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Fideiussore consumatore: la Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un fideiussore per un’obbligazione societaria che rivendicava lo status di consumatore. La Corte d’Appello aveva negato tale qualifica in base al principio di accessorietà, legando la posizione del garante a quella professionale della società. La Cassazione ha corretto questo orientamento, affermando, in linea con la giurisprudenza UE, che lo status del fideiussore va valutato autonomamente. Tuttavia, ha rigettato il ricorso per altri motivi, tra cui la genericità delle censure. La pronuncia chiarisce i criteri per qualificare un **fideiussore consumatore**.

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Fideiussore Consumatore: Quando la Garanzia per una Società non Esclude la Tutela

Una persona fisica che firma una fideiussione a garanzia di un debito contratto da una società può essere considerata un consumatore e beneficiare delle tutele previste dalla legge? La questione, al centro di un acceso dibattito giuridico, è stata recentemente affrontata dalla Corte di Cassazione. La risposta non è scontata e dipende da una valutazione specifica del ruolo del garante. L’ordinanza in esame chiarisce i criteri per definire la figura del fideiussore consumatore, segnando un punto importante in materia di contratti bancari e tutela dei garanti.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da un decreto ingiuntivo emesso da un istituto di credito nei confronti di una società e dei suoi tre fideiussori. Questi ultimi avevano garantito personalmente i debiti derivanti da conti correnti e un finanziamento. Dopo una condanna in primo grado, confermata in appello, uno dei fideiussori ha proposto ricorso in Cassazione. Tra i vari motivi di doglianza, spiccava la questione relativa alla sua qualifica di consumatore, che i giudici di merito avevano escluso in base al cosiddetto “principio di accessorietà”. Secondo tale principio, la qualità di professionista del debitore principale (la società) si estenderebbe automaticamente anche al suo garante, precludendogli l’accesso alle tutele del Codice del Consumo.

La Qualifica di Fideiussore Consumatore secondo la Cassazione

Il cuore della decisione della Suprema Corte risiede nella correzione del principio applicato dai giudici di merito. La Cassazione, allineandosi alla consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ha ribadito un concetto fondamentale.

Il Superamento del Principio di Accessorietà

La Corte ha chiarito che la qualifica di consumatore del fideiussore deve essere valutata in modo autonomo e non può essere esclusa a priori solo perché il debitore garantito è un professionista. Non esiste la figura del “professionista di riflesso”. Il criterio dirimente è lo scopo per cui la persona fisica ha agito. Occorre determinare se il garante abbia prestato la fideiussione per scopi che esulano dalla sua attività professionale o imprenditoriale e se non abbia collegamenti funzionali con la società garantita (come un ruolo nell’amministrazione o una partecipazione societaria rilevante).

L’Onere della Prova a Carico del Garante

Nonostante questa importante precisazione di diritto, la Corte ha comunque rigettato il motivo di ricorso. La ragione risiede nella sua genericità. Il ricorrente, infatti, non aveva:

1. Indicato specificamente quali clausole del contratto di fideiussione fossero da considerarsi vessatorie ai sensi del Codice del Consumo.
2. Fornito elementi concreti per dimostrare di aver agito come consumatore, ossia per scopi estranei alla sua sfera professionale e senza legami funzionali con la società debitrice.

Questa parte della decisione sottolinea un aspetto pratico cruciale: spetta al fideiussore che intende avvalersi della tutela consumeristica l’onere di provare i presupposti fattuali della sua richiesta.

Le Altre Questioni Processuali Esaminate

L’ordinanza ha anche affrontato altri motivi di ricorso di natura processuale, rigettandoli tutti.

Interruzione del Processo e Litisconsorzio Facoltativo

È stato chiarito che, nel caso di un rapporto tra debitore principale e più fideiussori, si configura un litisconsorzio facoltativo. Ciò significa che un evento interruttivo del processo che riguardi solo una delle parti (in questo caso, il debitore principale) non si estende automaticamente agli altri. Il procedimento può quindi legittimamente proseguire nei confronti dei fideiussori.

Valutazione delle Prove e Limiti del Ricorso in Cassazione

La Corte ha infine ribadito che la valutazione delle prove, come le risultanze di una consulenza tecnica d’ufficio (CTU), rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non può essere oggetto di una nuova valutazione in sede di legittimità. Inoltre, la censura relativa all’omesso esame di un fatto decisivo è stata dichiarata inammissibile in applicazione del principio della “doppia conforme”, essendo la sentenza d’appello una conferma di quella di primo grado basata sulle stesse ragioni di fatto.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso pur correggendo un principio di diritto fondamentale. La motivazione principale risiede nella carenza probatoria e nella genericità delle doglianze del ricorrente. Sebbene il principio che un fideiussore consumatore debba essere valutato indipendentemente dal debitore principale sia stato affermato con forza, la sua applicazione pratica richiede che il garante soddisfi pienamente il proprio onere della prova. Il ricorrente non ha specificato le clausole abusive né ha dimostrato di aver agito per scopi privati, rendendo il suo motivo di ricorso inefficace. Gli altri motivi sono stati respinti per ragioni procedurali, confermando la correttezza dell’operato dei giudici di merito riguardo alla gestione del litisconsorzio e alla valutazione delle prove.

Le Conclusioni

L’ordinanza rappresenta un’importante affermazione a tutela del fideiussore consumatore. Si consolida il principio, di derivazione europea, secondo cui la garanzia prestata a favore di un’impresa non trasforma automaticamente il garante in un professionista. Tuttavia, la decisione è anche un monito: la tutela non è automatica. Il fideiussore che vuole essere riconosciuto come consumatore deve agire in giudizio in modo specifico e circostanziato, provando non solo la propria estraneità all’attività d’impresa garantita, ma anche individuando con precisione le clausole contrattuali di cui lamenta la vessatorietà.

Chi presta una fideiussione per un’obbligazione di una società può essere considerato un consumatore?
Sì. La Corte di Cassazione, in linea con la giurisprudenza europea, ha stabilito che la qualifica di consumatore del fideiussore non è automaticamente esclusa dal fatto che il debitore principale sia un professionista (una società). La valutazione deve essere fatta caso per caso, verificando se il fideiussore abbia agito per scopi estranei alla propria attività professionale o imprenditoriale.

Cosa deve fare un fideiussore per ottenere la tutela del Codice del Consumo?
Non è sufficiente affermare di essere un consumatore. Il fideiussore ha l’onere di fornire elementi concreti per dimostrare di aver agito per scopi personali e non professionali (ad esempio, l’assenza di collegamenti funzionali con la società garantita). Deve inoltre indicare specificamente quali clausole del contratto di fideiussione ritiene vessatorie.

Se il processo viene interrotto per il debitore principale (es. per fallimento), si interrompe automaticamente anche per i fideiussori?
No. Secondo la Corte, nel caso di litisconsorzio facoltativo (come quello tra debitore e fideiussori solidali), l’evento interruttivo che colpisce una parte non si estende automaticamente alle altre. Il processo può quindi continuare nei confronti dei fideiussori.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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