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Legittimazione attiva socio: persa con la cessione

Un socio avviava un’azione di responsabilità contro un amministratore. Durante la causa, cedeva le proprie quote sociali. La Corte d’Appello ha confermato che la cessione comporta la perdita della legittimazione attiva del socio. Tale perdita ha reso inefficace l’effetto interruttivo della prescrizione, che è quindi maturata, portando al rigetto della domanda. La sentenza sottolinea che la qualità di socio deve persistere per tutta la durata del processo.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Legittimazione Attiva Socio: Cosa Succede se Vendi le Quote Durante la Causa?

La vicenda processuale di un socio che intenta un’azione di responsabilità contro un amministratore e, nel corso del giudizio, cede le proprie quote sociali, solleva una questione cruciale: la perdita della qualità di socio comporta anche la perdita della legittimazione attiva socio? Una recente sentenza della Corte d’Appello di Salerno offre una risposta netta, con importanti implicazioni sulla prescrizione dell’azione.

I Fatti di Causa

La controversia ha origine nel 2006, quando un socio di una società a responsabilità limitata avvia un’azione di responsabilità ex art. 2476 c.c. nei confronti dell’amministratore unico, accusandolo di gravi irregolarità gestionali e chiedendo un cospicuo risarcimento danni in favore della società. Durante il primo grado di giudizio, nel gennaio 2007, l’attore cede l’intera sua quota di partecipazione a un terzo soggetto.

Il percorso giudiziario è complesso: una prima sentenza del Tribunale dichiara l’inammissibilità della domanda per difetto di legittimazione attiva, proprio a causa della cessione delle quote. Successivamente, la Corte d’Appello annulla la decisione per un vizio procedurale (mancata integrazione del contraddittorio nei confronti della società, litisconsorte necessario) e rimette la causa al giudice di primo grado.

Nel giudizio riassunto, il Tribunale di Salerno, con la sentenza oggetto dell’odierno appello, torna a dichiarare il difetto di legittimazione attiva dell’attore originario. Ma va oltre: dichiara l’azione prescritta, sostenendo che, venuta meno la legittimazione, l’atto di citazione originario non era più idoneo a interrompere permanentemente la prescrizione.

La Questione della Legittimazione Attiva del Socio Cessionario

Il cuore della controversia ruota attorno a due concetti fondamentali:

1. La legittimazione attiva del socio: L’art. 2476 c.c. consente a ciascun socio di promuovere l’azione di responsabilità contro gli amministratori. Si tratta di un caso di sostituzione processuale, in cui il socio agisce in nome proprio per tutelare un diritto della società. La domanda fondamentale è: la qualità di socio è un requisito che deve esistere solo all’inizio della causa o deve permanere per tutta la sua durata?

2. L’effetto interruttivo della prescrizione: La notifica di un atto di citazione interrompe il decorso della prescrizione fino al passaggio in giudicato della sentenza (effetto permanente). Cosa accade a questo effetto se il soggetto che ha avviato il giudizio perde la legittimazione a portarlo avanti?

La parte appellante sosteneva che, in base all’art. 111 c.p.c. (successione a titolo particolare nel diritto controverso), il processo avrebbe dovuto proseguire tra le parti originarie e che la domanda giudiziale avesse interrotto la prescrizione in modo permanente. L’appellato, invece, ribadiva la perdita di legittimazione e la conseguente maturazione della prescrizione.

Le Motivazioni della Corte d’Appello

La Corte d’Appello ha respinto il gravame, confermando integralmente la decisione del Tribunale. Le motivazioni sono chiare e seguono un filo logico rigoroso.

In primo luogo, i giudici hanno stabilito che la qualità di socio (status socii) è un presupposto indispensabile e una condizione per la proposizione dell’azione di responsabilità. Questa qualità non è richiesta solo al momento iniziale, ma deve sussistere per tutta la durata del processo. La perdita di tale status, come nel caso di cessione della quota, determina la perdita della legittimazione attiva.

La Corte ha precisato che l’art. 111 c.p.c. non è applicabile al caso di specie. La cessione della quota non rappresenta un trasferimento del ‘diritto controverso’ (cioè il diritto al risarcimento, che appartiene alla società), ma la perdita di una condizione personale e indispensabile per poter agire in giudizio come sostituto processuale. Pertanto, l’attore originario, non essendo più socio, non poteva più coltivare l’azione.

La conseguenza più rilevante di questa impostazione riguarda la prescrizione. La Corte ha stabilito che, venuta meno la legittimazione attiva del soggetto che aveva introdotto il giudizio, l’atto di citazione perde la sua capacità di interrompere la prescrizione in modo permanente. L’effetto interruttivo, in questo caso, diventa solo istantaneo. Il termine quinquennale di prescrizione, quindi, ha ripreso a decorrere dal giorno della cessione delle quote (gennaio 2007) e si è compiuto nel gennaio 2012, ben prima che il nuovo socio o la società si attivassero efficacemente nel processo.

Le Conclusioni

La sentenza analizzata offre un’importante lezione sulla diligenza processuale nelle controversie societarie. La decisione di cedere le proprie quote durante un’azione di responsabilità non è priva di conseguenze: essa può vanificare l’intera iniziativa giudiziaria.

Le implicazioni pratiche sono significative:

Il socio che agisce deve mantenere la sua qualità: Per poter portare a termine un’azione di responsabilità, è fondamentale che il socio attore mantenga la titolarità della propria partecipazione sociale fino alla fine del processo.
L’acquirente della quota deve agire tempestivamente: In caso di cessione, il nuovo socio (cessionario) deve intervenire tempestivamente nel giudizio per ‘sostituire’ il cedente e impedire che l’azione si estingua per prescrizione.
L’effetto sulla prescrizione è dirimente: La perdita della legittimazione attiva ha un effetto ‘tombale’ sulla prescrizione, rendendo l’interruzione solo istantanea. Questo significa che i tempi per agire si riducono drasticamente, richiedendo un’azione rapida da parte dei soggetti legittimati subentranti.

In conclusione, questa pronuncia ribadisce la natura strettamente personale della legittimazione del socio e sottolinea come la sua perdita in corso di causa possa avere effetti procedurali e sostanziali irreversibili.

Un socio che ha iniziato un’azione di responsabilità contro un amministratore può continuarla dopo aver venduto le proprie quote?
No. Secondo la sentenza, la qualità di socio è un presupposto indispensabile che deve persistere per tutta la durata del processo. La cessione integrale delle quote comporta la perdita della legittimazione attiva a proseguire l’azione.

Cosa succede alla prescrizione dell’azione se il socio che ha agito perde la sua qualità di socio?
La perdita della legittimazione attiva fa sì che l’atto di citazione originario perda il suo effetto interruttivo permanente sulla prescrizione. L’interruzione diventa solo istantanea, e il termine di prescrizione ricomincia a decorrere immediatamente dal momento in cui viene meno la qualità di socio (ad esempio, dalla data di cessione delle quote).

La vendita delle quote sociali durante una causa è considerata una ‘successione nel diritto controverso’ ai sensi dell’art. 111 c.p.c.?
No. La Corte ha chiarito che l’art. 111 c.p.c. non è applicabile, perché la cessione della quota non trasferisce il diritto al risarcimento (che è della società), ma determina la perdita di una condizione personale e necessaria per poter esercitare l’azione in qualità di sostituto processuale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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