene la normativa speciale dia prevalenza all’IBAN, la banca non è esente da responsabilità se il legittimo beneficiario non è un suo cliente. In tal caso, si applicano le regole del diritto comune e la banca ha un obbligo di protezione derivante dal “contatto sociale qualificato”, dovendo dimostrare di aver agito con diligenza.

Cosa si intende per “contatto sociale qualificato” tra una banca e un beneficiario non cliente?
È una relazione che sorge tra un professionista (la banca) e un terzo (il beneficiario) anche senza un contratto. Questa relazione genera un affidamento nella professionalità della banca, che assume quindi un obbligo di protezione nei confronti del terzo, dovendo agire con diligenza per non danneggiare i suoi interessi.

La banca può rifiutarsi di fornire i dati di chi ha ricevuto un pagamento per errore, invocando la privacy?
No. La Corte ha stabilito che l’interesse alla riservatezza dei dati personali cede di fronte alla tutela di interessi giuridicamente più rilevanti, come il diritto di difesa in giudizio. Pertanto, la banca ha l’obbligo di fornire i dati dell’indebito percettore per permettere al vero creditore di agire per il recupero della somma.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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