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Omologa del concordato: i limiti del giudice

Una società in concordato preventivo si oppone alla decisione della Corte d’Appello che, accogliendo il reclamo di un creditore, aveva annullato l’omologa del concordato per riconoscere un privilegio su un credito. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che in sede di omologa del concordato, il giudice non ha la competenza per decidere sull’esistenza o sul rango dei crediti, poiché tale accertamento è riservato a un giudizio ordinario separato. Di conseguenza, cassa la decisione impugnata senza rinvio.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Fallimentare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Omologa del Concordato: Quali Sono i Poteri Decisionali del Giudice?

L’omologa del concordato preventivo rappresenta una fase cruciale per le aziende in crisi, ma quali sono i confini del potere del giudice in questo delicato procedimento? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce in modo netto che il giudice dell’omologa non può decidere sull’esistenza o sulla natura (privilegiata o chirografaria) di un singolo credito. Vediamo insieme i dettagli di questa importante decisione e le sue implicazioni pratiche.

I Fatti di Causa: Dalla Proposta di Concordato all’Opposizione

Una società a responsabilità limitata presentava al Tribunale una domanda di ammissione al concordato preventivo. Il piano, dopo le necessarie verifiche, veniva approvato dalla maggioranza dei creditori. Tuttavia, durante la fase di omologazione, una società di gestione crediti, creditrice per circa 738.000 euro sulla base di alcune cambiali agrarie, si opponeva.

La società creditrice sosteneva che il suo credito, classificato nel piano come chirografario (e quindi soggetto a una forte riduzione del 70%), dovesse in realtà essere considerato privilegiato, in virtù della sua origine agraria come previsto da una legge speciale. L’opposizione era quindi finalizzata a ottenere un trattamento preferenziale nel riparto delle somme.

La Controversia sulla Natura del Credito e l’Omologa del Concordato

Il caso ha attraversato due gradi di giudizio prima di approdare in Cassazione, con esiti opposti, mettendo in luce un fondamentale disaccordo sui poteri del giudice in sede di omologa del concordato.

La Decisione del Tribunale e l’Appello

In primo grado, il Tribunale rigettava l’opposizione e procedeva con l’omologazione del concordato. La motivazione era che i titoli di credito (le cambiali) non specificavano in modo chiaro gli elementi necessari per far sorgere il privilegio speciale agrario, come lo scopo del finanziamento o le garanzie.

La società creditrice proponeva reclamo e la Corte d’Appello ribaltava la decisione. I giudici di secondo grado ritenevano sussistente il privilegio invocato e, di conseguenza, annullavano il decreto di omologazione del concordato, creando una situazione di stallo procedurale.

L’Intervento della Corte di Cassazione

Contro questa decisione, la società debitrice ricorreva in Cassazione, lamentando principalmente due vizi: l’ultrapetizione, ovvero il fatto che la Corte d’Appello fosse andata oltre le sue competenze annullando l’intero concordato per una questione relativa a un singolo credito, e la violazione delle norme sulla competenza funzionale, sostenendo che il giudice dell’omologa non potesse decidere sul rango dei crediti.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto i motivi del ricorso, affermando un principio di diritto consolidato e di fondamentale importanza. Il giudice chiamato a omologare un concordato preventivo non ha la competenza funzionale per decidere sull’esistenza, l’ammontare o il rango (privilegiato o chirografario) dei singoli crediti inseriti nel piano.

La Corte ha spiegato che la procedura di concordato preventivo, a differenza del fallimento, non prevede una fase di accertamento del passivo in contraddittorio. Il provvedimento di omologazione determina un vincolo sulla riduzione quantitativa dei crediti, ma non crea un giudicato sulla loro esistenza o natura. Tali questioni sono demandate a un eventuale e separato giudizio ordinario di cognizione, che può essere promosso dal creditore interessato.

Il creditore che si oppone all’omologa può far valere doglianze sull’esistenza o natura del proprio credito solo se queste sono funzionali a dimostrare un vizio della procedura, come l’irregolarità del voto o il mancato raggiungimento delle maggioranze, oppure l’inammissibilità della proposta. Nel caso di specie, il creditore si era limitato a chiedere il riconoscimento del proprio privilegio senza allegare come tale diversa collocazione avrebbe inciso sulla regolarità o sulla fattibilità del concordato. Pertanto, la Corte d’Appello ha commesso un duplice errore: ha deciso su una materia al di fuori della sua competenza funzionale e ha annullato l’intero concordato sulla base di un presupposto errato.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La decisione della Cassazione riafferma la netta separazione tra il giudizio di omologa e il giudizio di accertamento del credito. Per le imprese in concordato, ciò significa che l’omologazione non può essere bloccata da contestazioni sul singolo credito, a meno che queste non inficino i presupposti stessi della procedura. Per i creditori, il messaggio è altrettanto chiaro: la sede per far valere la natura privilegiata del proprio credito non è l’opposizione all’omologa, ma un autonomo giudizio ordinario. Questa pronuncia contribuisce a dare certezza e stabilità alla procedura di concordato preventivo, evitando che venga paralizzata da controversie che devono trovare la loro naturale risoluzione in altre sedi processuali.

Può il giudice, in sede di omologa del concordato preventivo, decidere se un credito è privilegiato o chirografario?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice chiamato a omologare il concordato non ha la competenza funzionale per decidere sull’esistenza, l’ammontare o il rango dei singoli crediti. Tali questioni devono essere accertate in un separato giudizio ordinario.

Qual è l’unica base su cui un creditore può opporsi all’omologa del concordato per questioni relative al proprio credito?
Un creditore può contestare l’esistenza o la natura del proprio credito nel giudizio di omologa solo se dimostra che tale questione è funzionale a evidenziare un vizio della procedura, come l’irregolarità del voto, il mancato raggiungimento delle maggioranze legali per l’approvazione, o l’inammissibilità della proposta concordataria.

Cosa succede se un giudice annulla l’omologa del concordato per un motivo non previsto dalla legge, come l’errata classificazione di un credito?
Se la decisione di annullamento si fonda su una materia estranea alla competenza del giudice dell’omologa, come l’accertamento del rango di un credito, la Corte di Cassazione può cassare la decisione senza rinvio, poiché la causa non poteva essere né proposta né proseguita su tali basi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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