LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Documenti in lingua straniera: quando sono ammessi?

Una società fornitrice di prodotti alimentari ha citato in giudizio un’azienda cliente per il mancato pagamento di una fornitura. L’azienda cliente si è difesa sostenendo che la fornitrice avesse interrotto le consegne, causando danni. I tribunali di primo e secondo grado hanno dato ragione alla società fornitrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’azienda cliente per vizi procedurali, cogliendo l’occasione per fare chiarezza sull’utilizzo di documenti in lingua straniera nel processo civile e sul principio di autosufficienza del ricorso.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Commerciale, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Documenti in lingua straniera nel processo: le regole della Cassazione

L’utilizzo di documenti in lingua straniera all’interno di un processo civile italiano solleva spesso dubbi sulla loro ammissibilità e sul valore probatorio. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 17195/2024) offre chiarimenti cruciali su questo tema, pur dichiarando inammissibile il ricorso per altre ragioni procedurali. La decisione sottolinea l’importanza di rispettare i principi cardine del processo, come quello di autosufficienza, per vedere le proprie ragioni esaminate nel merito.

I Fatti di Causa

La controversia nasce da un contratto di somministrazione tra una cooperativa agricola italiana, fornitrice di mozzarelle biologiche, e una società monegasca acquirente. La cooperativa aveva richiesto e ottenuto in primo grado un decreto ingiuntivo per il pagamento di fatture insolute per circa 265.000 euro.

La società monegasca si era opposta, sostenendo di aver subito un danno a causa dell’interruzione delle forniture. Tale interruzione era legata a un provvedimento amministrativo che aveva temporaneamente sospeso l’autorizzazione all’esportazione (bollo CE) della cooperativa, a seguito del riscontro di aflatossine nel latte (ma non nelle mozzarelle fornite). La società acquirente sosteneva inoltre di aver raggiunto un accordo verbale per compensare i rispettivi debiti e crediti.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno dato ragione alla cooperativa. I giudici hanno evidenziato che:
1. L’interruzione era stata brevissima (solo undici giorni).
2. Durante quel periodo, la società monegasca non aveva effettuato alcun ordine.
3. Il contratto non prevedeva un vincolo di esclusiva, quindi l’acquirente avrebbe potuto rivolgersi ad altri fornitori.
4. L’accordo di compensazione non era stato provato.

La Corte d’Appello aveva inoltre ritenuto inutilizzabili alcuni documenti prodotti dalla società monegasca perché redatti in lingua francese e privi di traduzione asseverata.

La Decisione della Corte di Cassazione

La società monegasca ha quindi proposto ricorso in Cassazione, basandolo su quattro motivi. La Suprema Corte ha dichiarato l’intero ricorso inammissibile, confermando la condanna al pagamento.

I motivi principali di inammissibilità sono stati:
* La cosiddetta “doppia conforme”: le decisioni di primo e secondo grado si basavano sulla medesima ricostruzione dei fatti, impedendo un riesame in sede di legittimità.
* La mancata critica alla ratio decidendi della sentenza d’appello: il ricorso non affrontava il nucleo della motivazione dei giudici di merito.
* L’inammissibilità della censura sull’interpretazione del presunto accordo di compensazione, in quanto si trattava di una richiesta di riesame del merito.
* La violazione del principio di autosufficienza riguardo ai documenti in lingua straniera.

È proprio su quest’ultimo punto che la Corte offre le precisazioni più interessanti.

Le Motivazioni

Inammissibilità per “Doppia Conforme” e Mancata Critica della Ratio Decidendi

La Corte ha preliminarmente rigettato i primi motivi di ricorso applicando l’art. 348-ter c.p.c. Poiché le due sentenze di merito erano fondate sullo stesso iter logico-argomentativo, il ricorso in Cassazione non poteva contestare la ricostruzione dei fatti. La ricorrente, secondo la Corte, si è limitata a riproporre le stesse doglianze già esaminate e respinte in appello, senza attaccare il cuore del ragionamento giuridico (la ratio decidendi) della Corte territoriale.

Documenti in Lingua Straniera: Il Principio di Autosufficienza

Il punto più significativo della pronuncia riguarda il quarto motivo, con cui la ricorrente lamentava la decisione della Corte d’Appello di non considerare i documenti in lingua straniera (francese) perché privi di traduzione asseverata.

La Cassazione coglie l’occasione per correggere l’impostazione del giudice d’appello, ma giunge comunque a una declaratoria di inammissibilità per un’altra via. La Corte chiarisce che:
1. La produzione è rituale: La presentazione di un documento in lingua straniera è un atto processuale valido. Non è vietata e costituisce a tutti gli effetti una produzione istruttoria.
2. La traduzione non è un obbligo, ma una facoltà: Ai sensi dell’art. 123 c.p.c., il giudice ha la facoltà, non l’obbligo, di nominare un traduttore. Può farne a meno se comprende la lingua (specialmente se universalmente nota come il francese) o se il testo è di facile comprensione.
3. L’inutilizzabilità è un’eccezione: Dichiarare un documento “inutilizzabile” è una sanzione che deve essere prevista dalla legge, cosa che non accade in questo caso.

Nonostante questa importante precisazione, la Corte dichiara il motivo inammissibile per violazione del principio di autosufficienza del ricorso. La società ricorrente, infatti, pur lamentando la mancata valutazione dei documenti, non ne aveva trascritto o riassunto in modo completo il contenuto all’interno del proprio ricorso. Questo ha impedito alla Corte di Cassazione di valutarne la decisività senza dover accedere ad atti esterni, attività preclusa nel giudizio di legittimità.

Le Conclusioni

L’ordinanza n. 17195/2024 è un’importante lezione di diritto processuale. Da un lato, ribadisce che i documenti in lingua straniera sono ammissibili nel processo civile e la loro valutazione è rimessa alla discrezionalità del giudice, che non è obbligato a nominarne un traduttore. Dall’altro, ammonisce le parti sulla necessità di redigere ricorsi per cassazione “autosufficienti”: è onere del ricorrente fornire alla Corte tutti gli elementi per decidere, inclusa una sintesi completa del contenuto dei documenti di cui si lamenta la mancata o errata valutazione. In assenza di ciò, anche un motivo astrattamente fondato è destinato a essere dichiarato inammissibile.

È obbligatorio fornire una traduzione giurata per i documenti in lingua straniera presentati in un processo civile?
No. Secondo la Corte, la nomina di un traduttore è una facoltà discrezionale del giudice, ai sensi dell’art. 123 c.p.c., e non un obbligo. Il giudice può decidere di non nominarlo se è in grado di comprendere il documento o se il testo è facilmente comprensibile.

Cosa significa “doppia conforme” nel processo civile?
Si ha “doppia conforme” quando le sentenze del Tribunale (primo grado) e della Corte d’Appello (secondo grado) si basano sulla medesima ricostruzione dei fatti e giungono alla stessa decisione. In questo caso, l’art. 348-ter c.p.c. limita la possibilità di ricorrere in Cassazione per vizi legati alla motivazione sui fatti.

Perché il principio di autosufficienza è cruciale in un ricorso per Cassazione?
Il principio di autosufficienza richiede che il ricorso contenga tutti gli elementi fattuali e giuridici necessari perché la Corte possa decidere la questione senza dover consultare altri atti del processo. Se una parte lamenta la mancata valutazione di un documento, deve riportarne il contenuto essenziale nel ricorso, altrimenti il motivo sarà dichiarato inammissibile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati