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Errore di fatto in Cassazione: il caso della revoca

La Corte di Cassazione ha revocato una sua precedente ordinanza a causa di un palese errore di fatto, consistente nell’aver omesso di esaminare uno dei motivi di ricorso. Una società aveva concesso in uso gratuito delle autovetture a due professioniste in cambio di assistenza legale. Sorta una controversia, la Cassazione, nel decidere il ricorso della società, aveva saltato per errore un motivo di gravame. La società ha quindi proposto ricorso per revocazione. La Corte ha prima accolto il ricorso nella fase rescindente, riconoscendo l’errore di fatto, per poi, nella fase rescissoria, rigettare nel merito il motivo originariamente omesso, ritenendolo infondato.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Errore di fatto: Quando la Cassazione può revocare le proprie decisioni

Le decisioni della Corte di Cassazione sono definitive e non ulteriormente appellabili. Tuttavia, esistono rimedi straordinari per correggere vizi gravi che possono inficiare la pronuncia. Uno di questi è la revocazione per errore di fatto, uno strumento eccezionale che consente di rimediare a una svista materiale del giudice. Una recente ordinanza della Suprema Corte (n. 17544/2024) offre un chiaro esempio di come funziona questo meccanismo, distinguendo nettamente tra l’accertamento dell’errore e la successiva decisione sul merito.

I Fatti del Caso: Un Accordo Finito Male

La vicenda nasce da un accordo tra una società e due avvocatesse. La società si impegnava a fornire loro autovetture nuove ogni due anni, coprendone i costi, in cambio di assistenza legale continuativa. Questo equilibrio si rompe a seguito di vicende personali tra un socio della società e una delle legali. Le professioniste iniziano a richiedere il pagamento delle loro prestazioni professionali attraverso diversi decreti ingiuntivi. La società, a sua volta, agisce in giudizio per ottenere il pagamento relativo all’uso delle auto e per contestare le pretese delle controparti.

Il Percorso Giudiziario e l’Errore di Fatto in Cassazione

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello danno sostanzialmente ragione alle due avvocatesse, condannando la società al pagamento delle spettanze professionali. La società non si arrende e propone ricorso per cassazione, affidato a dieci distinti motivi.

La Prima Ordinanza della Cassazione e l’Omissione

Con una prima ordinanza (n. 26321/2021), la Corte di Cassazione accoglie due dei dieci motivi, cassa la sentenza d’appello e rinvia la causa a un’altra sezione della stessa Corte. Tuttavia, nel farlo, commette un errore: dichiara inammissibile il terzo motivo e passa a esaminare quello che definisce ‘quarto motivo’, descrivendone però il contenuto del quinto. Di fatto, il quarto motivo del ricorso originale, relativo agli oneri di manutenzione delle auto in comodato, non viene mai esaminato. In totale, la Corte esamina nove motivi su dieci.

Il Ricorso per Revocazione

Accortasi della svista, la società impugna l’ordinanza della Cassazione con un ricorso per revocazione, lamentando un palese errore di fatto: l’omessa pronuncia su un motivo di ricorso. Si tratta di un errore percettivo, non di un errore di giudizio, e come tale attaccabile con questo rimedio straordinario.

La Decisione della Corte: Le Due Fasi del Giudizio di Revocazione

La Suprema Corte, investita del ricorso per revocazione, articola la sua decisione in due momenti distinti, come previsto dalla procedura: la fase rescindente e la fase rescissoria.

La Fase Rescindente: L’Accertamento dell’Errore

In questa prima fase, la Corte si limita a verificare se l’errore di fatto denunciato sussista realmente. La risposta è positiva. È evidente e documentale che il ricorso originario conteneva dieci motivi, mentre l’ordinanza impugnata ne aveva esaminati solo nove, saltando completamente il quarto. Riconosciuta la svista, la Corte accoglie il ricorso per revocazione e annulla (revoca) la sua precedente ordinanza nella parte in cui aveva omesso la pronuncia.

La Fase Rescissoria: La Decisione sul Motivo Dimenticato

Una volta revocata la decisione precedente, si apre la seconda fase, in cui la Corte deve compiere l’atto che aveva omesso: esaminare il quarto motivo del ricorso originario. In questa sede, però, il motivo viene giudicato infondato. La società sosteneva che, anche in caso di comodato gratuito, le spese di manutenzione e uso delle auto sarebbero dovute gravare sulle utilizzatrici. La Corte respinge questa tesi.

Le Motivazioni

La Corte motiva la sua decisione finale spiegando che la questione dei costi di gestione delle auto era già stata ampiamente trattata e risolta dalla Corte d’Appello. I giudici di secondo grado avevano ritenuto ‘comprensibile’ che, nel contesto di un rapporto familiare all’epoca esistente tra un socio e una delle avvocatesse, i costi di manutenzione fossero stati sostenuti dal primo. La Corte di Cassazione, quindi, conclude che riproporre tale argomento senza novità significative costituiva un tentativo inammissibile di ottenere un nuovo esame del merito, cosa preclusa in sede di legittimità. In sostanza, pur correggendo il proprio errore di fatto procedurale, la Corte ha confermato la correttezza della decisione di merito impugnata.

Le Conclusioni

Questa pronuncia è un importante promemoria sulla funzione e sui limiti del giudizio di Cassazione e dei suoi rimedi straordinari. In primo luogo, conferma che la revocazione è uno strumento esperibile contro le decisioni della Suprema Corte, ma solo in presenza di un errore percettivo e non di un presunto errore di valutazione giuridica. In secondo luogo, dimostra che vincere nella fase rescindente (ottenere il riconoscimento dell’errore) non significa automaticamente vincere in quella rescissoria (ottenere una decisione favorevole nel merito). L’esito finale dipenderà sempre dalla fondatezza della censura originariamente omessa.

È possibile chiedere la revoca di una decisione della Corte di Cassazione per un errore?
Sì, è possibile ai sensi dell’art. 391-bis c.p.c., ma solo per vizi specifici come l’errore di fatto, che consiste in una svista percettiva del giudice su atti o documenti di causa, e non per un errore di giudizio o di interpretazione della legge.

Cosa si intende per ‘errore di fatto’ che giustifica la revocazione?
Per errore di fatto si intende una percezione errata della realtà processuale, come l’aver omesso di esaminare un motivo di ricorso o aver letto un documento per un altro. Deve essere un errore immediatamente percepibile dagli atti, che ha portato a una decisione che altrimenti non sarebbe stata presa.

L’accoglimento del ricorso per revocazione garantisce una modifica della decisione nel merito?
No. Come dimostra il caso in esame, la Corte distingue due fasi. Nella prima (rescindente) accerta l’errore e revoca la decisione viziata. Nella seconda (rescissoria) decide nuovamente la questione. In questa fase, il motivo originariamente non esaminato può essere comunque rigettato se ritenuto infondato, lasciando l’esito sostanziale della lite invariato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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